10 OTTOBRE 2017

Band: Canyon Of The Skull
Album: The desert winter
Genere: doom metal

Direttamente da Austin, capitale del Texas, la band doom metal, Canyon Of tThe Skull, composta da Erik Ogershok (chitarra,basso) e Adrian Voorhies(batteria, percussioni).
L'idea dei Canyon Of The Skull, nasce da parte di Ogershok durante l'inverno del 2006, ma rimasto in stand by fino al 2014, fino all'entrata di Adrian alle percussioni, grazie al quale la band riesce a sperimentare i propri brani e ad esprimere la propria forza.
Nel 2015 il duo inizia a lavorare per il primo EP d'esordio, consolidandosi nella scena doom del Texas, intraprendendo dei tour. Il progetto in questione consta di una sola singola traccia di 37.11 minuti che racconta, senza soluzione di continuità, una storia, lugubre e oscura, come vuole la tradizione del gruppo.
Brevi ma intensi, diremmo.
Gli americani, ci  lasciano un messaggio prima di immergerci nel loro inverno desertico: Abbandonare ogni speranza.
Bene, ora mettiamo in play e possiamo ascoltare come in lontananza, un suono, quello di un vento gelido, è così che inizia "The desert winter". Colpi di percussioni scandiscono un tempo che è caratterizzato da  frequenti cambi ritmici, la chitarra che entrerà solo nel minuto inoltrato, è intrisa di epicità.
Nei primi minuti, si ha la sensazione che il duo sia alla ricerca di un suono ancora non decifrabile, Assistiamo ad una sorta di una jam doom!
Batteria e chitarra percorrono due strade parallele, ma che s'incastrano perfettamente: Adrian spartano e selvaggio, Erik dolce e oscuro caratterizzato da arpeggi melodici.
Fino a qui tutto bene,  ottimi i musicisti e il sound è quello del doom.
Lunghe pause tenute e sonorità oscure.
Lento e pesante, lo scorrere dell’album riesce a evocare il senso di un inverno gelido privo di vita infatti unici protagonisti sono sempre e solo gli strumenti.
Un viaggio all'interno di un inverno deserto grazie al susseguirsi di riff letargici, percussioni ripetitive,  ma verso la fine, la stanchezza non si fa sentire, anzi il duo si fa più cattivo in particolare Erik è ben presente con svarioni melodici sempre più bui con strutture ripetute.
Le canzoni mantengono un buon livello di dinamicità e sanno far viaggiare lo spirito di chi, senza troppa fatica, voglia salire a bordo dei Canyon of the skull .
Questa per la band è una prova discografico/narrativa di tutto rispetto, molto interessante pur essendo la prima, ora attendiamo un next step di lusso.

 

Debora Pierri

70/100