Questo ambizioso progetto nasce nel sud-est della Pennsylvania, dalla mente di Lawrance Wallace. Il quale infonde nella sua creatura le passate esperienze in ambito Black (vissute negli “Shadows of the crypt”) e dell’altro esperimento da solista quale il “Lawrance’s Creation”. Per cui, fatta l’eccezione di Mika Mage al basso, l’orchestra, ancora una volta è il caso di dirlo, è gestita da Wallace in persona.

Per quanto concerne l’analisi odierna Eternal Oblivion è un EP vivo, capace di trasportare e convincere nei circa dieci minuti che dura; proponendo una fusione tra Thrash e Neoclassico di un certo impatto, dove lo scontro, Godzilliano, Testament vs Nevermore è lampante. Derivativo sì, ma, come detto poc’anzi, dotato di una certa personalità e più di una volta saprà stupire. A farla da padrone sono le atmosfere, condite da virtuosismi mai eccessivi e che sanno prendere il proprio tempo per svilupparsi secondo una naturale logica. I quali traggono parecchia forza da scale abbastanza possenti e cambi di ritmo discretamente implementati. La produzione non sarà forse il massimo, ma porta a casa un giusto risultato dando quel tocco di marcio, paludoso ed arcano che non guasta.

Ad aprire l’EP c’è la prima di tre tracce, Spellbound. Un buon biglietto da visita che già nei venti secondi d’apertura fotografa, con un certa precisione, l’intero prodotto. Tonalità oscure, scale ed un mondo tutto da scoprire. A lunghi tratti riflessiva, dove si ha la sensazione che qualcosa stia per arrivare, qualcosa di liberatorio ed articolato; una preparazione che non manca di una certa cadenza e varietà, dove è evidente che Wallace abbia voluto costruire per bene il cammino sino all’assolo decisivo. Ed una volta giunti a quel punto Spellbound da veramente il meglio di se.

La seconda traccia, la title track “Eternal Oblivion”, è l’unica dove Wallace mette in gioco la propria voce. Il risultato è buono, forte di un inizio molto evocativo ed immersivo. Il cambio di ritmo che segue, supportato da riff abbastanza muscolari, conduce a quella voce soffocata e maledetta. Sembra di ascoltare qualcuno da sotto uno stagno, in mezzo al marcio. Buona anche la seconda.

Infine vi è “Witch Hunt”. Altra strumentale che sin dall’attacco di batteria colpisce ed affonda. In tal caso anche meglio dei precedenti capitoli. Pochi momenti per rifiatare e tanta, ma tanta corsa su e giù per le scale, da una parte all’altra. Ascoltare per credere. In conclusione Eternal Oblivion è un buon lavoro, meritevole di una possibilità e molta fiducia.

Non perfetto, a volte la tendenza a ripetere gli stessi riff può far storcere il naso, ma dotato di una grande dignità.

In sostanza la creatura di Lawrance Wallace ha solo mosso i primi passi, figuratevi quando sarà il momento di fare sul serio.

 

 

Jonathan Rossetto

79/100