23 NOVEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI ALEXANDER DANIEL

 

POISONHEART: Intervista con Fabio Perini e Andrea Gusmeri

 

Apriamo l'intervista con una domanda che va già a toccare il nocciolo del discorso: "Till the Morning Light". La registrazione presso il prestigioso Atomic Stuff Studio sembra essere andata perfettamente, stando alla critica internazionale. Come vi sentite dopo questo caloroso successo?

 

Fabio: Siamo decisamente soddisfatti per l’accoglienza della critica, essendo il nostro primo “full lenght” eravamo molto curiosi per come sarebbe stato accolto. Il percorso che abbiamo compiuto in questi anni, partendo dal glam metal per poi via via incorporare altre influenze hard rock e dark ‘n’ roll, per noi è stato naturale e spontaneo, ma questo non significava affatto che sarebbe stato apprezzato anche dagli ascoltatori. Le recensioni positive a volte ripagano dei sacrifici compiuti e ci confermano che questa è la strada giusta da seguire. Una delle cose che mi fa piacere delle recensioni ricevute fin’ora è che spesso si parla dei Poisonheart come di una band con personalità e con uno stile particolare e unico: a conferma di ciò quando citano delle band come “paragone” (prendilo con le pinze, perché tutte le band citate sono dei mostri sacri) la rosa dei nomi è veramente molto ampia. Questo vuol dire che non è poi così semplice inquadrarci, proprio come avete fatto notare nella vostra recensione.

Andrea: Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto in studio, il disco suona decisamente bene e sembra proprio che anche gli addetti ai lavori lo stiano apprezzando! Approfitto dell’occasione per ringraziare il boss dell’Atomic Stuff Studio Oscar Burato, che ci ha dato un prezioso aiuto!

 

Secondo voi, quali sono le particolari differenze che contraddistinguono questo nuovo album come differente dagli altri da qualsiasi punto di vista?

 

Fabio: Rispetto al nostro precedente EP “Welcome to the party”, come ti dicevo prima, abbiamo evoluto il nostro stile e spostato le coordinate musicali verso lidi più oscuri. Io sono convinto che questo sia stato dovuto alle difficoltà che incontrammo dopo la realizzazione di quel disco (metà della band abbandonò il progetto) e agli anni di stop forzato che seguirono. Il mio modo di scrivere ne risentì poiché alla fine rimasi influenzato da tutta quella negatività che generò rabbia e frustrazione. L’altro motivo di questa evoluzione è che i ragazzi che sono entrati nella band, Andrea e Francesco, hanno dei background diversi, più vari, che hanno arricchito il sound e portato nuovo sangue in circolo: oltre alla tecnica hanno grande personalità e non hanno timore di sperimentare. “Till the morning light” è un album che si differenzia dai classici dischi hard rock per via di certe sue atmosfere più cupe, notturne direi. Sicuramente la voce è il primo elemento che balza all’orecchio (ma non è l’unico) perché si allontana dalle classiche voci squillanti e pulite del genere. Un recensore ha scritto che è come prendere le chitarre hard rock dei Kiss e cantarci sopra con la voce goth dei The 69 Eyes: è strano, ma funziona! Per concludere quindi, ti posso dire che “Till the morning light” è un album “notturno” che rappresenta le due anime della band: quella più hard rock, irruenta (vedi “Rock Hard” o “Lovehouse”) e quella più riflessiva e crepuscolare (“Anymore” e “Out for Blood”).

 

Quando pensate partirà il fortemente atteso release party del nuovo album?

 

Andrea: Il release party si è svolto il giorno dell’uscita sul mercato del CD, cioè il 27 ottobre, al Circolo Colony di Brescia. E’ stata una bella serata, circondata dagli amici che ci hanno supportato in questa avventura, ci siamo divertiti e abbiamo venduto le prime copie dell’album! Ora stiamo pianificando alcune date per il futuro e per chi volesse venirci a sentire, la prossima data è fissata per il 15 dicembre al Locomotive di Darfo Boario (BS) insieme agli amici Wicked Machine.

 

Sono passati, ormai, 13 anni da quando vi siete formati. Passati dal fare concerti di cover dei Ramones ad una propria originalità su uno sleaze decisamente ricco di sfaccettature e particolarità. Avete mai rimpianto qualcosa del vostro passato come cover band?

 

Fabio: Assolutamente no. Ho passato degli anni molto divertenti con i ragazzi che hanno fondato la band insieme a me e conservo dei bei ricordi, abbiamo vissuto tante “avventure” e sono sempre dei cari amici. Se non fosse anche per loro, oggi non sarei qui. Dal punto di vista strettamente musicale sono assolutamente felice adesso, perché il mio obiettivo era quello di portare i Poisonheart ad essere una band che produce inediti. Abbiamo trovato un’ etichetta che ha creduto in noi, la Sneakout Records, che è composta da persone di valore con cui è nato anche un rapporto di amicizia, siamo distribuiti a livello nazionale, in Europa, in Giappone... perciò ti dico, nessun rimpianto per ciò che è stato.

Ognuno trova gli stimoli in ciò che ama di più: a me piace il lavoro in studio, comporre e assemblare i brani in sala prove e anche se poi faccio poche date all'anno non è un dramma. Altri, invece, hanno bisogno di suonare dal vivo e preferiscono una cover band che suona ogni week end al bar sotto casa. La mia non è una critica, è semplicemente una questione di avere obiettivi diversi e di trarre soddisfazione da ciò che si fa. 

 

In un panorama post-apocalittico, quale sarebbe una delle tante cose alla quale rinunciare?

 

Andrea: Musicalmente parlando, rinuncerei volentieri a tutte quelle forme musicali (uscite discografiche, show televisivi, esibizioni live…) che hanno come unico scopo la produzione di introiti economici. Mi piacerebbe che venisse premiato chi ha veramente passione e talento.

 

Quanto alle cose alle quali non rinuncereste mai, quali ci potete elencare?

 

Andrea: Sempre in campo musicale, il piacere che ti dà suonare il tuo strumento e sentirlo suonare da chi lo sa fare molto meglio di te!

 

Parlando di attività future, siete già attivi e sempre sul pezzo circa novità in campo di brani e canzoni?

 

Andrea: Stiamo lavorando su qualche idea per dare un degno successore a “Till The Morning Light” e su qualche nuova cover da mettere in scaletta. Per quanto riguarda i brani originali, di solito Fabio ci presenta una bozza del pezzo che ha in testa e poi ci lavoriamo tutti insieme in sala prove, aggiungendo o modificando determinate parti sulla base del nostro gusto personale. Tutti noi abbiamo un lavoro e una famiglia che assorbono tanto tempo, però mi piacerebbe non fare passare un’eternità prima di avere pronto il materiale per un nuovo album!

Fabio: confermo, la calorosa accoglienza della critica ha reso questo momento alquanto stimolante e prolifico per la composizione. Al momento ci sono varie bozze e idee, più o meno formate, per nuovi brani tra i quali sceglieremo quelli che finiranno sul successore di “Till the morning light”. Non so quanto tempo ci prenderemo per il processo di composizione e arrangiamento, ma di sicuro non abbiamo intenzione di far passare altri 13 anni! 

 

Come migliorereste il panorama italiano musicale, a difesa e rinforzo del genere che voi suonate?

 

Andrea: Penso che finché la maggior parte dei nostri connazionali non avrà lo stimolo e la curiosità di dedicare un poco di tempo all'ascolto della musica (inteso come ascolto vero e proprio, fatto con un minimo di attenzione, non il semplice “sentire il ritornello alla radio o in discoteca”), sarà difficile fare crescere i generi poco mainstream come il nostro. In giro le band valide ci sono, speriamo che il futuro ci riservi qualche cambiamento positivo!

Detto questo, ti ringrazio per lo spazio che ci avete concesso e per l’ottima recensione che avete riservato a “Till the morning light”. Se volete restare aggiornati sull’ attività della band potete seguirci sulla nostra pagina facebook: 

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