7 GENNAIO 2018

I RUXT sono una band nata nel 2016 che può vantare una formazione di tutto rispetto. Ogni componente infatti è ben rodato; troviamo Matt Bernardi (Purplesnake) alla voce, Stefano Galleano e Andrea Raffaele (Snake, Rockit) alle chitarre, Steve Vawamas (Athlantis, Mastercastle, Odyssea, Bellathrix) al basso e Alessio Spallarossa (Sadist) alla batteria.

Nello stesso 2016 rilasciano “Behind the Masquerade”, il loro primo album, ricco di influenze che convogliano in una profonda ricerca di identità, compito non facile per il tipo d’influenze e, soprattutto, per il tipo di genere.

Per fortuna i RUXT ci sono riusciti alla grande, sfornando quello che si può definire un ottimo album.

Running out of time, mixato da Pier Gonella e Steve Vawamas, contiene dieci piccoli capolavori composti interamente da Stefano Galleano.

Con quest’album i RUXT fanno un salto di qualità notevole, affermandosi nella scena Heavy con un’identità ancora più matura e creativa.

Il songwriting dell’album è davvero stratosferico, soddisfa appieno ogni aspettativa si possa avere a riguardo, sebbene siano ancora presenti le influenze dei più grandi artisti heavy anni 80, Running out of time riesce a non annoiare mai innovando e svecchiando tutte quelle scelte che possono essere prese alla leggera in termini di composizione se si vuole fare Heavy nel 2017. Questa cosa coi RUXT non succede!

L’album apre le danze con la title track, cinque minuti di pura energia che passano in fretta lasciando spazio ad un’originalissima Legacy che mantiene alta la qualità percepita fin’ora.

Il ritmo cadenzato dell’album viene interrotto con quella che si può quasi definire una ballad, In the name of freedom, bellissima, con un’intro che ci trasporta in mondi psichedelici, suoni davvero ben calibrati, assoli chirurgici e molto melodici; una canzone che fa della malinconia il suo cavallo di battaglia, riuscendo in tutto.

Se stiamo parlando di assoli però non si può non prendere in considerazione Everytime Everywhere, a mio parere la migliore canzone dell’album, nonché la canzone con l’assolo più bello.

Sarà l’intro dialogata tra due chitarre completamente pannate (una a destra, una a sinistra) o sarà la semplicità della canzone resa dannatamente accattivante da un songwriting privo di difetti.

Di per sé presenta un riff accattivante che non risulta mai monotono, ma, come già specificato prima, la qualità compositiva permette a questi semplici fattori di mescolarsi in un prodotto finale davvero unico.

Arriviamo a My Star, che dire, testo struggente, estremamente melodica e malinconica, assolo disperato e cantato struggente, tutti ingredienti per una ballad da 10 su 10 quale effettivamente è.

Questa malinconia non termina e, per fortuna, pervade anche Heaven or Hell canzone che in maniera alquanto inaspettata conclude l’album.

Ci si aspetterebbe qualcosa di più movimentato, ma dopo la solenne marcia di Queen of the World, i RUXT ci vogliono salutare con questa mini suite che inizia come una malinconica sonata di piano; ingredienti semplici: piano, qualche arco e la magnifica voce di Matt Bernardi.

La canzone quasi d’improvviso esplode verso la fine in un connubio perfetto di tutto ciò che è stato Running out of time fin’ora: possanza, riflessione, malinconia, potenza.

Questo è, a mio parere, un album davvero ottimo, eccelle sotto quasi tutti i punti di vista, se proprio devo trovargli un difetto si trova nel mix generale, infatti si può accusare una carenza di bassi, questo porta spesso a percepire vuotezza di suono nel complesso, ma immagino d’altronde che per voler ottenere un suono molto simile all’Heavy anni 80 questa sia una scelta abbastanza obbligata.

Che dire in conclusione di Running out of time, album che letteralmente fa uscire dal tempo non facendoti rendere conto che in men che non si dica, sei già arrivato alla fine. Per tutti gli amanti di R. J. Dio, dei Masterplan, questo è un album che va assolutamente ascoltato. Una piccola grande perla che ha potenzialità da vendere!

 

Francesco Goi

95/100


Chimica: cosa succede se uniamo cinque elementi con grande capacità tecnica e infinita inventiva, composti da mordenti sonorità e ritmiche strabilianti? Facile: viene fuori un composto profondamente heavy metal chiamato RUXT; Proveniente da Genova, questa band formata da cinque energetici elementi debutta con il loro primo album “Behind The Masquerade”; Un disco che parla di sonori viaggi interiori, scava nella mente e nel cuore dell’ascoltatore, smuovendo gli animi più bui e riesumando le emozioni più nascoste. C’è una ‘chimica’ che circonda questi ragazzi fondendo i loro pensieri, le loro sonorità, dando vita a un esordio da sogno. E dalla teoria, è ora di passare alla pratica, studiando la fusione tra le varie componenti chimicamente metalliche che danno vita al progetto in questione.

Si da il via con una suggestiva “Intro”, che dimostra l’eccellente bravura della band nel cimentarsi in profonde parole; L’encomiabile prefazione di un lavoro che da modo all’ascoltatore di capire che l’intero album non parlerà solamente attraverso la musica, ma anche attraverso il linguaggio di un cuore sgorgante di parole. Ecco che si aprono le porte di questo infinito viaggio interiore con “Scare My Demons”; Sonorità palesemente hard scavano nel’animo del pubblico, il rovente riff di chitarra accende una candela per accompagnarlo nel buio della propria anima, mentre la perfetta dote canora del frontman disegna alla perfezione l’eterna scenografia della track. Il resto della band incornicia questo quadro, dando vita ad un atmosfera adatta al mondo in cui i Ruxt vogliono dar vita. Il viaggio continua con la possente “Soul Keeper”, una caverna di sonorità crea un percorso verso il cuore dell’album; L’epicità di questo sound viene sprigionato dall’idilliaca bravura tecnica di questa band, che con il suo mostruoso heavy metal caricato in questo pezzo enfatizza pienamente la voglia di andare oltre, di andare verso il nucleo di questo progetto. La voce marcata del frontman interrompe il silenzio, prima che la band intervenga facendo ruggire i propri strumenti, tirando fuori la mordente “Spirit Road”: un pezzo scritto e suonato dagli dei del rock in persona, altrimenti non si spiega l’energia emanata da tutta questa potenza sonora! A parer mio, con questa track, hanno già portato questo album a livelli massimi. Ma è ancora troppo presto per parlare, e infatti la sventola sonora di “Forever Be” sfata il mito, mostrandoci l’ineguagliabile infinità di meravigliose sfaccettature risiedenti nel disco; Una bellissima ballad degna di rispetto. Le afrodisiache onde emanate dal basso invogliano le percussioni di una magnifica batteria a seguirlo, mentre le note di una chitarra colma di elettrizzante tecnica si mostrano divinamente. Impossibile smettere di sognare con questa combinazione di elementi, specialmente quando ad incrementare questo sogno arriva una splendida “Where Eagles Fly”: Si vola sempre più in alto, molto più delle aquile in questione con le sonorità di questa track. Ma dove sono stati fin’ora questi dei dell’heavy metal? Forse la risposta ce l’abbiamo con quest’album tra le mani: a scrivere un pezzo di storia! E come dargli torto con un pezzo come “Lead Your Destiny”: pura adrenalina spinta nelle orecchie di un pubblico affamato di energia. Se iniziasse a piovere nel momento in cui metterete su questo disco non abbiate timore: sono le lacrime di commozione di Ronnie James Dio, consapevole di aver piantato profonde radici in questo mondo, e questa band è riuscita a coglierne l’essenza. È il momento di un’altra profonda ballad con “A New Tomorrow”, una track melodica strappalacrime con arpeggi acustici degni di nota. Questo pezzo mostra a pieno la seria preparazione tecnica della band, in soli 2:47 minuti di paradiso. Ma è troppo presto per rilassarsi, così interviene l’energica “Daisy” a fomentare i fan di questa strabiliante band. La qualità strumentale va oltre i confini della perfezione, il manifesto dell’ hard’n’heavy è racchiuso in questo capolavoro. E un'altra dimostrazione ce la da “Life”, che pur avendo un sound più morbido riesce a tenere testa all’intero disco; Non è un semplice album, è un film mentale da guardare con gli occhi dell’anima. Pura perfezione sonora senza fine, e come vederne una quando a mostrarsi è un adrenalinica “Between The Lies”; Ancora una volta il marchio sonoro dei Ruxt è ben evidente in questo pezzo di una purezza heavy metal priva di eguali. La pelle d’oca arriva alle prime note di “Forgive Me”, accompagnate dalla perfetta tonalità vocale del frontman che ci fa passeggiare in mezzo ai giardini dell’anima, una favola che la band ha scritto per il loro pubblico. Un altro paradiso è stato creato da sonorità afrodisiache senza limiti, incrementate poi dalla graffiante “Madness Of Man”: gli ormoni impazziscono al suono di questa track che, come una donna, mostra le sue sinuose forme provocando un sensuale piacere dovuto all’idilliaca tecnica strumentale di questi ragazzi; Ogni solo di chitarra di ogni pezzo è un godimento senza fine,  perennemente e ardentemente attesi. Ma l’apice delle loro capacità viene toccato quando a chiudere l’album partono le prime note di “Soldier Of Fortune”, un pezzo firmato Deep Purple, rivisitato in maniera a dir poco perfetta. Brividi immensi attraversano tutto il corpo, in parte per l’elegante pezzo di storia, e in parte per l’eccellente bravura del frontman che si addentra e si centra alla perfezione nel pezzo, arredandolo con una nuova emozione da condividere.

Ci sarebbero milioni e milioni di parole da poter usare per descrivere l’eccellenza di questo album, perfettamente studiato e con qualità sonore seriamente elevate. “Behind The Masquerade” ha mostrato l’infinito potenziale di questa band, che ha dato vita a un capolavoro della musica. Chiunque ascolti questo album capirà l’elevata tecnica e l’ottima inventiva dei Ruxt, che non hanno creato un disco, bensì un capolavoro della scena heavy. Quest’album non è altro che la radice di un imponente futuro, e quando quest’albero crescerà verranno colti i frutti del successo che questi strabilianti ragazzi meritano!

 

Marco Durst

90/100