4 MARZO 2019

 “Questo è ciò che siamo.
Tutto passa in un lampo e tutto è parte di un singolo, vasto e breve ciclo.
We were born dead.”

 

Si presentano cosi' i nostri Era of Disgust, band nata nel 2015 in parte di Ventimiglia e in parte Torinese;ma soprattutto presentano il loro EP d'esordio ”Teratogenesi”, ossia la nascita di malformazioni nel feto durante la gravidanza.

E direi che per essere nati da poco i nostri al contrario del feto non presentano gravi malformazioni all'interno della loro creatura appena partorita...

5 pargoli freschi freschi belli carichi di violenza e scenari sanguinolenti, un Death metal di stampo americano che viene spesso estremizzato al Brutal o in caso contrario  rallentato con parti spezzacollo di matrice Deathcore.

Salta subito all'orecchio la produzione professionale, potente ed equilibrata e questo e' gia' di per se' un ottimo punto di partenza; andando invece ad analizzare i pezzi dell'EP  risultano costruiti bene tra sali e scendi continui di ritmi che sicuramente dal vivo porteranno il pubblico a dare parecchie testate all'aria, le chitarre sono un buon mix tra leggere melodie e riff schiacciasassi (basti sentire l'inizio di P.O.V.).

L'opener Black Haze ha un ottimo incipit che ci porta addentro al pezzo; pezzo al quale sinceramente non ho trovato punti deboli se non forse il troppo susseguirsi di riff diversi, ma sono tutte parti collegate sapientemente e che fanno scorrere bene il pezzo.

La seguente Drowning apre con guitar-riffs dissonanti e batteria sugli scudi subito a tirare il pezzo a dovere fino al breakdown; il basso non emerge molto ma funge da collante e dona profondita' quanto basta.

Infernal Mood cerca rispetto agli altri pezzi di creare un atmosfera soffocante e di mantenerla fino alla fine e direi che i ragazzi ci sono riusciti in pieno!

Tocca alla gia' citata sopra P.O.V., pezzo di 3 minuti scarsi con una buona parte centrale che pero' io avrei portato avanti un po' di piu'...

Andiamo a concludere l'EP con Broken Shoulder, pezzo preferito dal sottoscritto; per il quale e'stato fatto anche un video dove si vedono i nostri all'interno di uno stabile buio massacrare i loro strumenti e i nostri timpani.

Trovo il pezzo il migliore semplicemente perche' lo trovo meglio costruito ed arrangiato; levandomi quella sensazione di dispersivo che in alcuni frangenti delle precedenti canzoni tendeva a crearsi per il continuo susseguirsi di riff diversi, pero' sono solo mie sensazioni...

In conclusione, in attesa del full, un buon esordio sulla breve distanza per Saverio (voce), Davide e Filippo (chitarre) Sandro (basso) e Simone (batteria).

 

Stefano Colosi

70/100