Capita spesso di trovarci tra le mani del materiale interessante, ben realizzato e con un andatura che riesce a saziare la nostra sete di emozioni. In questo caso, tra le mani, abbiamo un favoloso split album, realizzato da due band emergenti: Sleepwalker e Fen! Due band con simili sonorità, orientate dal progressive black all’ambient strumentale, fondendo due eleganti sonorità e tirandone fuori quasi un piccolo concept degno di nota. L’album è composto da sei tracks: le prime tre composte dai Sleepwalker, mentre le successive sei dai Fen. Un toccante tuffo nel mondo sonoro/emotivo che andiamo ad analizzare.

Questo profondo viaggio sonoro si apre con l’elegante “Somnambulistic Trance” (Sleepwalker): leggiadri arpeggi poggiati delicatamente sul letto di una base inquietantemente calma; bastano pochi accordi a dar vita ad un pezzo di un’intensità unica. Una passeggiata nell’oblio sonoro.

L’ambient radicale di “Call Of Ashes II” (Sleepwalker) accarezza l’animo degli inquieti con un soffice tatto musicale; l’accuratezza dei suoni suscita paesaggi privi di luce e completamente deserti, tra i quali echeggia solamente il suono dei pensieri e dei ricordi.

L’atmosfera si allieta alle prime note di “Oblivion” (Sleepwalker): un piccolo tuffo nell’accecante oscurità dell’emotività, dove gocce di piacere scorrono delicatamente sull’anima dell’ascoltatore. Un efficace afrodisiaco sonoro.

Si apre il sipario per i Fen e la loro penetrante “Tides Of Glass”, che con le sue appariscenti sonorità si lega perfettamente all’atto precedente: un prog black metal eccellente che riesce ad alternare attimi di pura quiete sonora con energetiche scariche symphonic black; il salto nell’altro mondo.

E proprio come una pietra gettata sul manto liscio dell’acqua si apre “Stone & Sea” (Fen): il tocco dei primi arpeggi e i lontani crash ritmici fanno da spinta, allargando la propria circonferenza sonora in un mare strumentale; 3:50 minuti di dolce overdose musicale.

Si chiude in maniera esemplare questo piccolo viaggio spirituale con l’armoniosa “The Last Gravestone” (Fen), aumentando di gran lunga il proprio vigore, allietando l’ascoltatore con un profondo black metal sinfonico, il quale riesce a procurare un radicato piacere a livello uditivo ed emotivo. Una chiusura di gran classe.

Due demo ben realizzate, la quale unione ha portato ad uno split per nulla male. Una passeggiata tra i paesaggi dell’emotività spirituale, una scalata sulla montagna delle sensazioni sonore. Un inizio con i fiocchi per entrambe le band che, con la loro creatività e la loro dote, hanno dato vita ad un ‘mini-concept’ degno di essere ascoltato, e soprattutto vissuto.

 

 

Marco Durst

80/100