13 GIUGNO 2017

Arriva al debutto questa misteriosa band, nata presumibilmente nel 2012, chiamata Deathwhite. Il sottoscritto si scusa ma non è dato sapere nulla sulla band causa mancanza di informazioni precise se non sul titolo dell’album in questione ossia For A Black Tomorrow. Per non smarrire completamente la via si sappia che il gruppo suona un rock/metal dai tratti gotici e malinconici con qualche sfumatura post-rock.
E’ una musica malinconica e dalle pennellate autunnali quella proposta dal gruppo, che si rifà molto alla scena gothic metal meno dura e cruenta, quella per intendersi che hanno imboccato gruppi come Anathema o qualcosa dei Paradise Lost o anche Katatonia. Ogni traccia esprime tristezza, una sorta di male di vivere opprimente grazie in primis all’ottimo lavoro melodico sia vocale che chitarristico. Le vocals completamente in pulito, ammaliano con un tono dolce e delicato, mentre il lavoro chitarristico si districa tra un riffing possente ed oscuro (“Poisoned” o “Death and the Master” dall’assolo inebriante) ed alcuni interventi acustici che danno risalto all’atmosfera grigia del lavoro (la cupa “The Grace of the Dark”). La sezione ritmica è sempre precisa e potente sia nelle parti più violente (“Prison of Thought”) che nelle vie dark dove la melodia fa da padrona (“Eden” ma anche la pessimista “For a Black Tomorrow”). Il disco vive di pochi cali di tensione tranne magari le meno riuscite “Contrition” e “Just Remember”, riuscendo per una notevole percentuale a toccare le corde giuste dell’ascoltatore aggiungendo anche un tono più epico (“Dreaming the Inverse”) alla struttura dei pezzi, essenziale ed asciutta senza il bisogno di particolari o aggiunte inutili. Come tante volte capita nonostante l’originalità scarseggi, la qualità delle canzoni sopperisce alla mancanza sperando che magari in futuro si cerchi di trovare un’impronta più personale data la presenza di una moltitudine pazzesca di bands similari.

 Alle volte un sound pieno di ombre riesce a far apprezzare di più la luce. Un album sicuramente consigliato a tutti gli amanti di sonorità tetre e non propriamente metalliche, in quanto spesso il suono flirta piacevolmente con un’attitudine prettamente più (post) rock che causa un senso di leggerezza interiore meno claustrofobica rispetto ad altre bands. Ottimi!!!

 

Enzo "Falc" Prenotto
75/100