6 MARZO 2018

I Gorilla Pulp nascono nel 2014 a Viterbo, Lazio dall’idea di Maurice Flee (voce, chitarra, talkbox e theremin) e Choris (basso e cori), a quali poi si aggiungono presto Angelo "Mr. Vernati" (chitarra e cori) e Giorgio "Bulldozer" Pioli (batteria) per completare la line up. 

Nello stesso anno in cui si consolida la line up la band entra in studio giugno per dedicarsi alle registrazioni del primo EP della band, “Hell In A Can”, rilasciato poi il 15 dicembre 2014 per Mother Fuzzer Records (Dublino). La band rilascia un videoclip ufficiale del singolo “Mean Devil Blues” a cui partecipano Marina Mantero e Giada Da Vinci, due importanti pornostar della scena Hard italiana.

Il 1° aprile 2016 i Gorilla Pulp rilasciano il loro primo full length, “Peyote Queen”, per la Retro Vox Records. 

Con la traccia “Witchcraft” fanno parte della compilation americana Stoner Box, assieme a band del calibro di Pentagram, Saint Vitus, Hawkwind e molti altri, in uscita per la Cleopatra Records (L.A. California). 

Nel Marzo 2017 rilasciano il nuovo singolo di “Prey On Your Mind”, assieme ad una cover di Santana, “Hope You’re Feeling Better”. 

Il 13 Ottobre 2017 esce il secondo album della band intitolato "Heavy Lips" attraverso la Retro Vox Records.

I Gorilla Pulp definiscono il proprio sound come "Tufo Rock" e il loro intento con quest'album è riproporre in maniera esplosiva un sound proveniente dagli anni ’70.  

"Heavy Lips" contiene 8 Tracce caratterizzate da un Rock’n’Roll di chiara influenza Stoner/Heavy Blues e una grande curiosità su quest'album è il fatto che è stato registrato live e masterizzato rigorosamente su Tape.

Il disco si apre con "Bless the Moon" che viene accennata da un'introduzione di linee soliste di chitarra elettrica seguita dagli ostinati dei piatti charestone di sottofondo per poi avere un deciso botta e risposta con il resto degli strumenti che si conclude nel secondo giro con contrasto tonale tra chitarra ritmica/basso e chitarra solista con un leggero rallentamento a conclusione.

Subito dopo si entra nel vivo del brano con ritmiche rock'n'roll veloci in stile Motorhead nelle strofe alternate a mid tempo più mitigati. Le linee vocali di Maurice Flee risultano eccellenti ed accattivanti per tutta la durata del brano con un ritornello che non lascia facilmente la mente dell'ascoltatore.

Un momento decisamente più lento e blueseggiante si fa spazio verso la fine del brano dove si fa spazio un assolo che si conclude con dissonanze fischieggianti e piene di psichedelia.

La successiva "In your Waters" mostra forti richiami al sound dei Deep Purple e presenta delle linee di chitarra dai toni aggressivi alternate a riff stoppati nelle strofe in cui si aggancia la voce di Maurice Flee, mentre le ritmiche di Giorgio "Bulldozer" Pioli sono vivaci e travolgenti.

Subito dopo un bridge dove le vocals assumono un ruolo fondamentale, la chitarra solista da prova di un assolo fantastico che accompagnerà il brano ai riff finali.

"The Witches Twirl" assume prevalentemente delle ritmiche più lente rispetto ai brani precedenti e Maurice Flee mostra tutta la sua bravura con un cantato caldo ed allo stesso tempo aggressivo. 

I riff proposti e l'accentuazione ritmica della batteria, in alcune parti, mostrano nuovamente richiami ai Deep Purple.

Choris in alcuni intervalli sonori dove gli accordi di chitarra elettrica sono rilasciati, armonizza con l'uso di pentatoniche sul basso.

Poco dopo un favoloso assolo di chitarra, la band propone una variazione di ritmiche e riff a cui seguono anche delle differenti linee vocali da quelle proposte in precedenza, dove la voce di Maurice Flee, viene affiancata a quella femminile di Rebecca “Becky” Magri.

Arriviamo alla titletrack "Heavy Lips", che incrementa la carica energica e l'impetuosità a partire dalla struttura strumentale.

La band sembra ispirata dai Led Zeppelin per questo brano ed il basso di Chrois si mostra fremente e fa da base al cantato di Maurice Flee per un dinamismo strutturale nell'attesa che tutti gli strumenti si reincontrino amalgamati.

La batteria di Giorgio "Bulldozer" Pioli enfatizza al massimo questi incontri alternati grazie agli accenti ritmici sui riff di chitarra.

In più, il chitarrista solista Angelo Vernati crea delle ottime linee di chitarra che si legano in maniera eccellente con i riff della chitarra ritmica nei ritornelli.

Dopo una parte dedicata ad un assolo di chitarra, la struttura del brano muta temporaneamente con dei nuovi riff con una stilistica Blues e con riff più trascinati; inoltre si alternano pause tra i riff e il cantato di Maurice Flee si fa sensuale e si alterna a ad una voce femminile in preda ad un orgasmo tra vari giochi ritmici della batteria e piccole linee soliste su toni differenti a contasto da parte delle due chitarre.

Segue un giro di riff strumentali al quale successivamente  un secondo assolo di chitarra che vanta la particolarità di avere un effetto parlato grazie all'uso del talkbox .

"Cactus Killer" si accenna con una base di colpi di tom e timpano alla batteria che accompagnano riff di chitarra in palm muting seguiti poi da alcune linee melodiche soliste da parte della seconda chitarra.

Dei suoni di feedback spezzano l'intro dei riff di chitarra per entrare nel vivo della canzone con dei riff mid-tempo che non perdono tempo per accelerarsi e rendere la struttura aggressiva e veloce nelle strofe. I ritornelli invece mostrano un rallentamento e un'ottima dimostrazione della voce di Maurice Flee con i suoi sensazionali acuti e la sua grinta nella timbrica. Fin qui, la composizione si mostra affine alla stilistica stoner dei Red Fang, mentre successivamente, in alcuni passaggi strumentali dopo il secondo ritornello, i Gorilla Pulp danno prova di atmosfere doommeggianti influenzati dai Black Sabbath, per poi ritornare sui riff precedenti verso la conclusione del brano.

Fin da subito altri suoni feedback ci introducono la sesta traccia che si intitola "Prey On Your Mind".

Dopo i primi riff e linee di chitarra solista in wah-wah, dei fantastici motivi basati sulle pentatoniche fanno da ponte a dei riff stoppati nelle strofe che fanno da base alle linee vocali che si distendono in maniera continua su di essi.

Dopo il primo ritornello dove i riff vengono rilasciati a plettrata libera e le linee vocali di Maurice Flee si mostrano sublimi, le due chitarre mostrano il motivo precedente basato sulla pentatonica mescolato in un eccellente contrasto tonale.

Verso la metà del brano, nel mezzo del fervore post-ritornello, spicca un assolo di chitarra, mentre subito dopo che le atmosfere e le dinamiche sonore del brano si fanno più pacate, è il basso di Choris a potersi esprimersi nel migliore dei modi cimentandosi anch'esso in un assolo intenso e passionale e lasciando poi concludere le linee solistiche alla chitarra. 

A terminare la composizione ci sono i ritornelli e i motivi di pentatonica tipici del brano.

Arrivati al settimo pezzo del disco è il basso di Chroris a segnare il motivo sonoro portante di "The Low Song" fin dai primi istanti dell'ascolto.

Si accoda subito la batteria di  Giorgio "Bulldozer" Pioli e successivamente i riff di chitarra.

Le atmosfere proseguono in dinamiche più mitigate ed estasianti tra gli arpeggi di chitarra con effetto chorus presenti nelle strofe dove il vocalist Maurice Flee presenta delle linee vocali sensuali.

I riff tornano duri e distorti per il ritornello dove Maurice Flee esplode con un cantato aggressivo ma allo stesso tempo a tratti malinconico, così come i riff.

L'assolo di chitarra mostra fantastici tratti di psichedelia e a questo seguono delle linee strumentali che richiamano influenze Doom dei Black Sabbath, spezzando momentaneamente un'ispirazione più Led Zeppeliniana che domina nella composizione; infatti questo, nel corso dell'ascolto, si rivela solo come un bridge verso terreni sonori che tornano a richiamare il feeling temperato e nostalgico mostrato in precedenza con arpeggi in chorus e voce riverberata per poi portare a conclusione il pezzo con due ritornelli finali e il motivo sonoro proposto all'inizio.

La conclusiva è "Ape Eyes" e viene intrdotta da scale di chitarra scandite ritmicamente da rulli creando un ottimo gioco ritmico.

Si aprono le danze per una cavalcata mid-tempo da parte delle chitarre nelle strofe seguite subito dalla voce; mentre nel ritornello le ritmiche sono meno serrate e, mentre le chitarre eseguono dei riff ritmici, il basso di Choris assume un ruolo di armonizzazione solista ripendendo in il fraseggio di scale eseguito nell'introduzione dalle chitarre.

Verso metà brano, Giorgio "Bulldozer" esegue dei giochi solisti nelle sue ritmiche di batteria mentre anche Angelo "Mr. Vernati" si scatena in un assolo di chitarra che si trasferisce successivamente su una base ritmica che torna alle cavalcate precedenti.

Dopo che si ripete nuovamente il ritornello le due chitarre di Maurice Flee e Angelo "Mr. Vernati" eseguono fraseggi di chitarra in tonalità differenti che si amalgamano armonicamente tra loro. In seguito prosegue solo una chitarra per chiudere l'assolo tra le ritmiche che si mostrano più perseveranti. Quasi giunti alla fine della brano musicale, la band stupisce con un finale che sembra volutamente richiamare le note di "War Pigs" dei Black Sabbath con lo scopo di rendere loro omaggio. 

Dopo aver ascoltato l'intero album, posso dire che i Gorilla Pulp hanno dato prova di saper comporre un ottimo disco con brani musicali caratterizzati da una certa sinergicità espressiva da parte di ogni musicista e che riesce a valorizzare a pieno l'impatto delle dinamiche sonore.

Se siete amanti dell'Hard Rock anni 70 di band come Led Zeppelin e Deep Purple, dell'Heavy Metal con accenni di Doom tradizionale e se amate il revival di certe sonorità sorto verso la seconda metà degli anni 90 in chiave Stoner, proposto da band come gli Orange Goblin o i più recenti Red Fang, allora vi dico che i Gorilla Pulp sono sicuramente una band per cui potreste andarne fieri, dato che sono una realtà tutta italiana.

 

Daniele “Nadhrak” Parisi

95/100