Nuova band, nuovo debutto a nome I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening. Si sa molto poco di questo duo, chiamato Digir Gidim, tranne che tale Lalartu si occupa dei testi e delle parti vocali, mentre Utanapištim Ziusudra si occupa di musiche e strumenti. Una band oscura, nata nel 2014 che predilige tematiche su antiche credenze mesopotamiche. Per quel che riguarda le sonorità, ci si ritrova immersi nel black metal classico ma che non disdegna incursioni anche in altri territori.

Quattro tracce per quasi un’ora di musica, composizioni lunghissime dalle variazioni quasi impercettibili. 

Un disco difficile da digerire ma che con la dovuta pazienza riuscirà ad aprire la mente alla propria malsana oscurità. Le tracce sono tutte caratterizzate da uno screaming vocale demoniaco e volto alla malvagità (che però si concede qualche passaggio in pulito), adagiato su chitarre il più delle volte velocissime (si ascolti la malefica e terremotante “Conversing With The Ethereal”) ma che possono sorprendere, come nella traccia “The Glow Inside The Shell” dove compaiono echi apocalittici quasi post-metal, melodie spaziali ed arpeggi sinistri. C’è una certa ricerca nel variare le atmosfere, che possono passare dalla violenza pura ma a tinte epico/sinfoniche (l’opener “The Revelation Of The Wandering”) oppure a velocità più ragionate che inglobano spesso cori liturgici (la finale “The Eye Looks Through The Veils Of Unconsciousness”). I brani sono complessi e ad un primo ascolto possono risultare parecchio simili fra di loro, ma il problema forse più lampante è l’eccessivo minutaggio, in quanto le canzoni sembrano tirate per i capelli un po’ troppo, allungando a dismisura dei discorsi che potevano essere terminati molto prima.

Un lavoro che, come anticipato, ha bisogno di parecchio tempo per essere interiorizzato e che se fosse stato più breve avrebbe reso meglio, ma alla fine il risultato è più che buono. Consigliatissimo agli amanti del black metal.

 

 

Falc.

70/100