16 SETTEMBRE 2017

Gli Striker si formano in Canada ormai un decennio fa, dal chitarrista Ian Sandercock e dal cantante Dan Cleary, unico rimasto della formazione originale. Nel 2009 registrano il loro primo EP, Road Warrior, sotto la Iron Codex Records. L’anno successivo era in programma un tour europeo, ma le eruzioni vulcaniche di Eyjafjallajökull in Islanda li costrinsero ad annullare tutto. Da quell’episodio nacque la canzone “Fuck Volcanoes”, uscita prima in singolo nel 2011 poi inclusa nell’album “City of Gold” del 2014.
Il 2010 è anche l’anno del loro ful lenght di debutto “Eyes in the Night” cui seguiranno, ogni due anni, “Armed to the Teeth”, “City of Gold” e “Stand in the Fire“.
E ora ci troviamo davanti l’omonimo album, “Striker”, ad un solo anno di distanza dal precedente “Stand in the Fire“.
Gli Striker già dal primo album dimostrano una gran nostalgia per quel metal heavy e speed degli anni ‘80/’90 tra Judas Priest, Iron Maiden (dei quali hanno coverizzato “2 Minutes to Midnight”) ma anche Iron Savior, per citare un gruppo più giovane; quello composto da folte chiome, jeans strettissimi e scarpe da ginnastica bianche. La loro nostalgia non punta all’emulazione delle vecchie glorie bensì a guadagnarsi un posto tutto loro nell’oceano delle band heavy/speed, mettendo in ogni cd qualcosa di personale. E lo fanno con maestria, energia, potenza: ogni CD degli Striker trasuda impegno e dedizione, si sente che sono fortemente appassionati e questo non può appunto che ripercuotersi sulla loro performance su cd e scommetto anche in sede live. Tra parentesi, proprio nel momento in cui sto scrivendo gli Striker sono impegnati in un tour nordamericano di supporto a Warbringer e Dark Tranquillity.
Ci eravamo lasciati nel 2016 con “Stand in the Fire”, disco valido ma leggermente sottotono rispetto ai precedenti lavori, di cui “Armed to the Teeth” a parere di chi scrive è la punta di diamante.
Come sarà allora questo disco omonimo uscito dopo ad un solo anno di distanza dall’ultimo e a 10 anni dalla nascita della band?
Iniziamo dalla cover: abituati a elaborate illustrazioni, spiazza avere ora un “semplice” disegno su fondo bianco ed il logo a malapena leggibile in alto a sinistra. 
Basta ascoltare “Former Glory” ed il suo incisivo “I’m back again!” per dipanare ogni dubbio: sono tornati sì, ed alla grande. “Pass me by” regala una componente power toccando livelli anche thrash nella ritmica. “Born to loose” è un meraviglioso pezzo trascinante che mescola melodia e speed dando spazio anche ad un assolo. “Cheating Death” è solo un attimo di riposo in preparazione all’esplosiva “Shadows in the Light”, dal ritornello trascinante e una doppia cassa che lavora a ritmo serratissimo. “Rock the Night” rallenta il ritmo puntando più sulla melodia, mentre “Over the Top” riprende le sonorità quasi thrash già viste in “Pass me by” mescolate a velocità e ritornelli ancora trascinanti. “Freedom’s Call” e “Curse the Dead”, dopo le precedenti sette tracce non brillano per originalità ma sanno trascinare, e questo è ciò che conta.
In conclusione è chiaro che lo stile musicale è più che consolidato, dopo cinque album. L’omonimo lavoro si lascia ascoltare ben volentieri ed è chiaro che l’intento degli Striker è semplicemente proporre dell’ottimo heavy metal che renda gloria agli anni ‘80.  E ci riescono!

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli
75/100