Antimateria è una one-man band nata nel 2013 in Finlandia per opera di Ahma.

La band rilascia nel settembre del 2016 il primo album intitolato “Valo Aikojen Takaa” per la tedesca Purity Through Fire Records.

Il titolo dell’album è traducibile come “Luce indietro dal passato” oppure come “Luce indietro dai secoli”.

Le tematiche della band sembrano basarsi sulla natura, sul cosmo, sul dualismo luce-ombra, sulla misantropia, sulla morte e sul mondo astrale. 

Riguardo l’ultima tematica citata, si può dire che il concetto del “mondo astrale” sia nato col paganesimo e che rappresenta il mondo del pensiero, dove il pensiero diventa realtà.

Da qui si aprono riflessioni che hanno inizio dal concetto di materia, approdando poi al concetto opposto di antimateria.

Data la tematica, “Antimateria” è il nome scelto da questa band finlandese.

Dopo una breve intro comincia la prima traccia dell’album “Sieltä Mistä Valokaan Ei Milloinkaan Karkaa” - traducibile come “Dal luogo dove anche la luce non sfugge” - che ha un sound molto ispirato al black metal di Burzum, Forgotten Wood, Xasthur e Drudkh. Fin dall’inzio del brano i riff di chitarra si intrecciano con delle linee melodiche di tastiera che contribuisce a rendere il suono su lidi più atmosferici.

Le ritmiche si alternano da mid-tempo e blast beat, non mancano parti di plettrate a zanzara che in certi punti contribuiscono significativamente sull’armonia melodica insieme alla tastiera. Verso la fine della canzone le melodie escono progressivamente dalla struttura originaria del brano quasi per portare l’ascoltatore in un viaggio negli spazi più inesplorati del Cosmo concludendosi con i battiti a raffica di batteria combinati alla grinta vocale degli scream di Ahma.

La traccia successiva è “Tieni Kohti Lopullista Tuhoa” - Il mio percorso verso la distruzione definitiva - che inizia con una ritmica di batteria molto cadenzata e una plettrata di chitarra di natura più doom. Le melodie sono molto più malinconiche e a metà brano c’è presenza di cantato pulito che si accosta al cantato in screaming. In chiusura le ritmiche si fanno leggermente più veloci con dei ritmici tipici del punk e le chitarre proseguono riprendendo la melodia che aveva caratterizzato il ritornello col cantato melodico.

In “Roihuten Läpi Yötaivaan” - “Attraverso il cielo notturno ardente” - il sound prosegue con una dolce tristezza integrando anche parti meravigliose di chitarra classica ai sospesi riff di chitarra distorti. Ad un tratto la chitarra si concentra più sulla ritmica lasciando spazio alla presenza dominante della tastiera per le melodie. Il brano si carica di rabbia con del blast beat poco prima di terminare, alternandosi tra ritmiche che spaziano tra il mid-tempo con doppio colpo di cassa incessante e tra ritmiche più tipiche dell’hardcore/d-beat inglese dei primi anni 80.

Il quinto pezzo si intitola “Kun Aukeaa Mysteerit Kuoleman” – “Quando si aprono i misteri della morte” - e continua sulla direzione del brano precedente mantenendosi però esclusivamente su ritmi medi.

Nella traccia successiva “Kadoten Merien Hautaan” – “Scomparendo nella tomba dei mari” - Ahma movimenta di nuovo il sound variando tra ritmiche lente e ritmiche più veloci, incrementando anche con passione la carica nelle parti vocali che seguono il fraseggio melodico dei riff provenienti dalla chitarra distorta.

Il brano che chiude il disco è l’omonima “Valo Aikojen Takaa” che riprende i suoni di tastiera presenti nella traccia di apertura e che si dimostra perfetta per concludere questo album grazie ai ritmi serrati che rincorrono i riff in tremolo picking in gran parte della canzone fino a sfociare in un intermezzo acustico che traccia il percorso verso nuove melodie che vengono poi sviluppate dalla chitarra in distorsione. Seguono la tastiera che torna a incrementare l’armonia melodica e i ritmi scanditi di batteria su velocità media con un alternarsi di doppia cassa che fa da tappeto sonoro verso la fine del pezzo.

Giunto alla conclusione posso dire che, a mio parere, questo disco di debutto degli Antimateria risulta abbastanza efficace all’ascolto grazie alla produzione che sembra essere efficace per il genere proposto e per il songwriting che vede i suoni di ogni strumento amalgamarsi perfettamente tra loro in maniera lineare e graduale verso differenti cambi melodici che spesso sono presenti all’interno di uno stesso brano quasi come se al suo interno ci siano diversi atti.

Consiglierei questo disco a chi ama il sound del Black Metal di seconda ondata e delle sue diramazioni stilistiche Ambient/Atmospherical e Depressive.

 

 

Nadhrak

85/100