29 DICEMBRE 2018

Nati nel 2014 dall'idea del batterista Francesco Tresca (Arthemis, Ex-Power Quest) i Watershape sono una nuova realtà tutta italiana composta da Mirko Marchesini (chitarre e artwork del CD) Mattia Cingano (basso), Enrico Marchiotto (Synth e tastiere) e Nicolò Cantele alla voce. Tutti (o quasi) i componenti di questo interessante progetto vengono da altrettanti progetti musicali della scena italiana legati tra loro a doppio filo dal desiderio di dare alle stampe un'opera musicale di sicuro interesse come questo “Perceptions” che viene proposto verso la fine di 2018.

Come già dalla splendida copertina si può intuire ai Watershape piace avventurarsi verso i lidi tipici del prog-rock con chiari riferimenti ai più grandi esponenti del genere degli anni '70 che furono.

Ma andiamo con ordine ed iniziamo il nostro viaggio in compagnia dei Watershape che aprono le danze con “Beyond the line of Being” e subito dal tempo della batteria si capisce che qui ci si muoverà nei sicuri binari del progressive studiato e misurato dalla grande esperienza dei musicisti coinvolti. I suoni sono precisi, puliti, sempre distinguibili e da subito si può notare una certa predilezione per i suoni della tastiera molto retro' anni '80. I nostri sanno con grande maestria unire pezzi sostenuti ad altri non in 4/4 mantenendo un atteggiamento catchy nelle melodie che vengono magistralmente eseguite da Nicolò Cantele che predilige un timbo vocale medio, molto radiofonico e senza sbavature. “Cyber Life” è il pezzo più roccioso delle nove tracce di questo “Perceptions” e ci catapulta in un mondo cibernetico e metallico grazie ai suoi possenti muri di chitarra che creano un tutt'uno con la sezione ritmica e la tastiera in bella evidenza. Il raddoppio del tempo della canzone creerà scompiglio sotto il palco e tutta la traccia si mantiene su un tempo quadrato (si può usare il termine quadrato per identificare certe cose fatte da un gruppo prog? Mah!) I continui cambi di atmosfere nel pezzo sono resi in maniera perfetta e benché la voce si mantenga sempre su livelli ottimi, è la batteria che trascina tutta la traccia verso la sua conclusione cibernetica e futurista. Un grande pezzo. Sicuramente il mio preferito dell'intero pattern. La terza canzone si intitola “Alienation Deal” e con le sue chiare melodie vocali riporta alla mente alcuni successi dei King Crimson. Arrangiamenti perfetti ed una cura maniacale dei dettagli rendono memorabile questa canzone che si lascerà riascoltare molte volte potendo ogni volta cogliere un dettaglio, una chicca che prima era sfuggita. Ottimo l'assolo di chitarra verso la parte finale della traccia che mette in mostra il grande gusto musicale del chitarrista Mirko Marchesini un po'  meno il suono della tastiera che risulta anche in questo pezzo troppo legata a sonorità anni '80.

“Stairs” è la traccia seguente e parte suadente con chitarre pulite e pianoforte su un tempo complesso e spaziale dove viene messo in mostra l'ottimo lavoro al basso di Mattia Cingano. Poi la canzone sembra esplodere e rientrare subito nelle sicure coordinate di un prog-rock studiato, melodico, suonato con grande maestria. La voce effettata rende il tutto ancora più interessante ed i riferimenti ai colossi del prog prendono ancora più forma (Genesis su tutti). Qualche sprazzo dei Dream Theater appare qua e là nella traccia ma è la capacità creativa della batteria che da le coordinate al pezzo e si sente come anche nella successiva traccia ovvero “The Puppet Gathering” che si apre con un Theremin molto bello e coinvolgente prima che la melodia della voce prenda prepotentemente l'attenzione coadiuvata in questo frangente dalla voce di Chiara Vecchi. Il raddoppio del tempo da' quel tocco di modernità alla traccia tanto da renderla un ottimo pezzo dove la tastiera la fa spesso da padrone senza mai strafare.

“Inner Tide” è una specie di ballad soffusa dove la voce di Nicolò ci guida verso i lidi più nascosti dell'animo umano coadiuvato dal sassofono di Antonio Gallucci. Una traccia tanto semplice quanto efficace nelle sue melodie da tramonto shakespeariano. La successiva “Fenciful Wonder” ci riporta su coordinate prettamente metal-oriented e tutto il pezzo si presenta come un caleidoscopio di emozioni poliedriche e poliritmiche. Cambi di atmosfere e batteria sempre sugli scudi sono il comun denominatore di questa canzone che sa essere tanto moderna quanto debitrice del grande passato prog inglese e che ci trasporta alla penultima traccia del CD dal titolo “Seasons”. Una canzone dove è ancora la voce di Nicolò che ci tiene per mano (senza mai esagerare) verso i lidi che ben conosce. Ottimo anche qui il lavoro dei musicisti che sanno tessere una trama musicale sicuramente non comune che conduce ad un finale acustico davvero ispirato. L'ultima traccia di questo “Perceptions” è “Cosmic Box #9” dal ritmo sostenuto e sempre imprevedibile dove la batteria di Francesco Tresca da il meglio di se. Tutta la canzone ha un piglio moderno e più personale rispetto alle altre composizioni precedenti riuscendo ad amalgamare al meglio anche i suoni di tastiera molto “old school”. Un'ottima canzone, dunque, complessa, a tratti veloce e melodica al punto giusto che mette in mostra le doti musicali sicuramente non comuni dei nostri. Si conclude così quest'album auto-prodotto dei Watershape. Una bellissima realtà tutta italiana che non deve temere il confronto delle altre realtà più blasonate del panorama mondiale contemporaneo.

I Watershape sono degli ottimi musicisti e ne danno ampiamente dimostrazione con questa loro fatica, tutto perfetto dunque? Non precisamente. Loro sono bravissimi, hanno gusto negli arrangiamenti, nelle melodie e nelle poliritmie che inseriscono nelle canzoni ma si nota un certo manierismo nelle esecuzioni che a volte lascia un po' di stucco. A parte la batteria, che spicca nelle composizioni per fantasia e piglio, gli altri strumenti sembrano auto-relegarsi a svolgere il compito senza strafare, senza sbavature, tutto studiato maniacalmente alla perfezione come anche la voce che rimane sempre nella sua zona di comfort senza mai “osare” come invece spesso facevano i grandi mostri del prog anni '70 o (più recentemente) altri loro seguaci come gli Spock's Beard.

A parte questa piccolezza mi sento di consigliare l'ascolto di “Perceptions” a tutti gli amanti del progressive d'annata e ai metallari di più ampie vedute.

Complimenti!

 

Mauro "Micio" Spadoni

80/100