Il progetto nasce in Texas nel 2014, reo, come tanti altri gruppi della nuova generazione, di voler riproporre dettami e stilemi ormai solidi. Queste le premesse insite nell'album di debutto “Kingdom of the grave” uscito questo aprile: Death Metal vecchia scuola. Punto. Il che non sarebbe un male se l’album non fosse spaccato a metà. Se non fosse evidente che i primi tre pezzi non sembrassero una sorta di riempitivo. Analizzando la prima traccia, “Death Unreal”, si percepiscono subito buone atmosfere, ma tutto, e ripeto tutto, sa troppo di già sentito. Dai cambi di ritmo alle linee vocali. Ma d’altro canto le note sono quelle.

Non stiamo parlando di un inizio disastroso, tutt'altro, ma il trittico iniziale manca platealmente d’incisività, e facilmente si corre il rischio di confondersi con altri migliaia di gruppi che offrono la stessa solfa. Non è una questione di tecnica, quella non manca, e nemmeno di produzione, che svolge il suo lavoro senza mai veramente eccedere e sfigurare, ma proprio di anima.

Ma il tutto cambia con la quarta traccia, la title track che cambia totalmente le carte in tavola. E azzeccare il brano che porta il nome dell’album è già qualcosa. Sin dall'apertura è palpabile la voglia di fare sul serio, che i Sigil sanno comporre e qualche buon biglietto da visita lo hanno pure. Nulla di trascendentale, ma indubbiamente il fuciliere carica, mira e spara in modo corretto.

Seguono un filone di discreti pezzi, tra i quali si annoverano “Strange Aeons, un vero cannone, ed il brano conclusivo “Death Won’t Kill Me”, nonché la mia favorita. In quest’ultimo caso i giri entrano in testa, i cambi funzionano alla grande ed il buon serrato assolo finale regala la giusta soddisfazione. 

In conclusione è un disco che funziona senza infamia e senza lode, con qualche buon picco e tanta devozione al passato, in alcuni casi anche eccessiva. I testi svolgono il loro dovere. Ci si diverte, la mezz'ora scorre, con qualche intoppo ma scorre. Vi lascio con una citazione estratta da “Death Won’t Kill Me” ed il voto finale.

 

“I NEVER CHOSE THIS LIFE

AND I WAS NEVER FOREWARNED

OF THE WASTEFUL FLAW THAT BIOLOGY

HATCHED INSIDE ME TO BURN

MY PATIENCE IS LOST, PEACE WILL NEVER BE

FULFILLED IF

DEATH WON’T KILL ME, THEN I WILL”

 

 

Jonathan Rossetto

69/100