22 NOVEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI ALEXANDER DANIEL

 

Enrico Sarzi, una nuova pagina nella tua musica. Un progetto che, dal punto di vista del genere musicale, non si discosta molto dai tuoi ex progetti, Midnite Sun e Moonstone Project. La domanda (un po' complessa) è: nel tuo progetto solista - in un contesto generico - inserisci qualcosa di più rispetto ai suddetti?

 

Beh, qui ci sono io e soltanto io! La differenza è tutta qui. In “Drive Through” non ci sono limiti, ho un background di influenze musicali talmente vasto che non mi sono messo paletti per limitarne la creatività. Il grande obiettivo di questo album, oltre ad essere un traguardo e una soddisfazione personale, è proprio che venisse fuori tutta la mia musicalità. E, se vogliamo, anche l’approccio in fase di arrangiamento volevo che fosse meno violento e più “gentile” che in passato. Ricordo la prima volta che io e i ragazzi della band ci siamo incontrati per pianificare un po’ il lavoro… una delle cose che ho chiesto è stata: i pezzi sono già rock di loro, quindi non c’è bisogno di imbastardirli di più, vorrei che questo disco lo ascoltasse chiunque senza dire “no, non fa per me”, ma che sia comunque piacevole da sentire. E, soprattutto, che possa riascoltarmelo anch’io tra 30/40 anni quando magari sarò più debole di cuore!!

 

"Drive Through", come tu hai spesso detto, è un titolo molto particolare, rifacentesi alla Formula 1, una delle tue più grandi passioni. Al contempo, tu lo definisci "easy hard rock", creando quasi un ossimoro, giacché la F1 è tutto meno che "easy"! La domanda è: "Drive Through" è stata un'impresa "facile" o ha presentato le sue difficoltà?

 

L’ho definito “easy” per quello che dicevo prima, ovvero sul fatto che credo i brani siano particolarmente ascoltabili non solo dai fan del rock duro; inoltre, sono canzoni  estremamente semplici, non è certo un disco per tecnici, ma per persone che apprezzano la melodia e che si lasciano trasportare dalle emozioni. Beh, come in tutti i dischi l’impresa di portarli a termine non è mai semplice: tante prove, registrazioni lunghe, ore lontano da casa, decisioni importanti da prendere… è normale. Ma al tempo stesso credo sia stata un’esperienza con un’estrema serenità di fondo… non c’era nessuno che mi correva dietro, sapevo che dovevo fare questa cosa ma senza scadenze e soltanto quando ne ero totalmente soddisfatto. Ma questa calma è stata possibile solo ed esclusivamente grazie al lavoro pazzesco del Sappa (Marco Nicoli, bassista e produttore dell’album), che ha avuto una pazienza infinita ed ha avuto a cuore tanto quanto me (anche di più forse!) le sorti di “Drive Through”. Come ho scritto nei ringraziamenti sul libretto, senza di lui tutto questo sarebbe stato utopia. 

 

L'album è stato ispirato dalla Formula 1 in generale o da un corridore in particolare?

 

Non proprio, diciamo solo  che è stato bello dare un senso tutto mio a un termine proveniente da uno sport che ho sempre seguito. Suonava bene e mi piaceva perché volevo far capire come nella vita per raggiungere un obiettivo e goderne a pieno devi passare attraverso dolori, sacrifici, penalità… altrimenti, se tutto fosse facile, che gusto ci sarebbe? 

 

Se dovessi tornare indietro nel tempo o ne avessi la possibilità, avresti mai intrapreso (o intraprenderesti mai) la carriera di corridore in F1?

 

Ahahaha, no, non credo proprio! Sono un fifone anche con la mia macchina! Sono ben contento di guardarmela da casa, anche se negli ultimi anni se non c’era la Ferrari in testa difficilmente riuscivo a non addormentarmi!

 

L'8 luglio 2017 hai calcato il palco del Sabbio Summer Fest, presentando in anteprima il tuo nuovo album. Al momento, hai altre date nelle quali suonerai, sia in Italia che estero?

 

Quella dell’estate scorsa è stata una ghiottissima occasione che ho voluto sfruttare, avendo aperto per i Lacuna Coil c’era molta gente che non mi conosceva e quindi è stato un modo per fare sentire i pezzi di “Drive Through” a chi non mi aveva mai visto dal vivo. Certo, se ci fosse stato già l’album fuori sarebbe stato ancora meglio, ma non ci si poteva fare niente. E poi così ero più concentrato nel fare la migliore figura possibile! E devo dire che è andata molto bene. Per il futuro stiamo vedendo un po’, qualcosa faremo sicuramente, ma non mi va di impazzire per andarmi a cercare delle date in posti piccoli, sperduti, che hanno poco pubblico o magari neanche un impianto solo per dire “Uè, sto facendo il TOUR!” come fanno in molti. L’ho già passato quel periodo coi Midnite Sun e non lo rimpiango! Insomma, poche date ma belle, da ricordare. All’estero? Magari! Vedremo, non poniamo limiti alla Provvidenza!

 

Tornando all'album, "Drive Through" è un grandissimo traguardo dopo la tua quindicennale esperienza con Midnite Sun e Moonstone Project. Pensi di dedicarti immediatamente alla lavorazione di nuovo materiale o preferisci "prendertela scialla" e continuare a diffondere il verbo con "Drive Through"?

 

Guarda, al momento ti direi che mi fermo qui, perché sono così soddisfatto e così consapevole di aver dato tutto il meglio di me che non credo riuscirei a superarmi in futuro! Però non si sa mai… io mi conosco, quando comincio a essere ispirato è poi difficile che stia fermo. Quest’album è stata quasi un’ossessione… ho cominciato a desiderare di fare un disco “solista” da quando ho avuto la fortuna di partecipare al primo disco di Moonstone Project, ricordo che nonostante le difficoltà dovute alla mia totale inesperienza pensavo: “Caspita, anch’io voglio fare una roba così!” “Drive Through” deve tantissimo a quel periodo, forse anche musicalmente c’è qualcosa in comune. La parte più difficile forse è stata nell’ultimo periodo coi Midnite Sun, visto che alcuni di questi brani dovevano finire su un eventuale terzo album con loro… l’insoddisfazione di sentirli senza quel feeling che c’è adesso e l’evidenza che non erano adatti per quella band mi han fatto capire che era il caso di togliermi questo sfizio!

 

Fra la tracklist, si può notare l'unico brano scritto in italiano, ossia "Cielo". Inoltre, questo brano ospita altre due realtà, Luciana Buttazzo alla voce secondaria e il pianista Alberto Valli. Che cos'ha spinto a inserire fra le 11 tracce un solo brano in italiano, facendo se possibile riferimento ai vari lavori dietro le restanti tracce?

 

“Cielo” è  l’unico degli 11 brani che ho composto col pianoforte anziché con la chitarra acustica, e niente… è sempre stato un brano molto “italiano” da subito! Siccome era l’unica canzone solo piano e voce e completamente diversa dalle altre 10, ho pensato: “Perché non renderla ancora più unica con un testo italiano?” Solo che… non pensavo fosse così difficile! Non ho un background di musica italiana, quindi non ce l’ho di mio di scrivere nella mia lingua, ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine ne sono soddisfatto. Luciana e Alberto hanno fatto uno splendido lavoro.

 

Grazie infinite per il tuo contributo e la tua pazienza. Un saluto personale ai tuoi fan?

 

La cosa più bella che posso augurarmi è che chi acquisterà “Drive Through”, oltre ad apprezzarne le canzoni, possa percepire l’onestà di una musica fatta col cuore e suonata con passione. E che possa essere un disco che tra 10, 20, 30 anni o di più, quando magari sarà sotterrato dalla polvere, uno lo possa riprendere in mano e dire: “Ah, bello questo!".