28 MARZO 2019

 

DOMANDE A CURA DI MELISSA GHEZZO

 

Benvenuti su Insane Voices Labyrinth, come hanno origine The Sticky Fingers Ltd?


 

Ciao a tutti! La band originariamente era nata come Sticky Fingers, un trio con lo scopo di suonare del rock blues dal vivo, con sonorità più spinte, improvvisando molto e divertendoci sul palco, piano piano abbiamo iniziato a presentare anche materiale inedito e a tal proposito si è aggiunta una seconda chitarra soprattutto perché i pezzi che scrivevamo venivano fuori con un piglio più duro e meno immediato, fino a che l’incontro con la logic(il)logic Records non ci ha dato la possibilità di pubblicare quello che è stato il nostro primo disco, omonimo. Per staccarci dal primo periodo di cover in trio e per non creare confusioni con tribute band omonime abbiamo aggiunto Ltd. al nome.

 

Dalla vostra nascita ad oggi ci sono stati diversi cambi di line up, in che modo i vecchi membri della band hanno contribuito alla creazione dell'attuale sound?



Rispetto al primo disco Jesus ha sostituito Inch alla seconda chitarra, sicuramente Inch era un chitarrista più orientato verso il rock-blues mentre Jesus ha uno stile più diretto ma molto musicale, come me ascolta diversi generi e non necessariamente rock, in più suoniamo insieme da molti anni in un’altra situazione dove proponiamo cover di brani classici e lui è la voce principale e la chitarra ritmica quindi siamo perfettamente abituati a incastrare bene le nostre voci e le nostre chitarre.


“Point Of View”, nuovo lavoro rilasciato nel 2018. Cosa ci potete raccontare su questo disco di 10 tracce?



Per questo nuovo lavoro abbiamo lavorato molto sugli arrangiamenti musicali e vocali e sui suoni in fase di registrazione e ci piace come suona l’album finito, penso che sia un disco che si lascia ascoltare bene e scivola via senza essere ripetitivo, questo può essere una buona cosa per mantenere alto l’interesse nell’ascoltatore. E’ stato registrato in un periodo complicato perché Inch aveva appena lasciato la band per dedicare più tempo alla famiglia e ci siamo trovati a cercare qualcuno che lo sostituisse ma non volevamo prendere il primo arrivato quindi nell’attesa di trovare la persona giusta abbiamo registrato il disco in tre ma giunti in studio per il missaggio ci siamo accorti di anomalie nelle tracce vocali per un problema del microfono e abbiamo dovuto rifare tutte le voci! Inizialmente eravamo seccati per questo inconveniente che ha portato ad allungare i tempi di registrazione dell’album ma alla fine ci ha permesso di cambiare alcune cose e proprio in quel periodo Jesus si è unito a noi. Avere un altro cantante a bordo ha contribuito a far suonare cori e seconde voci molto meglio di prima, in qualche caso duettiamo sulle strofe e le nostre voci si fondono molto bene, insomma non tutto il male vien per nuocere.

 

Molte bands tendono ad essere banali e monotone... In cosa siete diversi dalle bands che propongono il vostro genere?



Beh non sta a noi dire cosa ci differenzia dalle altre band ma certamente cerchiamo di differenziare molto i pezzi tra loro, non vogliamo per forza fare un album “di genere”, non mi piacciono molto le etichette, ascolto molta musica diversa e cerco di fare filtrare quello che ascolto nelle composizioni, chiaramente il risultato può essere catalogato in generale come “rock” ma nello specifico puoi trovare molte sfumature che abbracciano diversi sottogeneri, per esempio alcune cose che suoniamo sono più scanzonate, come “Hope you like it” che ha un andamento quasi beat mentre altre sono hard rock piuttosto pesante come ad esempio la bonus track “Inside of me” o “Bad Mood”, alcune sono semplici e immediate come “You don’t have to go” e altre più elaborate come “North Star”. Insomma ci impegniamo affinché l’ascoltatore non si annoi nell’ascolto!


Progetti futuri magari legati ad un tour fuori Italia?



Ci stiamo muovendo in tal senso, abbiamo suonato all’estero negli scorsi anni e siamo sempre rimasti molto contenti delle reazioni del pubblico e in tutta onestà è più semplice organizzare un tour all’estero, per l’Italia infatti vogliamo provare ad affidarci ad una agenzia che possa organizzare un tour di supporto al disco in territorio nazionale perché penso che sia importante per noi far conoscere la nostra musica in casa nostra. Vedremo se sarà possibile.

 

Secondo la vostra esperienza, quando conta l'immagine per una band rock'n'roll ?



L’immagine conta in qualsiasi genere è inutile girarci attorno, in fin dei conti si guarda chi suona sul palco oltre che ad ascoltarne la musica e quindi è un aspetto che va curato anche per rispetto al pubblico anche se penso che non ci si debba per forza affidare a dei cliché di genere con il rischio di snaturare quello che si è, se penso a Steven Tyler e a Bruce Springsteen sono due artisti che si presentano in maniera molto diversa ma entrambi sono vincenti perché sono onesti e veri. E’ importante avere una buona immagine ma è altrettanto importante che questa non sia artificiosa, fasulla, perché il pubblico se ne accorge.

 

Cosa vorreste trasmettere a chi vi ascolta per la prima volta?



Interesse, divertimento e quella leggerezza di spirito che ti prende quando quello che senti ti emoziona.

 

In questi anni, ci sono stati momenti che hanno rischiato di rompere l'equilibrio della band?



Non particolarmente, come in ogni buona famiglia ogni tanto si discute ma si dimentica tutto molto in fretta, ormai ci conosciamo da tanti anni e sappiamo bene come prenderci.

 

Cosa pensate dell'attuale scena rock italiana?



Penso che la scena rock italiana sia principalmente underground ovviamente, di grossi nomi purtroppo ce ne sono pochi e quei pochi vanno meglio all’estero che in patria. Andando in giro a suonare però, ci è capitato di imbatterci in molte band diverse e devo dire che vedo molte situazioni interessanti che propongono musica di qualità, originale e coraggiosa, meriterebbero più spazio sia a livello radiofonico che nei locali live ma purtroppo per ora è una speranza vana.