I My Silent Wake si presentano con il loro nuovo album Damnatio Memoriae.

Questo album era già stato pubblicato  dall’ italiana House of Ashes su CD e dalla MSW Records  su cassetta e vinile nel 2015 e ora ripubblicato su Minotauro Records.

La band, che proviene dall'Inghilterra, ha all'attivo un notevole  numero di uscite discografiche. Lavori  precedenti della band sono stati su Bombworks Records in America, Dark Balance in Olanda e Stone Groove Records  sempre in America. L'album acustico "Recuperation, Restoration, Conservation" è uscito tramite un progetto Kickstarter su vinile. La band è apparsa anche su due album  split, rispettivamente,  con i  The Drowning e i Pylon. Un album sperimentale / ambient, rilasciato mediante download, è uscito tramite Stone Groove Records e una nuova release  ambientale è prevista a marzo su Opa Loka in Germania. In totale, assieme ai due split, la band ha pubblicato 11 album in studio, tra cui la compilation dello scorso anno ‘’An Unbroken Threnody’’. Sono stati ripubblicati due album precedenti, tra cui il secondo album di 'The Anatomy of Melancholy' e la versione remixata e rimasterizzata di 'Et Lux Perpetua', che è stata ribattezzata 'And Everlasting Light'. 

La formazione all’epoca dell’incisione di questo album comprendeva: Ian Arkley – voce e chitarra, Addam Westlake – basso, Gareth Arlett – batteria e Mike Hitchen – chitarra ritmica nella formazione live.

Attualmente Mike Hitchen è entrato in pianta stabile nel gruppo e si è aggiunto Simon Bibby alle tastiere.

Riguardo all'album "Damnatio Memoriae" ci troviamo davanti ad un  disco atipico, dato che sebbene il genere principale sia il Doom metal, molte sono le disgressioni in campi musicali più veloci e con cantato growl/scream più affine al Death.

L’album si apre con "Of Fury" e subito, dopo un lugubre riff,  veniamo attaccati da un ritmo veloce in antitesi con le tipiche velocità Doom, con un cantato, come già annunciato, più vicino al Death che al genere sopracitato: un bel pezzo con ritornello quasi melodico che lascia un po’ disorientati…

Anche con "Highwire" rimaniamo confinati  ai  margini del genere principale, con riff ritmati e molto catchy  ed un cantato semi pulito.

"Now It Destroys" parte con un riff  sabbathiano e un cantato Death più lento, dando al pezzo una drammaticità superiore rispetto ai brani precedenti. Forte è l’impronta ipnotica del pezzo, aiutato dall'assolo in stile arabeggiante che sembra portare i nostri, indietro, verso gli psichedelici 70’s: ottimo pathos.

Con "Black Oil", cambia tutto… difatti si entra decisamente nella corte di sua maestà il Doom. Riff lenti (anche se non lentissimi), cantato drammatico e disperato come vuole la tradizione per andare, poi,  verso un’ accelerazione a partire  dalla parte centrale del brano.

"And So It Comes To An End" continua a mantenersi all'interno delle  sonorità Doom, con riff struggenti e quel tanto di melodico che non guasta (la chitarra sembra quasi voler riprodurre le parti di violino dei noti My Dying Bride  e  a cui questo brano rimanda).

"The Innocent"  ci porta di nuovo a ritmi veloci e giochi di chitarra con brevi assoli intercalati tra loro.

"The Empty Unknown" è un’altro pezzo Doom che procede lento e pesante con il cantato che in alcuni tratti è pulito per poi aprirsi in un coro che porta il pezzo ad una forte carica melanconica e drammatica. Nella parte centrale arriva una pausa acustica con cantato sussurrato, che man mano si riporta  ai riff Doom iniziali.

"Chaos Enfolds Me" chiude l’album con un pezzo ritmato e con un cantato orecchiabile discostandosi nuovamente dal tipico Doom.

In conclusione ci troviamo davanti ad  un ottimo disco, piacevole all'ascolto, dove viene miscelato sapientemente Doom di ottima fattura con suoni più veloci e orecchiabili, senza scadere però nel troppo commerciale.

Un particolare ibrido che non mancherà di piacere e incuriosire molti ascoltatori.

 

 

Triplax Vermifrux

85/100