- Alberto (voce pulita, growl,scream);

- Teo (basso, coro);

- Frank (chitarra solista, coro);

- Max (chitarra ritmica);

- Daniele (batteria).

 

Il progetto Hadal nasce alla fine del 2009 dalle ceneri di So Cold, nella città italiana di Trieste. Mentre l'ex gruppo musicale era ispirato principalmente dal movimento Gothic Metal, la nuova band ha cercato di trovare una visione più personale nel panorama musicale estremo. All'inizio le uniche affermazioni erano le composizioni e gli arrangiamenti. Lo stile principale di Hadal ha voluto fondere versi atmosferici e riff di Doom Metal, per creare una aura lenta con chitarre melodiche ma potenti. A quel punto un nuovo vocalist era di fondamentale importanza, c'era l'intenzione di usare voci pulite e crude per trasmettere emozioni diverse. Il primo esperimento è stato condotto con Alessia, nel 2012 sono stati registrati quattro brani. Il promo “Dark Water” ha stimolato alcune vive e buone speranze per il futuro di questo progetto. Purtroppo, in seguito, Alessia ha deciso di trasferirsi nel Regno Unito per studiare. Passato un anno, sono state scritte e suonate alcune nuove tracce. Nel 2013 Alberto entrò nel gruppo e cambiò la prospettiva e lo stile generale del gruppo in Doom/Death Metal. La sua forte personalità e carisma hanno segnato l'intero progetto con nuove energie creative e dinamiche. Le sue performance sono state convincenti per guidarli alla registrazione di un nuovo promo, “The Obscure I”.

Nel 2017 realizzano un full-length chiamato “Painful Shadow”. Un sound oscuro, lento, solenne, contornato da un’atmosfera piena di amarezza e decadenza. Tra i punti di riferimento possiamo citare i Paradise Lost, i My Dying Bride, Tiamat, e simili. Insomma, ogni dettaglio del album e un omaggio agli anni ’90, cominciando dal processo di composizione e finendo con la produzione Sonora.

Le chitarre dal taglio metallico fungono da contraltare alla disperata melodia del cantato, che alterna momenti limpidi ad altri più duri ed aggressivi. Con lo scorrere dei brani, però, emerge la sensazione di una certa ripetitività di soluzioni, di un costante senso di abbandono che rischia di diventare monotono. Anche se il Doom/Death Metal possiede precise caratteristiche, direi che manca ancora la capacità di uscire dagli schemi canonici e variare la proposta. Si dovrebbe prestare più attenzioni al sound in modo da rendere l’atmosfera più pesante e di cercare l’equilibrio giusto fra le emozioni proposte, rendendo l’idea dello stile maniera più consono.

Nonostante ciò l’album possiede una certa qualità e melodia che lo rendono abbastanza interessante per i fan del genere in causa, quindi l’album è comunque una base più che ottima per tentare di progredire nel futuro.

 

 

Dmitriy Palamariuc (Noctis)

73/100