10 GENNAIO 2018

TRACK LIST

1) EYES ON THE PRIZE

    2) SAVIOUR WITH DESTRUCTION

    3) READ IT AND WEEP

    4) MIDNIGHT RENEGADE

    5) ARISE

    6) BROKEN PLATES

 

LINE UP

SIMON STALTARI - CHITARRA E VOCE

JEREMY GRAHAM - BASSO

MICHAEL LAWSON - CHITARRA

AARON SMITH - BATTERIA

 

 

Quando Simon Staltari e Adrian Vudrag condividevano le lunghe mattinate sui banchi del liceo di Perth, parlavano spesso dell’heavy Metal anni 70 di cui erano appassionati. Il salto dall’aula di lezione alla sala prove fu breve ed entrambi strinsero un patto: dopo il diploma avrebbero inciso un album. Così nel 1995, i due amici, ai quali si era aggiunto Jeremy Graham al basso, sotto la denominazione di Nebula, coronarono la propria promessa facendo uscire “Sadness vs Madness”. Era il preludio ad una carriera duratura che però ha portato i tre aussies a intraprendere non sempre strade condivise. Nel 2008 però, sotto una nuova spinta produttiva, avvenne la reunion. Il nome che fu scelto per l’occasione fu Jupiter Zeus che, essenzialmente, significa la stessa cosa: Giove, il re di tutti gli dei, in latino e greco antico. Ma Giove è anche il pianeta più grande del sistema solare e anche questa accezione ben si abbina con lo space rock che la band ha deciso di suonare. Un nuovo album inciso (On Earth) e poi una nuova separazione. Stavolta è il batterista, Adrian Vudrag, a salutare i vecchi amici. Nessun dramma. Un nuovo batterista (Aaron Smith) arruolato, tanti concerti e un lavoro fresco di stampa: Eyes On The Prize. 

Un EP, sei tracce e un titolo che è tutto un programma. “Focalizzati sull’obiettivo”. Sì, ma quale? Forse quello di intraprendere il primo world tour della loro storia, che infatti è in programma. Con Eyes On The Prize, Staltari e Graham tentano dunque il salto al di fuori dell’Oceania e, per compierlo, sfornano un lavoro variegato, che non annoia l’ascoltatore ma che anzi lo spinge a identificare lo stile nel tentativo, per me risultato vano, di classificarlo. Ep nel complesso più “veloce” rispetto all’album d’esordio, l’alternative metal è condito da punte di psychedelic e progressive metal, anche se i quattro di Perth continuano a preferiscono ricapitolare il tutto sotto la dicitura space rock. Continuano a sentirsi i gusti di Staltari, appassionato di heavy Metal ma anche formatosi musicalmente in un periodo storico come la prima metà degli anni 90 quando imperavano gruppi quali Alice in Chains e Soundgarden. La title track è una summa dello stile del gruppo. Riff veloci, batteria incalzante e la voce di Simon Staltari che ben si abbina al sound. D’altro canto, chi ben comincia anche e soprattutto in un album, è a metà dell’opera. “Saviour with destruction” ed “Arise” ci portano in un mood più profondo e quasi introspettivo. In ”Read it and Weep” possiamo anche scorgere qualche richiamo doom. All’energico avvio infine, fa da contraltare il pezzo di chiusura: Broken Plates. La traccia si apre con il suono di fulmini su mare increspato in linea con la copertina scelta per l’EP (sarà Zeus stesso a scagliarli?) ma poi spiazza l’ascoltatore presentando ritmi più blandi che quasi ricordano i primi accordi di “Ten Years Gone” dei Led Zeppelin. Nel complesso l’ascolto risulta piacevole, destando curiosità e non spingendo ad un brusco accantonamento. Se gli Jupiter Zeus hanno deciso di farsi conoscere live anche fuori dalla loro Perth, dove, da ormai venti anni abbondanti, suonano e fanno divertire, questo loro “Eyes On The Prize” potrebbe essere il giusto viatico per un secondo album più completo che fa ben sperare. A quel punto, le nubi temporalesche sul futuro incerto che ha sempre contraddistinto la band, rimarrebbero limitate alla sola copertina di questo EP. 

 

Pietro Pisaneschi

75/100