22 GIUGNO 2017

Gli Egosystema nascono nella primavera del 2015 come band influenzata dal rock americano (con cantato in italiano) per poi subire una parziale evoluzione (causa anche diversi cambi di line up) inglobando anche il prog metal che li ha portati fino all’attuale terzo disco intitolato Change Reality. Ora le sonorità si sono fatte più rocciose e lineari combinando un certo alternative rock/metal moderno con spruzzate di elettronica/industrial. 

Partendo dalle note dolenti bisogna affermare che in diverse occasioni le tracce soffrono di un mixing che a volte si rivela confusionario segando le gambe in particolare alla sezione ritmica che si ritrova con dei suoni fiacchi e poco potenti. Ciò crea degli episodi come “Innocence Betrayed” o “Liar” che vedono riffs chitarristici violenti che continuano ad inciampare su delle basi valorizzate in maniera troppo imprecisa. In generale le parti più toste e metalliche (tranne la riuscitissima “No Remorse” o l’aggressiva “False Friends”) tendono a perdere mordente troppo presto salvo risollevarsi quando le atmosfere si fanno più apocalittiche (“Realize”) e quando entra in campo il lavoro tastieristico/elettronico. Le parti electro difatti contribuiscono a gonfiare e rendere più piene le tracce dotandole di un’aura più personale come nella già citata opener, dall’ottimo assolo, come pure nelle epiche “Get Lost” o l’equilibrata ed ottima “Forlorn” dove emerge una decisa personalità. Le canzoni però offrono poca varietà adagiandosi su stilemi sonori fissi senza che si abbia il coraggio di uscire dai propri confini. E’ tutto troppo lineare e scontato come anche le ballate “Limits” e “You and Me” che per quanto ben fatte offrono poco di diverso dalla moltitudine di bands presenti in circolazione. Vocalmente poi non si riesce a centrare esattamente il bersaglio causa vocals troppo poco incisive nelle parti più movimentate ed aggressive offrendo però notevoli pennellate melodiche nelle tracce più atmosferiche. Altra cosa da non sottovalutare sono i ritornelli che il più delle volte non riescono a farsi ricordare perdendo la loro forza nel giro di pochi istanti. 

Avrebbe dovuto essere il disco della maturità ma ci sono ancora diverse imperfezioni da sistemare ma attenzione che non si pensi a questo lavoro come brutto o indecente. Tutt'altro, l’album si lascia ascoltare con piacere offrendo brani diretti (seppur poveri di particolari) con assoli e melodie di assoluto valore. Manca però quella scintilla che faccia infiammare gli animi, che al momento non è ancora stata accesa. 

Per il momento sufficienti, con la speranza che si aggiusti il tiro con il prossimo lavoro.

 

Enzo 'Falc' Prenotto 

65/100