2 AGOSTO 2017

A volte forse c'è bisogno di tornare indietro, al passato, ed è quello che i Dawnpatrol sembrano voler fare.  Provenienti dall'Aquitania, questa band francese offre un thrash-black metal fedele al vecchio stampo e ben confezionato. Il merito è di V. Wolfstorm (chitarra, voce), Cendres (batteria) e M'Cka (basso). I Dawnpatrol si sono formati nel 2011, e si sono ispirati da gruppi come Kreator, Sodom, Megadeth (dalla cui canzone hanno scelto il loro nome), Sepultura, Slayer, Razor, Destruction, Motorhead eToxic Holocaust. Le influenze sono ben evidenti. La band francese è anche caratterizzata molto dalle tematiche apocalittiche delle loro liriche, come si può ben intuire semplicemente dai titoli delle loro canzoni. Il loro primo, e fin'ora unico, disco si intitola The Dawn Of Steel ed è uscito lo scorso anno sotto la casa discografica Nuclearmageddon.
L'album d'esordio dei Dawnpatrol inizia con un'atmosferica intro di un minuto, caratterizzato da un serioso parlato che non promette nulla di buono (in senso positivo). La prima vera e propria canzone è After Atomic War, che inizia con un'introduzione molto heavy su cui sentiamo un'altra voce parlata. Il brano prosegue con una sfuriata violenta tipica del genere. Sono pochi i momenti di pausa, i rallentamenti sono funzionali e riescono a dare un po' di varietà. La successiva Heavy Metal Addict parte invece subito frenetica, con una parte centrale più lenta e groovy che fa anche da tappeto per due brevi assoli di chitarra ben concepiti, dopo di chè si torna sulla velocità dei riffs. Deathgame è un pezzo abbastanza thrashizzante (vengono subito in mente gli Slayer), che fila liscio senza intoppi. La successiva Holocaust 2000 è un pezzo inizialmente suonato un po' più lento, ma sempre a ritmo sostenuto, per poi esplodere nel mezzo. Purtroppo la prima parte non è così efficace, e toglie un po' di punti alla traccia. L'inizio di Shadows Of The Vultures promette di più e riesce a mantenere. Ormai, giunti al sesto pezzo, è palese che i riffs forsennati riescono molto bene ai Dawnpatrol, soprattutto li sonno abbinare bene a parti meno frenetiche, ma comunque molto violente. Le seguenti Station 211, introdotta da degli spari un po' come un pezzo dei Metallica, Signs Of The World's Demise e Post Nuclear Thrash Metal ormai aggiungono poco a quanto già sentito e detto, perché la ricetta è sempre la stessa. Colpisce di più il melodico e tetro Outro che chiude the Dawn Of Steel, che sfuma in fade e che si potrebbe ascoltare all'infinito.
Questo album ha due grossi limiti, che sulla carta rischiano di pesare parecchio: pecca di originalità e al suo interno c'è pochissima varietà. Il sound, il modo di suonare e cantare dei Dawnpatrol non sono particolari, non è nulla che non sia già stato concepito e fatto anche parecchi anni fa. Tendenzialmente si può dire che basta ascoltare una canzone a caso di The Dawn Of Steel e si ha ascoltato l'intero album. Sicuramente facendo così si respira subito l'atmosfera e lo stile che permane in tutte le nove canzoni (più un'intro e un outro). Ma c'è anche un grosso importante “ma”: si percepiscono la passione e la voglia di divertirsi. Questi due elementi si trasmettono perfettamente all'ascoltatore, e rendono tutte le canzoni piacevoli (ovviamente bisogna apprezzare un minimo il genere). Sicuramente i primi a divertirsi sono questi tre metallari francesi. È vero che l'arrangiamento è simile se non identico in tutto The Dawn Of Steel, ma i Dawnpatrol sono riusciti a renderlo fluido e naturale in quasi tutti i casi. Il miglior consiglio che si può dare è quello di prendere questo disco per quello che è, e vuole essere: un album di sano thrash-black metal. Non bisogna cercare altro. In sede live questi nove pezzi promettono di fare faville e di innescare epici scapocciamenti e poghi. Per questa volta siamo tutti contenti così.

 

Tracklist:
Intro
After Atomic War
Heavy Metal Addict
Deathgame
Holocaust 2000
Shadows Of The Vulture
Station 211
Signs Of The World's Demise
Post Nuclear Thrash Metal
Outro

Formazione:
V. Wolfstorm: chitarra, voce
Cendres: batteria
M'Cka: basso

 

Giovanni Casareto
70/100