Gli Sludgehammer sono un gruppo Death/Groove Metal di Toronto, Canada, presenti nella scena metal dal 2013.

The Fallen Sun (2016) è il loro primo Full Length, prima di questo hanno prodotto due EP nel 2013 e 2014.

La loro proposta musicale è un misto tra il death metal e il groove, che si notano soprattutto nella voce e nella chitarra.

L’album è composto da 11 tracce (2 bonus), di una durata media di 5 minuti per ognuna.

Il full si apre con Demons From the Woodwork, dove si nota subito la potenza della voce e le chitarre distorte, l’uso della doppia cassa e un assolo di chitarra molto tecnico e veloce.

Intestines Entwined incomincia con un riff groove e mantiene le stesse caratteristiche della precedente canzone. Anche qui un assolo tecnico, questa volta, però, misto al cantato in growl.

The Black Abyss, invece, si apre con un giro di piano, raggiunto poi dalle chitarre e dalla voce in pulito. Subito dopo si passa di nuovo alla doppia cassa e al growl riscontrato nelle precedenti canzoni.

Ectogenesis è molto più groove  e si apre con un riff di chitarra accompagnato dal rullante, ripetuto fino al primo minuto.

Quattro canzoni piuttosto monotone, non il migliore inizio per un album.

Carrion Eater è la quinta traccia, questa volta più death e con dei riff abbastanza buoni.

Consuming Afterbirth è forse un pezzo più stimolante dei precedenti, non troppo monotona e piuttosto piacevole da ascoltare.

Carnivorous Forest è un brano particolare, alterna elementi abbastanza originali a parti già sentite nelle prime 4 canzoni. Degno di nota il lavoro della batteria, che questa volta ha maggiore impatto nella canzone.

Utopian è come la canzone precedente, continuo alternare di parti notevoli a parti meno avvincenti. 

Revolting è molto più death delle altre canzoni, anche avendo momenti di voce pulita all’interno. Continua la parte intrigante del disco.

Organ Harvester e Casualties sono due bonus track decisamente più interessanti del resto del disco.

Tirando le somme, se il disco fosse stato composto solo dalle ultime 6 canzoni, sarebbe stato migliore sicuramente, invece si è presentato monotono e abbastanza ripetitivo.

 

 

Peppe Sorrentino (Deliverance)

60/100