20 NOVEMBRE 2017

Per motivi non chiari, l’Italia, specie nell’ambito della musica estrema, è un paese notoriamente esterofilo. Forse proprio per questo motivo, ben poche sono le bands che, nonostante l’indubbio valore, sono riuscite ad arrivare ad alti livelli di notorietà internazionale. Tra queste vi sono Lacuna Coil, Rhapsody, i più recenti Fleshgod Apocalypse ed, ovviamente, i genovesi Necrodeath, inossidabili alfieri del blackened thrash metal italico. Le compagini, nostrane e non, che sono state influenzate dal combo ligure sono oramai innumerabili: c’era quindi da aspettarsi che i Necrodeath ricevessero, prima o poi, il meritato tributo che gli spetta. La Black Tears records, in collaborazione con la Kult of Cthulhu, ha recentemente dato alle stampe “The cult of Necrodeath", una succosa compilation contenente ben 14 tracce, di cui 13 cover ed una bonus track, realizzata dalla band stessa. Sorprende forse che la provenienza geografica delle band presenti sul disco sia relativamente limitata: a parte alcune eccezioni, molte provengono dalla Liguria, se non dalla stessa città di Genova; una peculiarità apprezzabile da un certo punto di vista, ma che ridimensiona ingiustamente la possibilità, per l’ascoltatore, di comprendere come la lezione dei Necrodeath abbia in realtà una risonanza worldwide.

Si parte con un classico, “At the mountains of madness", tratto dall’indimenticabile esordio “Into the macabre", che ha oramai raggiunto il traguardo dei trent’anni. Con la sua lenta introduzione ricorda molto i Morbid Angel di “Covenant", ma ben presto la band mostra la sua vera forza incentrandosi su tempi veloci e classicamente thrash metal. Il brano in questione è stato "coverizzato" dai veronesi Death Mechanism, che vedono qui anche la partecipazione di AC Wild e Andy Panigada dei Bulldozer, ed è godibile, abbastanza fedele all’originale, seppur modernizzata e leggermente velocizzata. Si passa poi a “Mater tenebrarum”, tratto ancora dall’esordio, qui riproposta dai genovesi Malignance. Dopo una intro più funerea che mai, si torna all’assalto in pieno stile black/thrash. La cover è ottimamente realizzata, anche se un risalto maggiore agli strumenti piuttosto che alle vocals avrebbe giovato. Dal terzo album “Mater of All Evil", del 1999, sono tratte rispettivamente la terza e la quarta cover, “At the roots of evil" e “The creature". Il primo di questi è senza dubbio uno dei brani più epici della band ligure, su cui si adagia uno spesso velo di malvagità, specie nelle sezioni più veloci, ma che perde purtroppo in dinamicità nella versione, pur buona, proposta dai concittadini Damnation Gallery, specialmente per la parziale staticità della sezione ritmica. Non propriamente eccellente è anche la versione di “The creature" realizzata dai Killers Lodge: il brano originale, con la sua inquietante intro e l’immediata successiva furia omicida è la gioia di ogni headbanger, ma perde il suo fascino in questa versione smorzata, su cui è stato svolto forse un lavoro non molto adeguato per le vocals. Ad ogni modo, questo non è necessariamente un difetto: le cover non sono solo un copy & paste, ma anche una riproposizione personalizzata dei grandi classici. Una delle cover migliori presente nella compilation è sicuramente la quinta, “Master of Morphine", realizzata dai canadesi E-Force, non molto noti nonostante il curriculum dei suoi membri (Eric Forrest è stato componente dei mitici Voivod). L’arpeggio iniziale spezza il caos che ci ha accompagnato fin qui, così come il melodico solo successivo. Nonostante il brano sia cadenzato rispetto ai precedenti, l’elemento emotivo è indubbiamente notevole, e la versione del combo canadese è da manuale, talmente fedele da risultare a tratti indistinguibile dall’originale. La quiete dura un battito di ciglia: la sesta “Red as blood", realizzata dagli spezini death metaller Fog, ci riporta ad una band sugli scudi che non ha timore a pestare duro. La drum è qui probabilmente troppo artificiosa, ma nel complesso il tutto funziona ottimamente. La settima traccia è occupata da una “misteriosa" cover ad opera dei genovesi Barche a Torsio, dediti ad un grezzo folk. E’ intitolata “A-e Reixi Do Ma", ed è presumibilmente la traduzione dialettale di un brano dei Necrodeath… ma non tutti conoscono il dialetto genovese, ed il brano originario non è stato indicato, ergo non è purtroppo recensibile dal sottoscritto. Passando oltre, troviamo “Thanatoid", tratto dal secondo album “Fragments of Insanity" del 1989, qui riproposta dagli spagnoli Cadalso. Nella sua versione originaria, una disturbante e volutamente cacofonica melodia iniziale precedeva un brano mid-tempo, alternato a brevi sprazzi di velocità. Obiettivamente, non il miglior brano dei Necrodeath; ma i death metaller galiziani hanno velocizzato adeguatamente il pezzo, donandogli una marcia in più. Di tutt’altra pasta è la nona traccia “The Flag of Inverted Cross". Si tratta del primo brano di “Into the Macabre", che dopo la brevissima intro “Agony" mostrava per la prima volta ai metaller di fine anni ’80 che anche in Italia era possibile produrre un metal estremo di eccellente fattura. Il brano odora di zolfo fin dalla sua versione originale, ma la riproposizione della one man band tarantina Hörnhammer ha un feeling ancor più black metal, per quanto ne perda parzialmente in dinamicità e coinvolgimento. Il riverbero ed il ritmo tribale aprono la successiva “Smell of Blood", tratta da “Draculea" del 2007, e rompono momentaneamente l’omogeneità delle sonorità ascoltate fin qui. Ben presto però la furia della band ci assale nuovamente, anche nella versione degli (ancora una volta) genovesi Path of Sorrow, che trasformano il brano in un perfetto anthem di moderno death metal. Avviandoci verso la conclusione, troviamo “Process of Violation", tratto da “Black as Pitch" del 2001, e nuovamente cadenzato. Gli spezini Septem, invece, trasformano il brano in un ottimo e quadrato US power metal, che rende di fatto ottima ma quasi irriconoscibile la cover. Si torna nuovamente allo storico “Fragments of Insanity" per le ultime due cover: “Eucharistical Sacrifice" è un brano di ottimo e velocissimo black metal vecchia scuola, qui rispolverato dai Necrobreath, di fatto una cover band ufficiale dei nostri, come il moniker lascia facilmente intendere. L’apice della compilation arriva però con “Enter my Subconscious". Il tributo questa volta arriva dai catanesi Schizo, che in quanto a fama e storia non hanno nulla da invidiare ai Necrodeath stessi. La potenza e la velocità espressa dai siciliani è encomiabile; concludere il set di cover con la migliore tra tutte si è rivelata di certo una scelta azzeccata. Come detto in apertura, oltre alle 13 cover, trova spazio nel disco anche una bonus track: “The Cult of Shiva". Il titolo porta chiaramente alla mente i mistici paesaggi dell’estremo oriente, ed infatti un bellissimo giro di sitar accompagna l’ascoltatore in territori di fatto nuovi, in cui raramente è capitato di incappare nel corso della ricca discografia del quartetto genovese. In poche parole, un ottimo regalo sia per i fan di vecchia data che per i neofiti, che avranno la possibilità di avvicinarsi ad un pezzetto di storia del metallo tricolore anche grazie all’acquisto di questa ottima compilation.

 

Luigi Scopece 

85/100