15 GENNAIO 2019

Proliferhate si formano del 2012.

La prima formazione è composta da Andrea Simioni (Basso), Andrea Miranda (Chitarra Ritmica) e Omar Durante (Voce/Chitarra).

Successivamente si è aggiunto alla band Daniele Varlonga (Batteria).

Passato un anno di sala prove, per rifinire il proprio sound, nel 2013 hanno raggiunto l'ottavo posto (su 45 band partecipanti) in un famoso contest locale di musica emergente ("Pagella Non solo Rock").

Un mese dopo, Andrea Miranda abbandona il progetto a causa di divergenze stilistiche e subentra al suo posto Lorenzo Moffa in qualità di chitarra ritmica.

Il 2014 è un anno ricco di live ed opportunità per la band: il 31 gennaio partecipano al "SommergeM Festival" dove iniziano ad avere un discreto riscontro da parte del pubblico.

Poco tempo dopo incontrano il produttore Adriano Vecchio (Polistrumentista e Compositore) e grazie al suo operato la band sarà in grado di offrire il suo sound caratteristico.

Successivamente i Proliferhate registrano due tracce ("Der Grossman" è Resonance Frequency").

"Der Grossman" viene rilasciato come singolo con annesso video ufficiale sul canale YouTube della band. Il brano in questione è stato inoltre inserito nella compilation "World Of Metal Vol.2" da parte della "All Metal and Music Promotions" (una digital label americana con sede in Pennsylvania).

Nell'estate del 2014 la band ha partecipato al festival "Do You Want to Rock This Park?" al Padiglione 14 Open Air, condividendo il palco con Bizar Bazar,Anxsthesia e molti altri.

Il 26 dicembre dello stesso anno hanno aperto la storica band "Necrodeath" presso il Cafè Liber (Torino).

Durante l'estate del 2015 i Proliferhate hanno portato la loro musica all'estero prendendo parte al loro primo Tour Europeo. 

Decente album di progressive death metal canzoni medio lunghe e la tecnica dei musicisti molto alta, la voce del cantante in pulito è molto buona, l’uso di strumenti non convenzionali come chitarre acustiche ad esempio, rende l’album particolare. È un album molto lungo all’ascolto perché contiene 10 tracce e la durata totale e di 1 ora 3 minuti e 11 secondi, album complesso son diverse sfumature del genere e il cambio repentino di stile viene ben amalgamato e rende il sound complesso ma allo stesso tempo digeribile a tutti.

Artwork molto particolare in bianco e nero che rappresenta un uomo seduto su una poltrona con alle spalle una libreria piena di libri.

L’Album si apre con “Prologue to Damnation”: canzone tutta strumentale con intro in arpeggio in chitarra acustica senza altri strumenti molto allegra la tecnica dei due chitarristi e alta e trasportano l’ascoltatore nel loro mondo; si continua con “Conjuring the Black Hound”: intro di chitarra poco dopo entrano gli altri strumenti molto lenta e evocativa l’ascoltatore viene avvolto e trasportato dalla loro musica, la voce in growl entra delle orecchie senza alcun preavviso, e le atmosfere che creano con gli effetti dei diversi strumenti rendono ascolto della canzone una cosa unica, i rallentamenti i cambi di ritmo repentini e la voce da gutturale si trasforma in pulito rendono ascolto complesso.  Verso il finale un nuovo rallentamento che trasporta chi ascolta in un mondo nuovo e non rende ascolto monotono; terza traccia “Auerbach's Vineyard”: canzone a un ritmo medio alto con intro di tutti gli strumenti, la voce etra imponente e le emozioni dell’ascoltatore sono contrastanti, con l’aumento della velocità anche la tecnica si fa più complessa e si viene riempiti di note veloci il bridge di basso e il rallentamento la voce e di nuovo in pulito ci confondono ma allo stesso tempo riesce a immergersi sempre più della canzone; quarta traccia “The Frailty of a Tender Soul”: intro medio veloce con tutti gli strumenti e un ‘assolo di chitarra progressive che fa capolino e subito un rallentamento radicale con la voce in pulito, che fa perdere completamente la parte death sentita delle tracce precedenti.CI si sente confusi ma allo stesso tempo si viene trasportati sempre di più dalla loro musica. la parte death esce a metà canzone senza preavviso aumento di ritmo repentino che spaventa, ma funzionale per la canzone. Il ritmo e di nuovo costante con il cambio di voce in pulito. Il growl ritorna prepotentemente verso il finale della canzone; quinta traccia “Oberon”: intro lenta ma molto evocativa con tutti gli strumenti, tutta strumentale con le accelerazioni improvvise e violente che fanno immergere l’ascoltatore sempre più nella musica del gruppo; sesta traccia “Naked Monstrocity”: intro molto bella e la voce in growl entra prepotente che rende tutto molto violento, non si ha respiro in questa traccia a una velocita medio alta ma costante. Un rallentamento improvviso per pochi secondi e poi via di nuovo con tutta la violenza che il gruppo dimostra. Canzone che cambia spesso ritmo non annoia per niente a chi ascolta e la parte prog si sente in ogni sfumatura e anche la parte death, la parte finale in italiano sia in pulito che in growl la rendono molto particolare.

Settima traccia “A Shadow from an Ancient Past”: intro molto bella e la voce in pulito rende la traccia molto atmosferica, ed è molto vicina a un a canzone prog e le atmosfere che trasmette sono molto belle e ascoltatore e molto rapito da ciò che il gruppo gli trasmette. Verso la fine il gruppo rallenta ma senza perdere le atmosfere della traccia.

Ottava traccia “Euphorion”: canzone molto lenta ma particolare con aumento di ritmo la parte death prende il sopravvento rispetto alla parte prog, si viene rapiti dalla tecnica che il gruppo ci mette e anche se è quasi un’ora che è iniziato album non si stanca, perché il gruppo e stato a non farci annoiare.

Penultima traccia “Demigod of Perfection”: intro lenta e molto ambient la voce gutturale etra prepotente, ascoltatore viene trasportato da emozioni contrastanti, i momenti più ragionati ci sono w si sentono tutti la componente prog è ben amalgamata e rende la canzone particolare. Il lavoro strumentale e il sound writhing molto ragionato e non annoia anche se il minutaggio lungo potrebbe annoiare ma non è così. Gli assoli ragionati anche dei momenti di velocità e i rallentamenti danno respiro a chi ascolta;

album si chiude con “Elegant in Decay”: intro arpeggiata e la batteria entra pian piano la voce e in pulito e la parte progressive si sente tutta senza snaturare la canzone o le emozioni che l’ascoltatore ha provato fino ad adesso ascoltando album. Il ritmo aumenta di intensità e l’ascoltatore è immerso nella musica.

I cambi di tempo e il passaggio dal pulito al growl rendono giustizia alla canzone senza però perdere di vista obbiettivo di non annoiare chi ascolta, esso e immerso nell’ambiente e nelle atmosfere che il gruppo ha creato per tutto album.

Album molto difficile al primo ascolto i musicisti molto bravi che non annoiano anche se la durata totale dell’intero album e molto impegnativa, la band e stata brava a non creare situazioni di noia e l’ascoltatore è sempre concentrato su ogni brano. Per capire tutte le sfumature dell’intero album ci vogliono diversi ascolti e per assimilarlo completamente, non è un album semplice, lo consiglio solo a chi è veramente appassionato oppure a chi ha voglia di ascoltare qualcosa di diverso dal solito per essere rapito e trasportato nella musica degli Proliferhate.

 

Daniele Blandino

70/100