01 LUGLIO 2017

Molti dei non avvezzi al genere potrebbero considerare il grindcore come musica volutamente cacofonica, provocatoria, ignorante a seconda delle tematiche. Una musica facile, insomma. L'EP in questione che sono andato ad ascoltare potrà tuttavia smentire questi pregiudizi. Il lavoro svolto ci dimostra come precisione e qualità tecnica siano alla base per la musica di questa nuova band estrema che in appena quattro anni di attività ci ha proposto due lavori degni di nota (Time and Again, 2015; Mankind Crawls, 2016). Stiamo parlando degli Axis of Despair, band attiva dal 2013 capace di mantenersi fresca ad ogni nuova uscita. La professionalità di certo non manca, trovandoci davanti un curioso concentrato di band quali Overtorture, Volturyon ed Infanticide, e i 9 minuti proposti dal lotto ci danno un’ idea precisa di chi sono e cosa hanno intenzione di fare: un grindcore moderno di scuola inglese che però non rinuncia alla brutalità, con diversi rimandi ai magnifici anni 80, periodo d'oro del genere.

The Last Sight (2:28) non lascia scampo. Oltre ad essere il brano più lungo dell’EP (e dell’ intera discografia del gruppo, NB), esso mostra senza mezzi termini come il quartetto di Ösborn riesca a giostrare un’ implacabile brutalità, evidente soprattutto nelle partì vocali, con intervalli sonori più marcati e cadenzati. Da sottolineare l’ottimo lavoro di batteria, macinante senza mai cadere nel ridicolo o ripetitivo. E per una band grindcore è un fattore da evidenziare.

Il viaggio continua con En Vansinnesdans (00:52), un brano di appena 52 secondi nel quale, con una notevole padronanza della materia trattata, il growl cavernoso di Joel Fornbrant macera una rabbia sociale spiazzante. Una traccia rapida e incalzante che mette l’acceleratore sull'intero EP, preparando il terreno per i successivi ottimi brani.

Enclave (1:20), con il suo ritmo ossessivo, tradisce una certa influenza black metal di stampo svedese, ovvero veloce e tagliente. 

Under the Surface (1:19) è quella che si può definire come una canzone cattiva. Seriamente parlando, riprende gli assi nella manica che hanno reso il primo brano uno dei migliori dell’ EP, ma in una chiave via via sempre più dinamica e azzeccata. È qui che il lavoro chitarristico raggiunge un considerevole livello, mostrandosi fresco e malleabile a creare quell’atmosfera sferzante che sembra essere diventata, finora, il marchio di fabbrica della band.

Skulking (1:19) serve a mantenere ancora il livello di efferatezza di Mankind Crawls, dove un furioso duetto di voci traina l’ascoltatore verso ciò che il grindcore ha sempre dichiarato di essere: denuncia sociale.

Life on Standby (2:10) è un brano quasi simmetrico a The Last Sight, ricalcandone la struttura tecnica. Ancora una volta chitarra, basso, voce e batteria danno insieme una prova concreta del proprio valore dimostrando di sapersi modellare allo scopo di creare, almeno a livello musicale, un qualcosa di variegato e mai ripetitivo.

Per concludere, non sono un ragazzo che grida al “capolavoro” facilmente, specie considerando i primi vagiti di una nuova, promettente band come gli Axis of Despair. Tuttavia, se mi dovessero chiedere di fare un esempio di grindcore moderno, quasi certamente mostrerei loro questo piccolo gioiellino, capace di dimostrare come a volte bastino solo nove minuti per creare un lavoro piacevole e per riaccendere anche se per poco la speranza di una rinascita in grande del genere. Tuttavia, devo evidenziare che a parte un senso di piacevolezza, questo EP non lascia immergere abbastanza l’ascoltatore nel senso di rabbia e furia misantropica che il genere dovrebbe gridare senza compromessi. Ma è una band giovane tutto sommato, che avrà il suo tempo per maturare. E se farà dei propri pregi una base per costruire qualcosa di solido e duraturo, fidatevi, avrà molto da offrirci in futuro.

 

Simone Carlucci

69/100