28 FEBBRAIO 2018

Line up:

Igor Rossi - voce

Giuseppe Fontanari - chitarra

Lorenzo Helfer - basso

Michele Matuella - batteria

Andrea Avancini – chitarra

 

Tracklist:

1-Cheers in Hell 04:18  

2-Slum 04:28  

3-Feel the Phantom Pain 04:21  

4-Be Divided Be Ruled 04:33  

5-Stomp on Fire 04:39  

6-Ghost Shadow 04:34  

7-Buried Strength 04:09  

8-Scars on the Road 04:18  

Total time 35:20

 

Nel 2013 nacque una delle tante realtà musicali italiane. Una band le cui radici sono site a Mezzolombardo, cittadina in provincia di Trento. Blowout, questo il nome del progetto. Nel 2015 danno alla luce il demo dal titolo Vol.1, nel quale sono presenti otto tracce, mentre due anni dopo, nel 2017, viene rilasciato il loro primo full lenght: “Buried strenght”. Anche in esso troviamo otto tracce, per una durata totale di 35 minuti circa. Durata quasi più indicata per un ep piuttosto che un album. I cinque musicisti, nel corso di questi pochi anni, si sono esibiti in varie attività live, suonando perlopiù in alcuni dei più noti locali del Trentino. Il disco in questione è stato registrato al 8lab studio di Trento (basso, chitarre, batteria), al Nologo studio (voci e cori) di Laives (Bolzano), anche il mixaggio è stato effettuato al Nologo studio, mentre il mastering è stato svolto al Swift mastering di Londra (UK). Come premessa c’è da sottolineare la special guest Dario Cappanera (Strana officina) nella traccia “Stomp on fire”. Immergiamoci quindi nell’ascolto dell’album per potere esprimere al meglio la nostra opinione a riguardo…Il genere che i nostri cinque musicisti ci propongono è uno stoner metal con influenze doom e southern. Non mancano attimi in cui si fa notare anche qualche sfumatura groove. Sono, infatti, da citare come maggiore influenza sulla band, gruppi quali Crowbar, Down, Kyuss e Pantera su tutte. Le tracce che compongono “Buried strenght” sono alquanto dirette, sparate in faccia e nelle orecchie con una notevole carica energica. Sin dall’opener track si resta impietriti da riff devastanti e cattivi che vengono sbattuti in faccia senza troppi fronzoli. Sono presenti in alcuni punti, tra l’altro, sonorità che si avvicinano più a quelle dei Pantera. Ritmi cadenzati fanno si che il tutto risulti comunque piacevole all’ascolto; risulta difficile restarsene fermi durante la riproduzione delle tracce, l’headbanging viene spontaneo. Una delle caratteristiche più riuscite nell’intero lavoro è di sicuro la prova vocale, che risulta energica e potente. Notevole anche l’esecuzione della batteria e della ritmica, amalgamandosi bene sia nelle parti più dure che in quelle dalle venature più melodiche. Note di merito vanno sicuramente a tracce come “Slum”, dalle atmosfere doom e un ritornello di facile assimilazione e che ti invita a cantarlo insieme a loro, buona la prova vocale. L’opener “Cheers in hell”, che parte carica di aggressività ed esaltante nel cantato.  Quella che a mio avviso è la più bella dell’intero lavoro è invece “Stomp of fire”, nella quale troviamo la special guest Dario Cappanera. In questa traccia possiamo assaporare un bridge acustico ed una parte solista verso il finale davvero degna di nota e molto convincente e suonata a dovere. Da menzionare “Be divided be ruled “ che ha uno stampo groove, molto vicino alle sonorità dei Pantera, ma alquanto piacevole da ascoltare. Mentre l’ultima traccia “Scars on the road” si rivela molto southern nel sound e presenta un cantato alquanto coinvolgente.  Tuttavia però, a parte le tracce sopracitate che raggiungono a mio avviso l’apice artistico di “Buried strenght”, una nota negativa va menzionata riguardo l’originalità del tutto. Una cosa che ho trovato un po’ eccessiva è il voler assomigliare forse un po’ troppo alle band dai quali i nostri traggono ispirazione. E’ evidente che i nostri musicisti sono stati influenzati molto da queste band, forse un po’ troppo. Un’altra nota non positiva è che le tracce non sono ben distinte tra loro (a parte le particolarità di quelle che ho citato più su), risultando un po’ somiglianti  e facendo si che si riscontrino a volte leggere difficoltà nel distinguerle e nel trovare elementi particolari differenti in ognuna delle canzoni. Quindi, se non si è amanti del genere, si può avere una piccola sensazione di già sentito oltre la metà del full lenght. La durata ridotta e le particolari tracce citate prima comunque fanno si che queste negatività si sentono in modo minimo e, pertanto, in conclusione il lavoro risulta essere valido in modo più che sufficiente. Va quindi sottolineato che i Blowout sono bravi musicisti, che hanno composto otto tracce che comunque fa piacere ascoltare e dopo qualche tempo sicuramente riascoltare grazie alla loro potenza. Speriamo soltanto che i loro prossimi album abbiano una durata più lunga e che le tracce entusiasmino dalla prima all'ultima senza avere punti deboli come quelli citati.

 

Fabio Sansalone

67/100