4 NOVEMBRE 2017

“Mørke" è il terzo album della band danese Psycode uscito il 4 agosto 2017 tramite l’etichetta “Pavement Entertainment", il progetto può essere considerato come il frutto di un percorso più maturo e affinato rispetto ai lavori precedenti. Nonostante gli Psycode siano una band piuttosto recente, hanno alle spalle tanti live eseguiti in Europa e Danimarca, inoltre hanno aperto concerti di band importanti tra cui Amon Amarth, Mastodon, Slayer ecc. In seguito all’uscita di "Mørke" la band realizzerà numerosi video delle

tracce presenti nell’album e intraprenderà un tour ancora più grande dei precedenti. La prima traccia ad aprire il full lenght si intitola “Speech", introdotta da chitarre evanescenti ed un synth atmosferico che simulano un’ atmosfera di tensione e sospensione che si risolve immediatamente in un blast beat trascinante, all’unisono con i riff marcati di chitarra. La voce

esordisce subito con uno scream molto aggressivo, alternando una voce decisamente graffiata e melodica. Un aspetto molto curioso è sicuramente l’abbinamento di accordi grunge alla classica struttura metalcore/hardcore presente verso lo scorrere del terzo minuto e di breve

durata. Questo album ricco di sonorità gotiche (soprattutto in background) prosegue con “Ghost Of You”, titolo che rievoca pienamente il concetto espresso precedentemente. L’apertura è prorompente grazie alla cavalcata della batteria, che sembra regalare al brano una struttura piuttosto symphonic power, anche se solo per pochi secondi; questo viene ulteriormente confermato con la presenza di tastiere simili al primo brano. Ovviamente questa atmosfera si tramuta nella classica struttura metalcore e si alterna con la precedente.

“Loosen The Tight" si distingue per un’intro in cui le tastiere svolgono un ruolo di primo piano, assieme ai blastbeat di batteria, anche se inizialmente la chitarra non è presente, non crea ipotetici “vuoti" e regala soprattutto in questo caso scenari gotici. Verso il primo minuto la voce risulta molto più graffiata, disperata e dilaniata sostenuta da una chitarra più “mansueta" che esegue sia parti in clean dal caratteristico timbro alternative, che parti distorte più avvolgenti, meno incisive rispetto a “Ghost Of You" e “Speech" ma perfette in questo contesto. Il quarto brano “Riven" può apparentemente sembrare il classico brano hardcore con sonorità più concentrate sulla tecnica che sulla melodia, ma non è così. L’intro presenta tutti gli elementi classici del genere ma non appena la chitarra esegue alcuni accordi in clean, la batteria esegui ritmi che si discostano dai precedenti breakdown creando contrattempi senza l’ausilio (non per forza necessario) del doppio pedale, la chitarra ha un approccio quasi post rock e con la voce sempre energica crea uno scenario disperato dal sapore post-apocalittico. Il tutto si sposta repentinamente su un sound piuttosto marcio, djent con chitarre ribassate e in un’altra tonalità, come se fosse iniziato un altro brano, ma ciò non è casuale e crea più dinamicità alla traccia. “Iskolde Ojne" ritorna alle classiche sonorità hardcore e non si differenzia particolarmente dalle prime tracce iniziali. Con “Paralyzed" si assiste ad un cambio di rotta inaspettato, qui, il basso la batteria e i synth ipnotici le fanno da padrona. Il ritmo è lento, scandito e richiama molto i Deftones, con rullanti inaspettati e non in griglia, un’altra particolarità sta nella voce perfettamente pulita e limpida. Questa traccia non può definirsi “rock” ma piuttosto sperimentale con leggeri richiami pop e non risulta per niente fastidiosa. Ottimo lavoro. “The Sky Is Broken” potrebbe definirsi come il sequel della traccia precedente ma in chiave metalcore, dunque ripristina una tessitura con breakdown e chitarra distorta, ma lo scenario si mantiene piuttosto oscuro ed ipnotico e anche qui il basso si riconferma come uno degli strumenti di primo piano, sia nelle parti distorte che nei punti in cui viene solo accompagnato dalla batteria. “Introspective" potrebbe formare un EP con le tracce precedenti per la varietà di suoni, ma il fatto che tutto questo sia presente in questo album, rende il tutto ancora più apprezzabile. Non a caso la traccia si apre in pieno stile “Paralyzed” ma ovviamente con parti melodiche diverse che si ripresentano in più punti della traccia, contrastando egregiamente le parti più crude e violente “Mountains" si ripresenta nel pieno stile primario della band, mentre “The Monument" si presenta con influenze trash più tecniche ed elaborate sia nei riff di chitarra che nei groove di batteria, la voce inoltre acquisisce un timbro più cupo anche se ugualmente graffiato. “In The Sound" sembra quasi scavare nel nucleo della terra con chitarre sulfuree e breakdown cadenzati e regolari, per poi lasciare spazio a parti alternative ombrose e introspettive. Che dire di “Stay Disappear", la voce pulita a volte integrata da ulteriori voci di sostegno, accompagnata da un piano quasi ipnagogico rievoca addirittura sonorità indie pop di stampo piuttosto dark, che progrediscono in un oceano di chitarre trascinanti con una batteria cadenzata con la voce nuovamente sporca ma questa volta in sordina.

La traccia che conclude questo percorso surreale è “The Strain” introdotta da accordi in clean piuttosto grunge e sognanti accompagnati da un synth che crea profondità assieme al basso

ancora una volta fondamentale. Il seguito da quasi l’impressione che tutto sia rallentato, onirico e allucinato pur ripresentando gli elementi fondamentali del genere. Tirando le somme, il metalcore/hardcore è un genere affascinante anche se spesso ripetitivo, ma gli Psycode con questo album hanno saputo tirare il meglio di loro stessi, dimostrando di saper “uscire" e “sconfinare" in altri generi ma con tatto e discrezione. “Mørke" dunque si presenta come un album completo ricco di emozioni e ruoli diversi, anche nella scelta degli strumenti da porre in primo piano; un album dunque in grado di accontentare una grande fetta di pubblico, dagli appassionati dell’hardcore più puro e “old school", ai più aperti nella sperimentazione e nelle atmosfere sognanti.

 

Gianluca Santoro

95/100