28 GENNAIO 2018

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Iniziando da una piccola presentazione, chi siete? Da cosa deriva la scelta di “Gorilla Pulp” come nome di un progetto musicale?

 

I Gorilla Pulp sono un’essenza al profumo di tufo che trova le sue radici nella cultura etrusca e la musica Psych Rock degli anni’70. Il nome, invece, deriva da un gioco di parole tra il re della giungla e la sua carne, vista in versione “palahniukiana”. Alla fine quello che cercavamo era dare la sensazione di un animalone grosso che recita in un’ambientazione B-movie alla Tarantino.

 

La vostra musica sembra essere composta da un mix di generi, con forte influenza degli anni ’80 e 70’, cosa trovate di interessante in quell’ ”epoca”? Cosa pensate invece della musica attuale?

 

Assolutamente. In quell’epoca è esplosa la musica Rock in tutte le sue sfumature ed è un periodo storico chiave per chiunque suoni oggi.  Oggettivamente era bella quasi tutta l’aria che si respirava in quegli anni per i musicisti che facevano Rock’n’Roll. Attualmente crediamo molto nella scena musicale attuale perché è quella in cui viviamo anche noi. Come in ogni epoca e in ogni cosa ci sta sempre la parte bellissima e quella bruttissima: l’importante è forse scegliere sempre quello che ti piace di più!

 

Il lavoro con cui avete inaugurato il progetto Gorilla Pulp è un EP, dal titolo “Hell In A Can”, come lo definireste? Descrivetelo.

 

“Hell In A Can” è stato il passo che ci ha portati ad avere la nostra prima etichetta, la Mother Fuzzer Records di Dublino, alla quale siamo tuttora molto affezionati. Il primo lavoro è come fosse la tua prima notte con una bella donna, che ti piace, con la quale torneresti più e più volte… o anche no! Però rimane nel tuo intimo sempre un’esperienza che ti segna e alla quale rimarrai per sempre legato. Lo definiremmo comunque molto grezzo, una bella mazzata di tufo in faccia!

 

Parlando di testi e composizioni, chi si occupa di scriverli? a cosa si ispirano?

 

I testi li scrive tutti Maurice e sono per lo più una specie di evasione. L’evasione fa sempre parte dei Gorilla Pulp ed è forse per questo che è un tema molto ricorrente in molte canzoni. La cosa bella è poter visualizzare le cose per poi scapparci dentro, e a tutti piace un po’ viaggiare, sentirsi bene, scappare e poi ritornare…

 

Si è parlato dell’primo lavoro, necessariamente è il caso di dare una piccola panoramica del nuovo lavoro “Heavy Lips”, uscito da pochi mesi.

 

Heavy Lips è uscito a metà ottobre ed è il nostro secondo full lenght, registrato tutto live all’Elfo Studio di Tavernago e masterizzato su nastro analogico. Al momento siamo felicissimi di aver festeggiato il sold out della tiratura “limited” e aspettiamo quella dei classici vinili neri. Le influenze settantiane sono di chiara ispirazione blues con degli sprazzi doom dell’epoca, anche se qualche riferimento stoner moderno non manca. 

 

Ci sono delle band o artisti di cui avete particolare stima? Se sì chi e per quali ragioni?

 

In zona siamo grandi amici di Southern Drinkstruction, Helligators, Lord Woland, Vinnie Jonez e altri…

Nutriamo anche un particolare affetto per le band della nostra etichetta attuale, la Retro Vox Records di Parma, con i quali condividiamo tanto per via della scuderia in comune. Black Gremlin, Strato’s, Kaptain Preemo, Wah’77… Senza tralasciare band spaccaculo come Donald Thompson, Shitty Life e Dead Man’s Blues Fuckers. Abbiamo stima e rispetto per tutte le band che si rompono il culo on the road e credono anche nelle altre! 

 

L’ultimo lavoro è stato registrato live, cosa pensate delle esibizioni dal vivo? Cosa si prova a stare sul palco?

 

Nasciamo come band live. Nel momento in cui non potremo più farlo saremo morti e ci scioglieremo. Suonare dal vivo è l’unica cosa per cui abbiamo creato questo animale e per il quale continuiamo.

 

C’è mai stato un evento nel corso della carriera musicale che ha deluso le vostre aspettative? Come reagite agli eventi negativi? O eventualmente come pensate di fare?

 

AHAHAHHA, ce ne sono stati diversi e chi non lo ammette mente! Come in tutte le cose per trovare il bello devi passare un po’ per le cose che fanno malino. La nostra reazione è quasi sempre un grande “sticazzi” e andiamo sempre avanti.

 

Cosa pensate possa contraddistinguere il vostro prodotto da quello di altre band simili?

 

Questo ce lo dovete dire che comprate il disco e ve lo ascoltate. Noi possiamo dire che ci abbiamo messo tutto quello che avevamo dentro e fuori, in tutti i sensi.

 

Ci sono in particolare progetti per il futuro o obiettivi che vorreste raggiungere?

 

Sicuramente non vogliamo fermarci mai con i live e continuare a fare dischi.

 

Pensate che in paesi esteri la scena underground sia supportata in maniera diversa?

 

Ogni volta è sempre diversa, dipende da dove vai a suonare e in quale contesto. Sicuramente all'estero c’è la cultura di suonare presto (per fortuna!) e di comprare di più.

 

Al di là di quanto è stato discusso, c’è qualcosa che vorreste aggiungere?

 

Se non compri i dischi,  non fare i dischi!!