Se l’Heavy Metal avesse una voce e potesse esporre nomi degni del suo nome, citerebbe senza alcun minimo dubbio i Vicolo Inferno. Formata nel 2003  a Imola, la band romagnola è composta da un team di quattro membri non indifferente: alla voce marcata e degna di nota il possente Igor Piattesi, alla chitarra mostruosamente perfetta l’inimitabile Marco Campoli, al basso ruggente e colmo di energia il maestro Wallace, e alla batteria adrenalinica l’intrepido Michele Gollini. Un gruppo di straordinaria capacità tecnica e con una base strumentale di una preparazione completa che ha già partorito la demo “Hell’s Alley” nel 2005 e l’ineguagliabile full-length “Hourglass” nel 2013. E oggi, con estrema fiducia conquistata grazie alla riuscita degli ottimi lavori precedenti, i Vicolo Inferno sfornano il loro ultimo capolavoro della scena heavy: “Stray Ideals”: un album ricco di sfaccettature, ben strutturato e con una corposità unica, che marca completamente il loro territorio, dando loro l’importanza e la fama meritatamente dovuta. Ma bando alle ciance! Diamo qualche nota al lavoro di questi formibadibili ragazzi.

Lo show inizia con la rovente “Grey Matter Brain”. Già dal primo mordente riff di chitarra l’atmosfera comincia a scaldarsi, trascinandosi dietro una band pesantemente heavy, pronta a sprigionare la massima energia che possiede. Il frontman la dice lunga dando libero sfogo ad una voce graffiante, ben adattata e centretata perfettamente allo stile del pezzo. La track procede perfettamente, con sonorità meravigliosamente calde, innescando la miccia che farà esplodere l’heavy metal più duro! Ma attenzione, i motori si accendono, l’arpeggio di un acustica li scalda a dovere e una volta pronti si parte a razzo con l’esplosiva “Dirty Magazzeno”: un pezzo ben studiato e con sonorità al limite dell’eccellenza! Immaginate una strada nel deserto, priva di limiti e restrizioni, con l’orizzonte lontano, il piede sull’acceleratore, una bottiglia di whisky poggiata sul sedile del passeggero e i Vicolo Inferno nello stereo. Ecco, l’accostamento perfetto a questo capolavoro sonoro! Il sole comincia a calare e il gioco di ombre aumenta, mentre la profonda “Rude Soul” accompagna l’ascoltatore verso il cuore dell’album: l’ineguagliabile possenza della chitarra di Marco spiana l’asfalto, mentre le onde emanate dal basso di Wallace danno vita a maestose colline. L’imparagonabile carica proveniente dalle percussioni di Michele incorniciano un quadro sonoro perfetto, allo stesso modo dell’idilliaca preparazione canora del frontman Igor; La colonna sonora di un rockeggiante sogno! Ma chi ha detto che i sogni hanno una fine? La tanto attesa “Stray Ideals” ci dimostra il contrario. Dei riff estremi si infilano sotto la pelle, mandando in circolo delle penetranti sostanze metalliche e creando una dipendenza infinita, una dipendenza idilliaca che rende quest’album perfetto. Il fuoco dell’heavy metal non si spegne grazie a pezzi come questo, anzi viene incrementato sempre di più, buttando benzina sul fuoco con “Two Matches”: lo scenario sonoro perfetto per un tramonto visto in compagnia di una dolce metà. Un duetto estremamente trasportante prende vita, un intrecciamento di anime anime sonore che partoriscono un atmosfera magica, mentre un solo paradisiaco trasforma l’essenza in materia. I Vicolo Inferno danno prova delle loro eccellenti abilità con questo viaggio musicale. Ma basta col romanticismo, è tempo di dare vita a un po’ di sano delirio maledettamente heavy con “Unnameables”: parte in quarta la track che accende gli animi del pubblico gasatissimo, un mix di sonorità aggressive vengono scaricate pesantemente nei cuori di coloro che hanno voglia di dare sfogo ai loro spiriti selvaggi! La band riesce in pieno a dare l’adrenalina che i fan desiderano, ma dopo aver ascoltato questo pezzo, all’intero pubblico non bastano più piccole dosi: vuole l’overdose nell’assoluto! E non hanno intenzione di disintossicarsi da questo sound, delirando completamente alle prime note di “Ambush”. Un pezzo scritto con profonda passione di chi sapeva con certezza cosa voleva dire e mostrare; Batteria, basso, chitarra e voce si fondono dando vita ad un corpo unico, con una corposa muscolatura sonora e una definizione immensa. Il minuscolo intermezzo strumentale “On Road’s Edge” ci porta sulle rive del Mississipi: pochi secondi bastano per portarci alla sublime era del blues, quando Robert Johnson si cimentava nei suoi primi accordi… Ma basta ricordare! L’intro di “Rough Hills” catapulta l’ascoltatore al presente, dimostrando che anche in questa epoca non si sta poi così male! Con sonorità come queste perfino un bluesman d’inizio 900’ sarebbe passato direttamente all’heavy metal! Credetemi, questi ragazzi hanno grinta da vendere. È Arrivato il momento di un esplosione atomica sonora, parliamo di “Noise of Silence”: Non fatevi ingannare dal titolo, qui di silenzioso c’è solo il pubblico troppo impegnato e assuefatto dall’impatto sonoro di questa band per riuscir a dar fiato alla bocca! L’estrema poderosità emanata da questo pezzo non da modo ai fan di rimanere fermi, il vero e proprio manifesto dell’album racchiuso in quattro minuti! Andiamo verso la fine dell’album, ma non verso quella dell’accattivante sound emanato da questi ragazzi, che con “Crosses Market” sembrano non voler placare la loro irrefrenabile scarica musicale. Il pezzo in questione ha il diritto, a parer mio, di poter essere un ottimo singolo; Con questa chitarra che sembra nutrirsi dei complimenti e dei segni di evidente stupore dei fan, e con una possenza da parte di tutti i membri impossibile da fermare! Ma a discapito dei fan, anche questo disco volge al termine, ma nel migliore dei modi. Infatti la potente scarica di “Blood Mist” li lascia sognare ancora per qualche minuto prima che le porte di questo imponente heavy metal vengano chiuse. Un finale pesante, ben strutturato, che non lascia spazio alle lacrime di un addio, ma solo al sorriso di un attesissimo ritorno della band! Una cosa è certa: il viaggio tra le sonorità dei Vicolo Inferno verrà senza dubbio ricapitolato! Impossibile non riascoltare l’album dal principio.

Conclusione? Ma quale conclusione,  qui l’unica cosa che si è conclusa è l’adrenalina che circolava nelle vene prima della fine dell’ascolto di quest’album! “Stray Ideals” non è un semplice lavoro: è il netto miglioramento di un sound primordiale, un futuro di pura qualità sonora, l’esempio lampantante dell’eterno heavy metal. I Vicolo Inferno non hanno dato vita ad un album, hanno dato speranza al popolo di questo sound , la speranza che questa bandiera non smetterà mai di sventolare, finchè ci saranno band come questa a soffiare la loro solenne musica su questo mondo.

 

Marco Durst

90/100