27 SETTEMBRE 2017

I Perished si formano a Hommelvik, in Norvegia, nel 1991 con la formazione composta da: Ihizahg alla chitarra, Kunt Pelthor alle tastiere e fisarmonica, Bruthor al basso, Bahtyr alla voce, Jehmod alla batteria e Ymon alla chitarra.


I Perished, hanno pubblicato nel 1993 il loro primo demo intitolato “In Hoc Signo Vinces”, l’anno successivo hanno registrato il secondo demo “Through the Black Mist”, nel 1996 hanno rilasciato un EP omonimo. Nel 1998 finalmente esce il loro debut album “Kark”, all’inizio nel nuovo millennio esce l'EP “Grim”, tre anni dopo, il loro secondo ed ultimo album “Seid”, dopodichè, nel 2005, la band si scoglie. Il 23 maggio di quest’anno, la label “Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum” ristampa il loro primo album “Kark”. Buon album di black metal con elementi ambient e folk con aggiunta di strumenti della tradizione norvegese. L'idea è quella di creare un album con una musica quasi atmospheric ed ambient, dove l'ascoltatore viene rapito dagli elementi naturali, e portato mentalmente in mezzo ai boschi e alle montagne norvegesi. L’album è composto da 11 tracce e la durata è di 1 ora, 3 minuti e 39 secondi.

L'Album si apre con “Introduksjon”: intro di poco più di un minuto e mezzo, in chitarra arpeggiata con un riff continuo e dei tamburi che compaiano di tanto in tanto. La traccia scorre lineare accompagnando a quella successiva. L'album continua con “Imens vi venter...”: intro di chitarra distorta e gli altri strumenti che entrano contemporaneamente, il cantante entra prepotentemente ed i blast beat sono potenti, eseguiti con precisione chirurgica e messi in punti strategici. Il ritmo è medio alto, con le tastiere in sottofondo che formano un tappeto di note che trasportano l’ascoltatore nei meandri di un bosco oscuro. Un assolo fulmineo, seguito da un rallentamento sostanziale di velocità, si continua con il ritmo iniziale, a velocità moderata. La voce rientra prepotentemente e con essa aumentail ritmo, con i musicisti che macinano note ad una velocità impressionante. I campionamenti lenti di tastiera, rendono l’ascolto piacevole mentre il finale risulta dinamico. La terza traccia è “Stier til visdoms krefter”: intro velocissima con tutti gli strumenti e con le tastiere di sottofondo che rendono l’atmosfera ambient.  La voce acida in uno “scream” che di umano non ha niente, rende il ritmo costante e disordinato. La traccia prosegue lineare con i riff iniziali ripetuti, successivamente si ha un rallentamento sostanziale, seguito da chitarre distorte che accennano a un riff funzionale. Verso il finale, il ritmo ritorna quello iniziale, immergendo l’ascoltatore nella natura creata ad arte dal gruppo,  dove  lo scream diventa ancora più acido. La quarta traccia è “På nattens vintervinger”: intro con tutti gli strumenti ed entrata successiva del cantato, con uno scream che regala all'ascoltatore un’esperienza che non si scorderà mai. La seconda strofa, prosegue come quella precedente, con un sostanziale rallentamento che viene accompagnato da un piccolo bridge e poi da un ritorno alla normalità. La traccia scorre senza nessun problema, è stabile con riff ripetuti. Un assolo spettacolare di chitarra, anche se tecnicamente ad un basso livello. L'ascoltatore proverà sentimenti contrastanti, paura e curiosità, che lo faranno addentrare sempre più nella foresta con l'assolo che lo accompagnerà verso il finale. La prima parte dell’album si chiude con “Iskalde strømmer”: canzone che parte subito senza intro, la velocità è medio alta con un riff minimale ma funzionale, che immerge l'ascoltatore in una profonda oscurità. La chitarra distortissima e le tastiere, rendono ancora più angosciante il tutto. Un aumento di ritmo sostanziale, dove i musicisti si trasformano in  forza bruta per poi tornare con un nuovo rallentamento ed un riff minimale. La batteria ha un posto di primaria importanza in questa fase della canzone, il finale è composto da un riff a velocità normale, con gli strumenti che vanno a sfumare, tranne le tastiere che sembra un pianoforte. La seconda parte dell’album si apre con “...og spjuta fauk”: intro con tutti gli strumenti a velocità alta, la voce entra subito, il riff di chitarra è abbastanza semplice, con le tastiere che tessono una rete di note, che rendono l'ascolto più omogeneo e ben amalgamato con il resto degli strumenti. La velocità rimane costante fino alla fine. La settima traccia è “Befri de trolske toner”: intro con tutti gli strumenti, la voce che entra pian piano ed un riff sempre minimale. Gli effetti di distorsione sono ben posizionati ed un rallentamento leggero del ritmo, rende l'ascolto gradevole e le tastiere si amalgamano benissimo con gli altri strumenti. Il ritmo prosegue costante senza variazioni da constatare, i giri ed i riff rimangono costanti per tutta la durata. La monotonia viene spezzata con un aumento sostanziale della velocità. Un bridge con il riff iniziale accompagna poi l'ascolto fino all’assolo di tastiere. Entra poi una chitarra in modalità arpeggio, e successivamente la batteria. Un aumento di velocità fulminante, rende l'ascolto di questa traccia molto dinamico. La canzone è davvero lunga e, con i suoi nove minuti e venti secondi di scolto, è la più lunga registrata dell'album. L'ottava traccia è “Renheten og gjenkomsten”: intro velocissima con tutti gli strumenti e la voce, e con un ritmo che rimane costante. Si ha un bridge di basso a cavalcata e poi ritorna il riff con un rallentamento sostanziale, che riporta l'ascoltatore alla situazione iniziale. I riff risultano tecnicamente basilari, una traccia abbastanza monotona e priva di sorprese, che non riesce a rendere il brano  dinamic, malgrado un piccolo aumento della velocità. La terz’ultima traccia è “A Landscape of Flames”: intro velocissima con tutti i musicisti, ed un bridge che rende la canzone dinamica, con una  velocità che rimane costante. Si ha poi un rallentamento sostanziale del ritmo, che poi riparte sparato a mille. I riff rimangono uguali, e l'ascoltatore nella parte finale, rimane allibito per la ripetibilità della traccia. La penultima traccia è “Kald som aldri før”. La canzone ha un ritmo alto ed il synth si sente in sottofondo. Il riff degli altri strumenti è ben studiato così come il bridge. Le tastiere sono ben studiate e posizionate in punti specifici, in modo che la traccia riesca a scorere piacevolmente. Un aumento di velocità sostanziale ed i blast beat sparati sui tamburi rendono tutto molto dinamico. Un leggero rallentamento manda in confusione l'ascoltatore, facendogli provare emozioni contrastanti, un rallentamento sostanziale con strumenti alternativi ed il synth, che rendono in seguito l'ascolto molto dinamico. La velocità aumenta nuovamente, in modo vertiginoso, verso la parte finale. L'album si chiude con “Gjennom skjærende lys”: intro che non concede respiro all’ascoltatore e poi un rallentamento e l'entrata della voce. I riff degli strumenti sono semplici e minimali, il rallentamento della chitarra acustica arpeggiata, trasporta l'ascoltatore nel mezzo di una foresta abitata da troll ed altrie creature del bosco. La pace dura poco e tutta la brutalità del gruppo, si fa viva nella parte centrale della canzone, in cui sentiamo un aumento sostanziale degli strumenti, seguito poi da un rallentamento del ritmo. La parte finale è tirata al massimo. Un album molto bello e spettacolare, con il quale l’ascoltatore si lascia trasportare dalle note dell’album, in una dimensione fantastica e quasi irreale, purtroppo tale bellezza non si mantiene in tutte le canzoni. Lo consiglio a tutti gli amanti dell’atmospheric e dell’ambient black metal, la produzione e la registrazione sono minimali ed in puro stile old school. Purtroppo, visto che il gruppo si è sciolto, non potremo più ascoltare i loro capolavori.

Daniele Blandino
75/100