Sono sempre stato abituato a vedere l'America come la patria di grandi gruppi che viaggiano e vengono in Europa una volta l'anno, gruppi che hanno fatto la storia, mentre la mia mente ha sempre visto “l'underground “ come una cosa tutta Europea.
 Chissà perché poi, sarà forse che i piccoli nomi difficilmente superano l'oceano ce ci divide, sarà che negli States ai “piccoli gruppi” non viene data la visibilità che viene riservata ai big o alle “Nuove Proposte” vendibili, eppure...
 Eppure oggi mi trovo a recensire un gruppo che, con le giuste proporzioni, sento molto simile ad una band come la mia, un po' come se fossero i nostri “cugini americani”
. Una band che nasce nel 2007 e arriva oggi al terzo full length.
 Anche loro con una vocazione per un thrash/death articolato e mai scontato (forse troppo), anche loro dotati di un buon riffing che non rende tutte le canzoni uguali, supportato da una produzione ben fatta e che valorizza la valanga di Riff che compone questo disco.
 Cercherò di essere imparziale come al solito ma ammetto che ho una specie di “simpatia intrinseca” per questa band, che dimostra che dalla California non vengono solo bikini e bellocci da TV, ma anche una serie di attributi death metal. 



01 Eyes of the Deceit

:

Un arpeggio sinistro da il via al pezzo che pochi secondi dopo comincia a picchiare duro, lasciandosi scappare, tra le ritmiche serrate un’ apertura che dona malignità alla composizione, finché non entra la voce, ruvida in uno scream al limite tra thrash e death, che fa da contraltare agli innesti melodici. Il pezzo picchia forte e la ritmica non lascia tregua, coinvolgendo l'ascoltatore in un involontario heabanging, anche se forse un po' troppo ripetitivo, non sembra inficiare sull'ascolto del pezzo che tiene ritmi tra il cadenzato e le accelerazioni, fino a 3/4 quando sopra il tappeto di doppia cassa, fa la ricomparsa il lugubre arpeggio, degno della scuola Obituary, di cui si sentono le influenze anche nella voce.
 La chiusura è lasciata ad un assolo che raggela il sangue, mentre la batteria continua a macinare senza tregua.



02 The Silence in Ruins
:

Sempre chitarre lugubri ad aprire il pezzo, mentre la batteria si scalda prima di far partire una bordata in classico stile thrash death , che si interrompe solo quando parte il tapping del bassista che annuncia un'altra sfuriata, il riffing è infernale, e qui la batteria fa sentire come si va forte senza sdegnare il gusto, un altro riff assassino che ti si incide nella testa, lascia il posto ad una serie di armonizzazioni mai stucchevoli, ma anche questo è un semplice preambolo alla ripresa della voce e della sfuriata di blast e doppia cassa. Il riffing non da veramente tregua, finché non si ritorna al riff aperto, dove un retrogusto epico da il via ad un bridge in cui le chitarre ci “coccolano“ con un solo più di gusto che di tecnica, che piace tanto a noi “anziani”... ma ovviamente il batterista decide che il pezzo deve finire cattivo e riparte con un ottimo blast.



03 From Sand to Dust
:

Chi ben comincia è a metà dell'opera, e questa impresa di demolizione chiamata Madrost lo sa benissimo, una sfuriata in piena regola di thrash death, in cui in primo piano rimangono sempre i riff, anche se in questo caso ci deliziano con delle armonizzazioni in stile “swedish”, prima di riprendere a picchiare e ritrasformare ancora una volta il pezzo con un inserimento macabro e atmosferico, tra batteria in contro tempo e chitarre effettate, ma il pezzo riprende la sua strada con un assolo degno del miglior death Americano , mentre la batteria , stavolta un po' troppo triggerata da il via ad un tappeto, che visto cosi sarà difficile ripetere dal vivo. 
Il pezzo vuole chiudere cattivo e quindi si rilancia in un blast prima di riprendere un mid tempo che si trasforma in un Up tempo con le chitarre armonizzate mentre la voce evoca male e malvagità.
Prima di chiudere con un pezzo cadenzato simile ad una marcia verso l'adunata alle armate del male.
04 Abstractions
:

Come sempre il via è dato da una batteria che sul suo tappeto di doppia cassa, fa cesellare un riffing assassino, anche quando si trasforma prima in un mid tempo e poi in un up tempo prima che uno stacco “spaziale” faccia partire la voce, sempre sugli scudi in quanto a male vomitato al microfono, che si interrompe solo per dare la “parola” ad degli inserimenti arpeggiati di chitarra.
Nella parte centra una voce oscura recida versi che sembrano descrivere gl'inferi in prima persona.
 Prima di riprendere una nuova sfuriata accompagnato da un riffing senza respiro.
L'assolo che segue mostra quanto gusto hanno questi ragazzi ne coniugare tecnica e malvagità, la chiusura del pezzo viene comunque lasciato ad un bella sfuriata cattiva e “ignorante” come piace a noi (quasi al limite del black metal) che lascia il posto alla voce infernale prima di chiudere definitivamente con riff portante.



05 No Future
:

Campane e battito cardiaco, condito da effetti macabri (e questo mi riporta a casa e mi riallaccia al discorso di similitudine con il mia band) sono l'apertura ideale per un pezzo che lascia partire un pugno in bocca in classico stile death europeo, tanto caro al sottoscritto, qui non si fanno prigionieri, anche gli abbellimenti tecnici sono solo un dose di veleno sulla lama dell'ascia che cala sugli ascoltatori...un pezzo bello, diretto e letale, in cui la voce morde e odia tutto e tutti, il rallentamenti nel ritornello lascia solo la voglia di cantare “No Future” prima di ripartire con una strofa assassina, che si interrompe solo per dare il via nuovamente alla voce.che ci riporta al ritornello urlabile a squarcia gola dal vivo. 
Come nella miglior tradizione scandinava, il pezzo ha anche lo spazio per un brigde acustico melodico , che porta una ventata di “malinconia” prima che la batteria ridia il via alle danze con un apertura al limite del power, che serve solo a portare al vero solo , sempre con un gusto sopraffino per la melodia, che da quel tocco realmente Europeo al pezzo.
 Sicuramente questo è il mio preferito!
06 Scorned
:

Visto che il pezzo prima aveva un sentore europeo, questi ragazzi ci prendono gusto e anche se partono in quinta, lasciano un po' di spazio per dei semi breakdown in cui le chitarre cesellano riff assassini, anche qui batteria e basso danno sfoggio di un ottimo incastro anche sui tempi più complessi, la voce ovviamente vomita male su una ritmica al limite del male/tribale.
 Le urla belluine si interrompono solo quando la chitarra apre ad un riff tra gli slayer e i morbid angel , che serve solo a dare il via ad un assolo che muta ben presto in un dolorosissima melodia degna di far impazzire il migliore lovecraftiano. Una specie di breakdown vecchia scuola (di quelli con la melodia sotto) ci porta verso la ripresa del riff principale che lascia il posto solo alla ripresa della strofa in chiusura in cui un “furiosissimo “ Scream chiude il pezzo.


07 Dimensions
:

Un Arpeggio molto Slayeriano, viene interrotto dalle sfuriate di doppia cassa, che ne rendono l'atmosfera malsana ed opprimente, ancora di più. Quando ormai sembrava un loop infinito, parte finalmente un main riff che da il via ad uno scream malatissimo. 
Il pezzo viaggia su alte velocità, senza mai dimenticarsi di condire il tutto con degli' ottimi innesti dio chitarra.
 La voce tarda ad entrare con le sua malignità, ma tutto è giustificato perché porta ad un'apertura degna dei migliori Gates svedesi.
 Un pezzo realmente senza tregua che rilascia malsane atmosfere direttamente dalla sfuriata dei suoi riff senza respiro.
 La voce quando decide di entrare, spiazza con tutto il male che è in grado di evocare.
 Anche qui sembra che nel background dei nostri un po' di black norvegese abbia fatto capolino, e i sentori di band dedite al culto del caprone  si lascia più che intravedere.
 La chiusura riprende pari pari l'apertura del pezzo, se non fosse per una gelidissima voce che sembra incombere alle spalle dell'ascoltatore.

 In conclusione posso semplicemente dire che questi Ragazzi hanno sfornato un disco realmente valido, degno di oltrepassare l'oceano e prendersi anche qui in Europa un bel riconoscimento.
Mai scontato, mai banale, con i pezzi tutti riconoscibili, un riffing mai casuale e sempre con un occhio alla melodia, come si faceva anni fa. 
Una band promossa a pieni voti, che riesce a trovare il suo spazio nel marasma delle continue uscite che subissa il mercato.
 Alla fine dei soliti 7/8 ascolti prima di fare il track to track, posso dire che è un disco che non stufa anzi regala ad ogni ascolto attento una nuova sfumatura.
 Se nel Metal Moderno, si pensasse di più a scrivere bei riff invece che brackdown e assoli, forse si potrebbe tornare a parlare di musica!


  

Roberto Crisci

80/100