'Redemption' - CRAVING ANGELS, from Minnesota (U.S.A.), una band che si forma nel 1984 e si gode gli anni ruggenti del metal... invidia!

Purtroppo, però, i nostri giovani, al tempo, non ebbero molta fortuna e furono altre le proposte musicali che entrarono nel music business; tuttavia, grazie alle facilitazioni dell'era musicale odierna ed alla storica Minotauro Records, l'unico componente originale rimasto (Buddy "Bud" Hughes) ebbe, nel 2014, l'occasione di rendere fruibile la loro arte agli appassionati con 'Dark Horse'.

Non solo agli appassionati... anche agli irriducibili romantici che amano quel tempo che fu... perchè il loro primo album proviene dritto da quegli anni... in tutto e per tutto: dalla copertina alla composizione... quindi anche il sound. Musica degli anni in cui il metal si stava metallizzando ed il rock si era indurito e si stava glammizzando... quando c'era una linea sottile tra hard rock e metal.

E questo è quel che è successo, per sommi capi, prima di 'Redemption'.

Quello che accade con 'Redemption' è... la stessa cosa... no, non proprio la stessa: in verità ciò che differenzia i due album è quando è stato composto il materiale. Nel caso di 'Dark Horses' si trattava di composizioni 'del periodo' (cioè degli anni di formazione della band), per 'Redemption' si tratta di nuove composizioni.

Fedeli al loro amato sound ci ripropongono old school metal dove possiamo ritrovare i nostri eroi del passato.

Le canzoni sono, per la maggior parte, ben composte, energetiche ed assolutamente ascoltabili... anzi: da ascoltare!

Sono 17 (un bel pacchetto) i brani proposti... alcuni di alto livello, altri un po' meno, ma non voglio appesantirvi la giornata... quindi vi do qualche gustoso hint, il resto lo lascio a voi:

L'opener 'dirty girls' è assolutamente il punto d'incontro tra Mötley Crüe e Judas Priest ed è assolutamente 'catchy' con un riffage aggressivo e ben pensato. 

La successiva song 'Chrash and Burn' ha assolutamente un sentore di Snake (L.A.GUNS) nella strofa e perciò... non si può non amare.

'Chicaboom' abbassa i ritmi sui 95 bpm e ci regala un bel pezzo aggressivo con un piccolo solo (anch'esso old school) molto pertinente e gradevole, ma la sorpresa c'è e si chiama 'Hell's Waiting'... avete mai sentito Alice Cooper cantare un country? Beh... ascoltatevi la strofa.

La track numero 5 'Roses are Red' risulta la più moderna del lotto grazie ad una composizione che prevede tempi musicali diversi tra la parte ritmica e quella melodica con esplosioni 'emotive' che sottolineano bene il concetto sofferente del testo: una chicca.

'Bad Vodoo', numero 8, Bluesy and Sleazy... ed il cantato ricorda lo Steven Tyler dei tempi... molto gustosa!

Seguita da 'Everything i do' ballatona glam/hairy metal veramente godibile con un intermezzo pseudo ambient che richiama il rock fine anni '70 e che sta bene seguita dalla glammosissima numero 10 'Gonna Party'.

Dopo il metallo di 'Dirty little secrets' (12) con ritornello alla Iggy Pop e le hard rockissime 'Dream chaser' e 'she's no lady' l'album perde un po' di smalto creativo, ma resta ascoltabile

Ma la musica non è tutto in un album: 

La proposta musicale dei nostri Craving Angels è godibilissima, piena di verve e ci riporta indietro ad anni gioiosi... però viene affossata da una produzione casalinga, frettolosa, addirittura (quasi) inesistente (per l'epoca in cui viviamo). 

Aver rivisto alcuni passaggi dove si avverte più uniformità tra gli strumenti ed aver eliminato canzoni non completamente convinte e formate (es: 'new day') sarebbe stato bello e, soprattutto, aver curato sia la gestione delle dinamiche dei segnali, sia il mixing degli strumenti (magari pensando di fare anche il processo di mastering seriamente) avrebbe dotato il prodotto di una certa qualità.

Le limitazioni nella produzione (a livello qualitativo) dei dischi nei primi anni '80 erano dovute ai supporti tecnici ed ai loro alti costi e non alla scarsa cura... forse la scelta del supporto in vinile avrebbe potuto far notare meno queste cose (poiché completavano l'operazione nostalgia), ma su un supporto ad alta definizione spiccano come l'esplosione di una bomba nucleare a 200 metri da casa.

I transienti debbono essere curati per evitare la non uniformità nella percezione del suono e per sperare di riuscire ad eseguire un buon mixing ponderato,  non si possono avere le voci di supporto che utilizzino le stesse frequenze della voce principale e ne hanno lo stesso volume creando confusione al posto di creare sostegno sonoro, non è affatto un bene generare continue situazioni non gestite in  cui il suono si 'gonfia' e si 'sgonfia' senza seguire la necessità fisica del brano, è indicibile far ascoltare un bel brano dove gli strumenti continuano a'mangiarsi' le frequenze l'un con l'altro per non aver tentato di dividerle.

Una cosa bella è stata rovinata, però può essere recuperata in futuro... fino ad allora:

 

 

Bjorn Hodestal (BJ)

35/100