Direttamente dal Veneto, (Vicenza per essere precisi), spunta una nuova entità metal/hardcore, denominata, Sinatras. Sul progetto in questione non ci sono particolari informazioni se non che il quintetto è stato fondato dal chitarrista Emanuele Zilio, già all’attivo per 20 anni come ascia degli Strange Corner (band metal/hardcore).

Il debutto, uscito il 6 gennaio 2017 (preceduto da una Demo risalente al 2016) si intitola Drowned e si pone l’obbiettivo di imporsi nella attuale ed ardua, scena metal nostrana.

 

“Drowned”, la titletrack posta in apertura al disco, presenta un riffing hardcore serrato e potente con assoli fulminanti conditi da un ottimo lavoro di batteria. Un pezzo devastante pieno di schegge metalcore, che ricorda i mai dimenticati, Slowmotion Apocalypse.

“24-7” è una traccia già più quadrata e meno sparata con diversi breakdown tipici del metalcore. Dopo la metà il pezzo diventa sempre più malvagio ed incontrollato. “Chockroach” ha un groove chitarristico fumoso e stordente, con tanto di assolo blueseggiante dimostrandosi un pezzo sludge che ricorda molto i Pantera.

La traccia seguente ”Something to Hate” è death metal fino al midollo. Brutale e molto incentrata sulla corrente musicale nord europea. Furia cieca stemperata però da un ritornello melodico in clean che davvero affossa l’ottimo risultato finora ottenuto. Il pezzo poi si evolve in tecnicismi e assolo di buona fattura ma il risultato finale è troppo frammentato e dispersivo. Peccato per l’occasione mancata.

“Flow” è una sorta di brano che incrocia il metalcore con lo stoner più compresso (alla maniera dei Black Label Society) tra vocals fiere in pieno trip desertico ed arrembanti riffoni di chitarra acidi e ditorti.     

“You Spin Me Round” è una bordata diretta ed efficace alla maniera dei Motörhead più incazzati (o dei Disfear se si preferisce) che travolge tutto e tutti. E’ quasi un brano rock’n’roll nella sua essenza primaria.

Da questo punto in poi il disco si assesta su sonorità prettamente metalliche con qualche concessione all’hardcore (sempre comunque presente).

“Los 43” è metalcore freddo e chirurgico con puntate anche nel death metal classico, mentre la seguente “Miss Anthropy” suona molto più thrash ed emerge nuovamente la notevole perizia tecnica del gruppo con cambi di tempo intensi e sempre ottimi lavori solistici.

“Back in Frank”  è un’altra mazzata hardcore dalla forza di un uragano e stavolta le parti melodico-corali tramite le clean vocals rendono decisamente meglio rispetto agli altri brani. Il groove non lascia scampo e le due asce macinano riff su riff con ottimi risultati anche negli assolo. “Blind Fury” a sorpresa contiene uno stile quasi epico (vengono in mente gli Amon Amarth) in quanto il death metal si tinge di tonalità melodiche ed evocative. 

La conclusiva “Spiral Hell” è nuovamente hardcore sparato a tutta velocità senza eleganza, ma solo con fame di distruzione combinando melodia e potenza deflagrante alla maniera dei Machine Head. 

 

Un debutto che sfrutta le influenze, senza farle prevalere, per ottenere un proprio sound personale. Pochissime sono le imperfezioni e altrettanto pochi sono i brani deboli del disco. Ci si aspetta davvero un nuovo album con i fiocchi dato che le premesse sono notevoli. Fate vostro questo album!

 

 

Falc.

80/100