30 GIUGNO 2017

Direttamente da Vercelli compare una nuova band (con componenti provenienti da diverse bands della scena hardcore/punk/metal come gli Arcadia e Indigesti) chiamata Niamh. Il quartetto nostrano nato nato più o meno attorno al 2016 arriva al primo passo importante ossia il debutto discografico con questo Corax.
Musicalmente parlando le sfumature sono molteplici che è meglio in questo caso ispezionarle un pochino alla volta ma per coerenza con le altre recensioni del sottoscritto si sappia che in generale la band suona un mix di alternative rock/metal e new metal.
L’opener “Putting the fun in FUNeral” spiazza proponendo un post-hardcore/metal infarcito da un cantato rabbioso (a volte nel corso dell’album un po’ troppo effettato) misto a clean vocals. Le ritmiche in questo caso sono dinamiche ed intricate e si ripresentano anche in altri episodi come l’equilibrata “Paracetamolotov” (tra bordate metalliche e melodie sognanti) oppure si sentono in maniera sparsa durante i pezzi. 
Il resto del disco è per lo più incentrato su sonorità più alternative per quasi l’80% del lavoro come in “Eat. Pray. Kill” (dal ritornello corale e fiero) dove compare un riffing aggressivo e tanta rabbia nella voce tranne le parti in pulito, con punte sonore quasi estreme. “Mrs. Fletcher's relatives” e “My antichrist anaemia” proseguono il discorso presentando un buon lavoro melodico ma senza riuscire ad imporsi con troppa forza. La doppietta composta da “The WOW effect” e “The voices made me do it” cambia nuovamente le carte in tavola ricalcando la scena metallica moderna nata negli anni 90’, specialmente rifacendosi ai Linkin Park per certe soluzioni canore ma anche per le strutture melodiche (a volte intrise nell’elettronica). Il primo brano è più elaborato e meno diretto, mentre il secondo prevede qualche bastonata più estrema rispetto alla band di Los Angeles, nel complesso però i brani sono molto simili.
Una delle tracce meno riuscite è la zuccherosa “Maniac”, brano electro/metal abbastanza banale e fin troppo melodico; sicuramente sarà una possibile hit ma se paragonata al resto del disco stride troppo.
Disco ben prodotto, con un mixing che valorizza tutto al meglio, ben suonato e che sicuramente può attirare un pubblico variegato. Uno dei problemi principali è il non avere una direzione precisa buttandoci dentro parecchie cose non riuscendo a combinarle al meglio ma come esordio va più che bene.

 

Enzo ”Falc” Prenotto
65/100