Direttamente dalla fredda Finlandia, la terra del black metal, giungono i Groupie High School, cinque rocker in pieno stile anni ’80. Nati nel 2012, e dopo essersi esibiti in più di duecento concerti, svolgono il loro primo tour promozionale, denominato Spring Break, composto da venti date nella loro terra natia. Ma è solo dopo il successivo Riot Tour che finalmente entrano in sala di registrazione per stendere il loro disco d’esordio, “…Ladies & Gentlemen”. 

L’album si apre con l’omonima traccia, una presentazione in chiaro stile Boxe/MMA, recitata dallo stesso speaker della UFC, Bruce Buffer, che non annuncia l’ingresso sul ring dei lottatori, ma degli stessi membri dei Groupie High School. La traccia si chiude con una potente esplosione, seguita da un violento grido di Vinny Olavi, che segna il passaggio alla successiva Chicks With The Flips. Questo primo brano è un  hard rock, ispirato dai più noti nomi dei decenni ’70 e ’80, il tipico pezzo che in quegli anni avrebbe fatto divertire i giovani liceali. Il tutto condito dal potente ritornello che stimola un inconsapevole coro negli ascoltatori, accompagnato dalla linea pulita di una chitarra che segue in perfetta sincronia la traccia vocale. Nella parte finale sono presenti dei gemiti di godimento, probabilmente un richiamo alla Welcome To The Jungle dei più celebri Guns ‘n’ Roses. È sicuramente un bel pezzo, coinvolgente, pulito e ben costruito, che non avrebbe sfigurato al fianco dei colleghi del passato. 

La seguente Liquid Lunch è aperta da una silenziosa chitarra, che però successivamente accompagna un primo solo distorto. Le atmosfere si fanno più docili, ma i cinque finlandesi non si lasciano andare, per ora, a momenti tranquilli. I cori della precedente Chicks With The Flips sono pressoché assenti, le schitarrate si fanno più dispersive e la voce di Vinny tocca per lo più note basse, salvo accarezzare con una punta di falsetto note più alte nel ritornello, per un brano più catchy e pop, che però termina in una dirompente cavalcata finale, che pian piano si fa silenzio. Anche Liquid Lunch non è un brano di un elevato tasso di difficoltà, ma comunque abbastanza orecchiabile e di buona fattura. 

Segue My Medicine Woman. È l’occasione per il basso di Veikko Kallinen e le pelli di Jay Michey di far sentire la propria voce, nella prima parte della strofa. Dopo un ponte colorato da un synth, è possibile udire un nuovo ritornello coinvolgente, alla stregua di Chicks With The Flips: come nella prima, infatti, la voce di Vinny è accompagnata da una linea di chitarra che la segue in maniera sincronica e conduce l’ascoltatore, nella parte finale, alla repentina conclusione. My Medicine Woman è il brano più breve, seguito solo dalla intro di Bruce Buffer, ma sicuramente non è meno diretto ed emblematico del sound tipico della compagine finlandese, rispetto ai suoi predecessori. Purtroppo però, non se ne discosta troppo per quanto riguarda la composizione. Dovremo aspettare solo la traccia successiva, Hard To Breathe, per sentire qualcosa che ancora non avevamo avuto occasione di udire. Hard To Breathe è infatti una ballata, introdotta da un pulito arpeggio di chitarra e scandita, nel suo susseguirsi, dal ritmo incalzante di basso e batteria. La voce di Vinny si mantiene melodica, senza sfociare nelle grida che avevano contraddistinto le tre produzioni precedenti, ma, anzi, raggiunge qua e là note più alte con l’ausilio di una voce sporcata, che restituisce la malinconia di fondo dell’intero brano. Hard To Breathe in definitiva si coniuga come un gioco di chitarre, tra gli arpeggi che pervadono la canzone e i potenti soli. Questa volta sono per lo più le voci, sia quella principale che quelle corali, che accompagnano i due chitarristi che si giostrano in una composizione che è stata posta nel tipico momento del disco riservato ai brani più lenti. È la prova di maturità della band, che dimostra di non comporre musica divertente e divertita perché non è in grado di fare altrimenti, ma perché è proprio quello che vuole fare. 

Dopo questa frattura, il disco riprende il sound più consono ai Groupie High School per l’ultimo brano, l’”arrivederci” dei nostri: This Is How We Say Goodbye. Poiché non è tipico dei rocker salutare il proprio pubblico con una nostalgica ballata, ecco il modo in cui dicono addio. Il brano si presenta quasi come la seconda parte della traccia di apertura, ma molto più violenta, meno divertente, quasi come se il filtro di Hard To Breathe avesse influenzato il loro sound. Nella strofa, è l’occasione per la batteria di Jay Michey di esprimere tutta se stessa, seguendo delle linee meno dritte e più articolate.  Si declina quindi come la parte finale della crescita dei cinque ragazzi, che nella prima parte sono dei liceali spensierati e che, passando per Hard To Breathe, crescono e assumono maturità. Il ritornello di This Is How We Say Goodbye ha la qualità, per la prima volta, di far dimenticare quello così persuasivo di Chicks With The Flips, ed entrare nella testa dell’ascoltatore per rimanerci anche dopo il termine del brano. È sicuramente uno dei più riusciti del disco e si disputa, insieme con Hard To Breathe, il titolo di miglior pezzo dell’album. 

In conclusione, troviamo una bonus track, Navy Blue, introdotta da un arpeggio accompagnato da una violenta batteria. Navy Blue si presenta come un midtempo, discostandosi totalmente dalle altre canzoni dell’album, forse proprio per questo è stata inserita solo come bonus track. Più vicino ad Hard To Breathe che alle altre, presenta atmosfere più melanconiche del resto del disco, un ponte più delicato, che sfocia in un ritornello che si presenta quasi come un grido strozzato. Qua e là sono presenti dei brevi soli di chitarra, in particolare dopo i suddetti ritornelli. Come detto, sicuramente la scelta di esonerare questo brano dalla normale setlist ed inserirlo solo in un’edizione speciale non è dovuta alla fattura del brano, che sicuramente è tra i migliori sotto questo aspetto, ma proprio dalla differenza di questo dal resto delle composizioni di “…Ladies & Gentlemen”. 

In definitiva, il lavoro dei Groupie High School è pregevole, se non per il fatto che i brani si discostano poco dalle linee guida offerte dalla traccia di apertura, facendo di Chicks With The Flips una sorta di paradigma per il resto dell’album. Ma fortunatamente, date la brevità e l’orecchiabilità dell’opera, il tutto si presenta come un disco godibile, ben lavorato, composto e prodotto, che rispetta le aspettative. I Groupie Higgh School si mostrano come un gruppo sullo stile dei grandi nomi degli anni ’80 e questa loro uscita discografica rispecchia in pieno quello che la band si era prefissa di rappresentare. Pertanto, giudichiamo questo lavoro con la speranza che in una futura pubblicazione, la band possa apporre una firma personale sulle varie ispirazioni ancora maggiore, perchè altrimenti le fatiche dei cinque finlandesi rischierebbero di cadere nell’anonimato.

 

 

Avalon

87/100