I MYR (abbreviativo di Million Years) tornano davanti al grande pubblico con una nuova fatica discografica, la seconda, targata Areasonica Records. Si tratta di Habits, che già dalla copertina esprime lo spirito che muove gli ingranaggi della band post-progressive romana, in quanto presenta una anonima città, nel fiore del progresso, tinta dei più freddi colori, interrotti qua e là solamente dalle luci delle auto in movimento. Giganteggia su tutto il profilo di un automa in stile “Io, Robot”, oltre che, ovviamente, il nome della band e il titolo del disco. 

I MYR osano fin dove possono, mettono il loro talento musicale e visionario a disposizione della loro fantasia e delle loro idee. I quattro romani vogliono raccontare il nostro mondo, l'era digitale, la difficoltà delle relazioni nel XXI secolo e come la memoria e la mente umana interagiscono con esso. E Habits, anche ad un primo ascolto, assurge al compito prestabilito. 

Il disco si apre con Monster Love, che quasi sottovoce introduce l'ascoltatore all'album, grazie ad un misto di voci, alcune quasi sussurrando, altre più nitidamente, in un coro protagonista del brano, accompagnato dal solo arpeggio di chitarra classica e dai molti effetti, tipici della produzione MYR. Il resto della parte strumentale entrerà prepotentemente solo verso il minuto di canzone, intrinsecandosi con il resto in un perfetto mix di grezze schitarrate, effetti e suoni più complessi ed elaborati. Ottima la scelta di inserire Monster Love come traccia di apertura, il che lascia intendere la cura dettagliata che la band ha messo nella costruzione del disco. 

Segue Addiction, brano per cui è anche stato girato un videoclip. A differenza del primo il suono è più rude e meno ricercato, ma restano costanti le voci sussurrate che si sposano perfettamente con l'atmosfera cupa che pervade l'intero disco. Comunque non abbandonano quel marchio di fabbrica che sono gli effetti, applicati su strumenti e voci, che inondano il sound, ma lo rendono particolare, così come in Snake Charmer, che resta sulla stessa linea della precedente. 

Black Sea invece rallenta l'atmosfera, creando un ambiente più malinconico. Non perde l'aggressività delle altre tre, ma ad essa aggiunge qua e là riff di chitarra più leggeri, un sound “marino”, scandito da effetti e strumenti particolari (si può udire un organo), e da un sottofondo in cui si possono distinguere il rumore dell'infrangersi delle onde e il garrito di alcuni gabbiani. 

Mentre Envy recupera lo spirito e l'aggressività dell'inizio del disco, Aaron & Miriam inizialmente riporta l'ascoltatore su toni più lenti e più cupi, mentre si lascia andare a momenti più potenti nel mezzo del lungo brano (circa sette minuti) per chiudere infine il cerchio e tornare nelle atmosfere dei primi due minuti. Riff di arpeggi lasciano spazio a violente e distorte schitarrate, mentre la batteria sta sempre sul pezzo, come del resto per tutto il disco. Immancabili gli accompagnamenti di effetti sulle tastiere e sulle stesse chitarre, oltre che sulla voce. 

Le seguenti Of Porn and Deception e Laramidia, restano per lo più nell'anonimato, all'ombra di pezzi meglio riusciti come Monster Love o Addiction. Ma ecco che giungiamo a Habits, la title track, un lungo percorso che attraversa l'inconfondibile stile della band. Il brano inizia in quelle atmosfere già note per Black Sea o per l'incipit di Aaron & Miriam, per poi lasciarsi andare nella parte conclusiva a quel sound più heavy, più distorto, presente invece nelle altre composizioni del disco, come per esempio Envy o Of Porn and Deception. Habits è il brano emblema non solo dell'omonimo disco ma della band stessa, proprio perchè miscela quei tratti più grezzi, più tipici della tradizione metal, a quelle innovazioni più moderne, nel connubio che i MYR si sono prefissati di raggiungere. E non azzarderei troppo se dicessi che l'obiettivo è stato conseguito. Habits è una canzone ricca da ogni punto di vista: dimostra le doti compositive e le abilità tecniche dei ragazzi romani, sia per quanto riguarda la musica “suonata” che per quanto riguarda produzioni e post-produzioni. 

Chiude il disco The Thrill of Common Life. Come è stata un'ottima scelta Monster Love in apertura, è un ancor più buona scelta lasciare l'ultima parola a questo brano, quasi esclusivamente composto da voci, accompagnate da synth, pianoforti sottofondi cittadini, che sembra quasi recuperare dei vecchi pezzi dei Depeche Mode e rivisitarli in chiave prog metal. Davvero un ottimo brano che riesce a trasmettere la melanconia di un'umanità che ha dimenticato di essere umanità per diventare un mondo digitale.

In definitiva, Habits è un ottimo disco, i MYR dimostrano di saper comporre e saper suonare, e che possono ambire ad obiettivi più alti. Sanno quel che vogliono: raccontare il nostro mondo. E lo fanno in maniera pregevole, inserendo qua e là suoni comuni delle grandi metropoli (vedi The Thrill of Common Life), che restituiscono quella che potrebbe essere la colonna sonora di un'anonima vita del XXI secolo, in cui la socializzazione è stata soppiantata dall'astratto mondo del digitale, di internet, e la mente umana è diventata obsoleta. 

Purtroppo spesso la band ricerca suoni troppo complessi, e gli effetti applicati agli strumenti caricano i brani di eccessiva artificiosità, rendendoli spesso anonimi e simili fra di loro. Ciò non toglie però che alcuni di essi come Adddiction o Habits, di ottima fattura, si stagliano rispetto al resto del disco e dimostrano che, fortunatamente, la band ha tanta strada da fare e che ha tanto da imparare. E se riescono a produrre un album del genere solo alla seconda uscita sul mercato, possiamo aspettarci una grandiosa carriera musicale. 

 

Avalon 

88/100