Nel 2007 nasce una nuova realtà musicale, chiamata Under Static Movement, creata dall’unione di musicisti di diverse bands dell’area Cremona/Piacenza. Dopo un primo EP, datato 2010 ed un secondo EP, uscito nel 2013, il due dicembre 2016 esce l’EP in questione, chiamato Mirror. Il quintetto propone un sound moderno, che strizza molto l’occhio alla frangia commerciale della musica rock/metal. Si potrebbe affermare (come lo fa la stessa band) che ci si trova di fronte ad un certo alternative metal, ma si prenda il termine con le pinze.

 

Il disco in questione inizia con “Death By Lobotomy” dove il metal ed il rock si alternano senza che però venga presa una direzione precisa. Il cantato si divide tra pulito e urlato (quest’ultimo mal inserito e poco consono alla musicalità proposta, in diversi brani). Il brano viene eseguito con una buona perizia tecnica e si lascia ascoltare discretamente ma non c’è quella voglia di osare, preferendo barricarsi dietro ad un muro di cliché. Cliché che nella seconda traccia “Falls From Grey” si fanno fin troppo presenti. Il riffing si fa aggressivo ma ricompaiono nuovamente le vocals urlate stile metalcore (anzi, si potrebbe parlare anche di emocore) che oltre ad essere troppo fiacche risultano quasi irritanti. Le melodie purtroppo non convincono appieno, tranne il buon lavoro solistico. “Mezcal” alterna momenti più melodici, ad altri più pesanti con un riffing chitarristico che ricorda in parte i Bullet For My Valentine (presenti in svariate occasioni tra gli anfratti del disco) più easy ed in parte la corrente post rock. La canzone si presenta discreta, ma rispecchia uno dei maggiori problemi che affliggono l’opera, ossia il mancato rimanere nella mente dell’ascoltatore a causa di ritornelli troppo deboli. “Put Your Finger Inside” è debitore anche stavolta della corrente modernista del metal dove ci si ritrova in quel limbo che non si può essere né troppo pesanti, né troppo melodici. Dopo una prima parte in linea con il resto dell’opera, la seconda parte del brano cerca di variegare la proposta ma finisce per unire due metà troppo diverse e mal collegate. “Seven” è un'altra canzone a due facce che per una parte propone ritmiche già più elaborate ma poco legate al contesto sonoro, creando solo confusione, ed una seconda parte più accessibile e zuccherosa. La fusione però non convince appieno nemmeno stavolta. “Still Laying” ricalca i classici stilemi del genere, unendo dure ritmiche ed un cantato aggressivo a melodie di facile presa ma alla fine è un ennesimo brano poco incisivo, intercambiabile con una qualsiasi delle altre canzoni. “The Solution” è probabilmente la traccia più efficace del lotto, combinando in maniera fluida melodia ed aggressività. Tutti gli elementi emergono bene trascinando nella maniera migliore la canzone. 

 

Un EP che pecca prima di tutto in originalità e personalità, dove non basta la padronanza strumentale per assicurarsi un posto nell’olimpo. Il mondo musicale (soprattutto in generi come questi) è spietato e saturo di tantissimi cloni. Al momento non ci siamo, si vedrà in futuro. 

 

 

Falc.

50/100