17 minuti scarsi. Tanto basta ai Dry Food For Dogs per mettere a ferro e fuoco le casse del vostro stereo. I DFFD sono attivi da una decina d’anni e, con un full length alle spalle, oggi propongono con ferocia questo micidiale dischetto che rientra nel filone del grindcore, e che vede come principali gruppi di riferimento i primi Carcass e i Napalm Death. Lasciando da parte possibili pregiudizi nei confronti di chi decide di percorrere strade trite e ritrite, ci si accorge di come questo EP suoni fresco ed attuale, grazie ad un sound moderno e ad un approccio più “core” che “grind” e che, nella sua matrice “saltellante” ed “in your face”, gli permette di essere estremamente divertente. 

Si parte con “Daily Massacre”, e subito si capisce che i nostri hanno le spalle larghe, e che la voglia di picchiare forte è tanta. Le chitarre affilate e un pizzico di melodia verso il finale del pezzo donano un tocco di personalità all’insieme. La successiva “Screaming Neighborhood”, che presenta una verve groovy, ricorda le cose buone fatte dai danesi Hatesphere dell’epoca Bredahl. “Dry Core” è caratterizzata da un’ottima prestazione di Stefano Griffone alle pelli, davvero coinvolgente, mentre la titletrack “Pay for Pain”, che si apre con una battuta tratta dal film 1408, trasposizione dell’omonimo racconto di Stephen King, trova riscontro nei 2 minuti successivi, dove a seguito della domanda “perché non mi ammazzi e basta?” i nostri ci bastonano senza pietà. La successiva “Cannon Fodder” sembra una collaborazione dei primi Lamb of God e gli stessi Napalm Death, grazie ad un giusto equilibrio di groove, melodia e riff spaccaossa. La terremotante “9520” è il pezzo meno caratteristico, ma che, nella sua durata inferiore ai 2 minuti, non fa che accompagnarci verso la conclusiva “Idols” dove, senza troppi fronzoli, il singer Andrea Nebbia ci vomita addosso tutta la sua carica; tra un growl ed uno scream non si fa fatica ad immaginare il gruppo crogiolarsi sul palco davanti al pogo selvaggio scattato oltre le transenne sulle note di questa song.

Questo dischetto è confezionato ottimamente, i pezzi suonano bene e sembrano a tutti gli effetti scritti per essere suonati dal vivo. La produzione è adeguata alla proposta, anche se, in vista di un nuovo full length, consiglierei di adottare un suono un poco più definito, per mettere in risalto maggiormente i passaggi più tecnici, e far emergere il basso, sicuramente presente ma a volte un po’ in secondo piano rispetto al resto. La prova è quindi positiva, ma, trattandosi di un EP di così breve durata, non è possibile farsi un’idea di quale riscontro ci sarebbe stato con un più ampio minutaggio: non è di certo facile proporre questo genere con una durata maggiore senza il rischio di ripetersi o di cadere in sistematici cliché, o ricadere nel “già sentito”. Assolutamente da tenere d’occhio.

 

 

Sorma

70/100