10 GIUGNO 2017

I Forgotten Woods sono un gruppo Depressive Black Metal norvegese, formatosi nel 1991 ad Etne/Ølen. I testi parlano di depressione, tristezza, occultismo, natura e il tema della notte. Assieme a band come Burzum, Bethlehem ed Abyssic Hate, la band ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dei sottogeneri Depressive Black Metal e Suicidal Black Metal.
“As the Wolves Gather” è stato il primo album dei “Forgotten Woods”, rilasciato originariamente del 1994 che in questa nuova veste, uscita a maggio del 2017, oltre a comprendere gli otto brani originari, trovano spazio i tre brani dell’ EP “Sjel Av Natten”.
 Ristampato dalla Label “Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum”, è stato rimasterizzato con una qualità maggiore e ospita al suo interno ben undici brani per una durata totale dell’album  di 1 ora 19 minuti e 21 secondi, durata lunga ma godibile.
L’album si apre con “Eclipsed”: intro abbastanza veloce e la voce del cantante entra subito prepotentemente, la chitarra tagliente e la voce gutturale di Thomas Torkelsen che sembra uscita da una tomba. La velocità aumenta ed il basso non è da meno. L’ascoltatore viene rapito dall’assolo ipnotico del chitarrista. Dall’assolo si passa diretti alla seconda parte della canzone, il ritmo all’inizio è uguale a quello sentito in precedenza, dopo qualche secondo, si ha un rallentamento prepotente, la batteria è ben presente e l’arpeggio di chitarra, trasporta l’ascoltatore in una depressione che lo accompagna fino al finale del brano.
Si prosegue con la title track “As The Wolves Gather”: intro di basso e di batteria ad un ritmo medio basso fanno si che l’ascoltatore si addentri sempre di più in questo mare nero di depressione, e quando attacca il cantato, sprofondi sempre di più. Il basso fa da padrone in alcuni punti specifici e la chitarra distorta fa aumentare il pathos, il ritmo rallenta maggiormente. L’ascoltatore viene sconvolto ancor di più da questa melodia avvolgente e piena di oscurità, la paura si fa sempre più grande e la tensione aumenta fino a quando la chitarra rientra. Il rallentamento di tempo e la monotonia del suono, trasportano ulteriormente al proprio interno. Verso il finale la monotonia si accentua ed il basso trasporta verso il brano successivo.
Terza traccia è “In My Darkest Visions”: intro di batteria a ritmo veloce, il cantato entra subito insieme agli altri strumenti e trasportano il malcapitato ascoltatore nella loro depressione.  Già dal titolo, si capisce la tematica del brano, in queste loro visioni oscure. L’ assolo di chitarra non lascia scampo a nessuno. Il ritmo aumenta, la mente pian piano si spegne e viene avvolta dalla musica del gruppo; ci si addentra sempre più in un mondo fatto di dolore, oscurità e di malinconia. Una chitarra lievemente arpeggiata rende questo viaggio ancora più sconvolgente. La voce in questo brano è stata inserita solo in alcuni punti, lasciando alla musica la maggior parte dello spazio.
Quarta traccia “Winter”: canzone d’intermezzo ed è quella con la durata più corta, soli 49 secondi, in cui si sente una chitarra arpeggiata ed il rumore di una tormenta di vento, l’ascoltatore si riprende e vede una speranza, una luce per uscire da questo mondo pieno di oscurità.
Si prosegue con la quinta traccia “Grip of Frost”: intro di chitarra e batteria a ritmo normale e la voce entra subito lasciando l’ascoltatore spaesato, la luce della traccia precedente viene cancellata di nuovo dall’oscurità. Il basso fa da preludio ad un rallentamento di tempo e la chitarra viene suonata in arpeggio, la batteria rallenta e vi è un assolo. La voce rientra prepotente, lasciando l’ascoltatore in balia della depressione più totale senza trovare appigli per uscire da questo mondo senza luce e senza speranza.
La seconda parte dell’album inizia con “Dimension of the Blackest Dark”: la canzone si apre con la chitarra distorta, la batteria martellante ed un urlo del cantante che poco dopo inizia l'esibizione. Si rimane rapiti ancor di più nelle proprie paure, questa traccia non lascia scampo, l’angoscia aleggia, il rallentamento e la batteria in trigger insieme alla chitarra anch’essa distorta, la seconda chitarra arpeggia per aumentare ancora di più il pathos di chi ascolta.
Settima traccia “Svartedauden”: un'altra canzone strumentale, un intermezzo in cui si può trovare un angolo dove riflettere e rilassarsi.
Ottava traccia “Through Dark And Forgotten Valleys”: intro di batteria e chitarra distorta, la voce con effetto eco, come se il cantante si trovasse dentro una grotta, ormai sperduto, l’ascoltatore segue questa voce per trovare un po' di pace, la parte strumentale della traccia, trasporta la mente ormai in un baratro di morte. La morte è sempre più vicina. Il rallentamento di tempo azzera la volontà, dopo il ritmo ritorna quello dell’intro, la notte in questo mondo non sembra mai aver fine. Un ultimo rallentamento porta verso il finale di canzone con batteria e chitarra arpeggiata.
Terzultima traccia “Sjel Av Natten”: intro sparato con voce, chitarra, batteria e basso a ritmo medio alto con effetto delay. La canzone prosegue con lo stesso ritmo. La voce sembra avvolgere di oscurità, il rallentamento prosegue per pochi secondi, facendo riemergere per un secondo le emozioni oscure provate in precedenza. Il ritmo prosegue come quello iniziale e poco dopo, sembra aumentare con scambi tecnici e precisi per poi aumentare ancor di più. L’ascoltatore viene fatto ripiombare nelle tenebre più oscure della propria coscienza. Le emozioni positive vengono spazzate via quasi del tutto in questa traccia. Il rallentamento del ritmo verso il finale, il cantante sembra parlare con l’ascoltatore , ormai in balia del mostro che ha dentro. Questa traccia è la più lunga dell’intero album con i suoi 11 minuti e 10 secondi.
Penultima traccia “En Natt Med Storm Og Ravners Skrik”: intro con il volume in aumento per tutti gli strumenti, un arpeggio e dopo pochi secondi inizia il cantato. Il ritmo è abbastanza lento, le emozioni che ascoltatore prova sono solitudine, oppressione ed oscurità che ormai gli appartengono, appartenendo egli stesso a queste emotività. I sentimenti di paura e preoccupazione si fanno largo ancor di più dentro il malcapitato. Un’ assolo martellante e ripetitivo non rende pace a nessuno e la batteria rallenta, i fraseggi e l’arpeggio rendono ancora più forte la sofferenza.
Album si chiude con “Hvor vinteren rår”: introduzione di batteria, chitarra in arpeggio la seconda chitarra distorta. La particolarità di questa canzone è quella di essere cantata nella loro lingua madre. Con l’alternarsi della velocità del ritmo, l’ascoltatore è ormai sperduto in questo oscuro sentiero senza più speranza. La parte centrale della canzone, fa svanire le emozioni positive. Il finale è in velocità massima con un leggero rallentamento. A questo punto, l’ascoltatore non può far altro se non lasciarsi prendere dalla morte.
Bellissimo album di puro Depressive Black Metal, senza sfumature ambient o atmospheric. La particolarità ed il marchio di fabbrica della band, sono i rallentamenti drastici e gli arpeggi di chitarra, caratteristiche presenti in tutte le undici tracce che compongono album.
Una pecca, secondo il mio punto di vista, è il suono è troppo pulito e senza sbavature, troppo nitido per essere applicato ad un gruppo Black.  A parte questa piccola pecca, è un album godibile, non facile d’ assimilare al pieno al primo ascolto, necessita diversi ascolti per capirlo a pieno. Lo consiglio solo agli amanti del genere essendo una pietra miliare del genere.

 

Daniele Blandino

95/100