11 AGOSTO 2017

Le oscure circostanze degli Occasvs, complesso black metal cileno sorto nel 2002, sono l'unica certezza precisa, data dagli stessi. Fondata da "Ülmontem" (basso) e "Nolvz" (voce, chitarra), chiamano al loro fianco i signori "Obitus" (batteria) e "Calvario" (tastiere) nella loro formazione e debuttando con l'EP di tre tracce, "Terrae Abdita" (2004). Qui definiscono quello che sarà il loro "destino occulto", che li porterà senza tastierista e col nuovo batterista, "Sinn Hayek", verso il primo album, "Nocturnal Majestic Mysteria", rilasciato attraverso la Unspeakable Axe Records in formato digitale nel 2017. Ben 13 anni di attesa - the "Unlucky Thirteen", per sfornare un debut album perfetto! Perfetto nello stile, perfetto nel mixing, perfetto nell'ambientazione.

"Andante Notturno Op. 7". Si apre un panorama oscuro, piovoso, tonante, maledetto! Il brano tratta, come indica il titolo, di un andante notturno, cadenzato in malvage atmosfere di possessione, Oltretomba, Spannung, fatalità! La pioggia, il lamento delle anime e lo scintillare delle fiamme deliziano, come sottofondo eterno, il percorso musicale dell'ascoltatore. Una maledizione d'archi, l'ultima esalazione dei fiati, l'arpeggiare fatale di un arpa ingannevole nella sua apparente essenza edenica. Alcuni suoni elettronici, facenti riferimento al cyber metal, riproducono come il suono di una locomotiva e del frenare di un treno sui binari. Quest'introduzione è ricca di allegorie alla morte e suonid della fine ultima dell'anima dell'essere umano. Ecco, dunque, a confermare queste allegorie "Triumphal Defeat", dove a primeggiare è il risuonare iniziale del black metal degli Occasvs, votato ad un mix fra elementi death metal e thrash metal. Una ricca caterva di blast beat e arpeggi con chitarra impostata a thrash. Inoltre, l'incostante piaga della pioggia e dei fulmini tonanti non smetteranno mai di "tormentare" l'atmosfera instabile di un ascoltatore a metà fra accattivato dall'aggressività dello stile musicale, e affascinato dall'impronta esoterica assunta dall'ambient di sottofondo. In seguito, a precedere la terza, "Under Human Eyes", sono ancora il tuono e la pioggia. Essi fanno da antecedenti a questo brano, intriso della medesima violenza del primo, ma dove subentrano riff più thrash/black che black/death. Sarà la prima parte del quinto brano, "Ritual Death", divisa da una ritualistica traccia, "Psychic Burial", dove a fare da ciceroni a quest'ascolto saranno le voci di tutte le entità oscure, cori che fanno pensare a spiriti di esseri umani massacrati, trucidati, bruciati vivi, eliminati senza alcuna pietà dai loro stessi simili. A fare da guardiani "protettori" sono gli sciamani, i negromanti e gli stregoni, unenti le loro voci a quelle delle anime eternamente sofferenti.

Con il sopraggiungere di "Ritual Death", seconda parte di "Under Human Eyes", si riprende parzialmente il riffing del secondo intermezzo. La voce di Nolvz e dei suoi cori, pre-registrati, si accingeranno a fare di questo brano uno fra i più esoterici e "tribali" dell full-length. Fra growl possenti, ora sordi, ora sonori e quasi bassi, e scream quasi a confondersi con l'ambient idealizzato dalla band per queste tracce, riff thrash/black e blast beat sempre presenti, "Ritual Death" rappresenta lo Zenit della release, che lascerà spazio "Seer", sesta traccia. Qui, la ritmica tende ad essere mutevole, improvvisamente, quasi a sperimentare il modellare black metal su elementi progressive, ma senza mai separarsi dai sempiterni blast beat. Questa traccia sarà fomentata da cacofonie strumentali senza eguali, fornendo inoltre quell'eco sempre "d'occulto", generata dalle voci di Nolvz, atta a rendere la traccia un agglomerato di aggressività misto ad un tentativo ben riuscito di ritualizzazione. Dal quarto minuto in poi, la musica subirà un rallentamento ottimamente cadenzato, divenendo quasi un valzer della morte, soprattutto quando la chitarra viene impostata in acoustic, accompagnata da piccole percussioni, come la "sabbia" o "le foglie secche". La traccia terminerà con la medesima aggressività con cui è iniziata, lasciando spazio a "Union", canto di chiusura dell'album. Una breve introduzione sinfonica d'archi accompagneranno gli squilli di tromba all'ultima violenza degli Occasvs. In questo brano prevarrà una voce più "operistica", con tentativi canori con approccio più classico e meno black metal. Esploderà nell'ultimo grand finale dopo il quinto minuto, dove tutto si chiuderà in un death/black metal distintivo. Permarranno, dunque, la morte e il nero - secondo gli Occasvs - a riunire eternamente le anime all'origine di loro stesse. Tutto sfocia nell'ultimo ed echeggiante grande ruggito di Nolvz, accompagnato di nuovo da tempesta, scintillio di fiamme, folgori e rombi di tuoni e risonanza sofferente dell'Eterno Riposo di tutte le anime dell'Oltretomba.

In breve, gli Occasvs si rivelano come quel tipico gruppo capace di compiere umilmente e nella giusta quantità di tempo un fantastico passo più lungo della gamba. Superando i difetti di "Terrae Abdita", porteranno a casa un eccellente merito da non sottovalutare, condividendo globalmente un prodotto di inappuntabile qualità, caratteristica poco comune (non per incapacità, ma per mancanza generale di strumentazione) nell'area sudamericana. Dunque, una piena ed oggettiva promozione da parte del redattore.

 

Alexander Daniel

100/100