11 GENNAIO 2019

Nel già vasto oceano del symphonic metal gli Aenigma producono il loro debut album (il gruppo ha all’attivo solo una demo e un EP), Into The Abyss, di fatto addentrandosi in un ambiente alquanto denso e saturo, i cui standard risultano essere, di conseguenza, decisamente elevati. Anche per una band emergente, perciò, è richiesto un certo spessore e una notevole qualità nel prodotto, oltre che, naturalmente, l’originalità.

Rileggendo la storia del quartetto toscano, l’atto di nascita degli Aenigma è rintracciabile nel 2013, quando Matteo Pasquini e Juri Filippi (rispettivamente batterista e chitarrista), danno vita al progetto che, passando attraverso diversi cambi di formazione, arriva agli inizi del 2019 presentando la cristallina voce di Caterina Bianchi dietro il microfono, accompagnata nelle seconde voci e nei growl da Lorenzo Ciurli, già chitarrista, il tutto trascinato dal basso di Valerio Mainardi. Dietro le pelli resta ad oggi Matteo Pasquini, unico membro fisso della compagine toscana. Aiutati dalle evidenti influenze di Nightwish e Rhapsody in primis, la band entra in studio con una decina di pezzi scritti e pronti per essere incisi, che si compongono nell’album qui in analisi, Into The Abyss, la cui copertina a caratteri marini è perfettamente intonata al senso del suo titolo.

E’ chiaro che il pericolo principale per chi si cimenta sia nella scrittura e realizzazione sia nell’ascolto di un disco di questo genere è quello di incappare in qualcosa di ripetitivo e scontato, un pericolo che non sempre gli Aenigma riescono a fuggire, mutuando spesso dalle loro ispirazioni.

Addentrandoci nel disco, salta agli occhi come questo si componga su un ottimo equilibrio di brani veloci e pezzi più lenti, dando perciò un certo movimento all’opera, che ne esce sicuramente meno statica di tanti altri lavori di debutto, anche dello stesso genere. In questo senso, gli Aenigma sono riusciti a produrre canzoni come Falling (Into the Abyss), effettiva apertura dell’album, o la successiva Infected, e al contempo ballad come Crimson Moon, Away From All, o la prima metà di The Sacrifice. Nelle prime infatti la batteria e le orchestrazioni restituiscono un ritmo e una melodia decisamente incalzanti, che strizzano sicuramente l’occhio alle ispirazioni più metal, laddove invece nei brani più lenti e delicati come Crimson Moon e Away From All viene dato ampio spazio all’aspetto più sinfonico e trascendentale. The Sacrifice si presenta addirittura come il giusto matrimonio fra le due frange, costituendosi di una prima metà più lenta a cui fa fronte una chiusura molto più vicina ai primi due pezzi del disco.

Per quanto riguarda il songwriting, l’album è ben realizzato, godibile e mai noioso, sebbene non si distacchi quasi mai dalle linee guida tracciate dai grandi del genere: ecco che la maggior parte dei brani richiamano i più celebri Nightwish o i nostrani Rhapsody ma, come detto, il tutto non risulta mai noioso o banale proprio grazie all’orecchiabilità dei pezzi e al sound catchy, ma più in generale e più semplicemente alla versatilità del suo stesso genere. Si noti infine il ponderato uso delle due voci, contrastanti per via del sesso dei due interpreti, ma ben sposate nell’amalgama finale del disco, per cui una di esse, Caterina in particolare, risulta naturalmente dominante, laddove invece la voce maschile, affidata a Lorenzo Ciurli, viene introdotta gradualmente a partire dal secondo brano sia in growl che in pulito e diventa vera e propria protagonista in Essence of Life, duettando con quella di Caterina Bianchi e destreggiandosi tra le due tecniche canore di cui lo stesso Lorenzo ha dato prova nei pezzi precedenti.

Per quanto riguarda la produzione c’è poco da dire: nonostante il disco in questione sia un debutto il sound appare pulito e maturo, correttamente bilanciato grazie soprattutto al missaggio ben studiato, da cui emerge un’opera in cui risaltano tutti gli elementi, dalle già citate voci, alle chitarre ben definite, fino alle orchestrazioni, presenti in maniera preponderante, ma mai eccessiva. In definitiva, la godibilità del suono, ad un orecchio non perfettamente allenato o a chi si cimenta nell’ascolto intenzionato semplicemente ad immergersi e perdersi nelle “delicate” note del symphonic, permette di far passare in secondo piano la non proprio notabile originalità.

Tra i migliori pezzi di Into The Abyss sicuramente compare Falling (Into The Abyss), potente brano di apertura che segue la intro strumentale Beginning of The End e che si configura come un brano diretto e immediato, in grado già di convogliare gli elementi caratteristici della compagine toscana, dalla voce alta di Caterina, a tratti accompagnata da un growl di sottofondo, ma affiancata per l’intera canzone dalle tastiere, espresse in orchestrazioni e delicate linee di pianoforte. Altro pezzo degno di nota è Crimson Moon, unica vera ballad, aperta da un lento e ipnotico arpeggio di chitarra, che lascia il ruolo di protagonista alla voce solo dopo un abbondante minuto. La batteria interviene solo durante il ritornello, rallentando naturalmente i ritmi a cui ci ha abituati, conducendoci attraverso una sezione più distorta che, in chiusura, lascia campo ad un richiamo della prima parte, eseguito ancora una volta dall’immancabile pianoforte.

In conclusione, Into The Abyss è un album gradevole e apprezzabile, nonostante pecchi qua e là di scarsa originalità. La sua intrinseca orecchiabilità gioca sicuramente a suo favore, coadiuvata dall’ottima produzione e dal sicuramente più che buono songwriting. Insomma, gli Aenigma al momento sono riusciti nell’intento di avvicinarsi quanto più possibile ai più noti e classici Nightwish, ma per la seconda fatica discografica il più sentito augurio è quello di riuscire a staccarsi dalle ispirazioni per virare su qualcosa di più personale. Capacità e maturità sono evidenti, che siano le basi per il salto decisivo.

 
Claudio Causio

72/100