Band: Sanatana

Genere: vedic metal

Album: Brahmavidya

 

La band ucraina SANATANA formata da: Jurgis (voce, chitarra e batteria), Maha Shakti (voce, keyboards,testi), Roman  Kucherenko (basso) e Viktor Vrajendra (voce per vidya), pubblica il 26 gennaio del 2017 l'album "Brahmavidya" composto da due cd, il primo BRAHMA, che secondo la religione indiana è colui che creò l'universo materiale mentre il secondo VIDYA è la conoscenza, colei che distrugge l'ignoranza. Brahma e Vidya formano  il BRAHMAVIDYA ossia la conoscenza assoluta.

 

L'universo che ci descrivono in brahmavidya con i loro testi indù è costruito su ideologie della cultura indiana, dalle loro filosofie a storie antiche caratterizzati da una grande ricerca sonora orientale.

Il primo brano appartenente a BRAHMA ossia "Ugra"è simbolo della creazione. L'introduzione del brano  è segnato dal suono dell'acqua come se stesse per nascere il creatore, la voce è chiaramente melodica, evocativa, ricordando quasi il power. Momenti di gravity blast vengono alternati da minuti in cui prevalgono i rallenti e solenni suoni di tastiera. L'interpretazione della voce  esprime al massimo quello che è denominato dagli stessi: vedic metal.

È inutile, in questa "compilation" fare uno step by step delle tracce, poiché la lunghezza d'onda che accomuna tutti i brani dei  brahmavidya è il fatto di  saper fondere perfettamente quello che è l'universo della musica classica induista e quello del black e death metal. Ad esempio In "throught punishment", la chitarra elettrica e il sitar definiscono quelle che sono gli accordi tipici orientali conciliando black metal con riff di chitarra. Il crescendo di chitarra elettrica finale caratterizzato da note esotiche, credo che sia la parte più bella di quest'album.

La struttura dei brani è abbastanza omogenea, l'elemento che cambia è la sessione ritmica ossia abbiamo dei frequenti cambi di tempo, da una sessione devastante tipica del black metal in cui abbiamo dei perfetti riff di batteria ad una più tranquilla tipica della musica rilassante mediorientale.

 

Quasi ancestrali, rese tali grazie all'uso alternato delle percussioni/tabla e chitarra/sitar con impronte prettamente black metal.

La cosa interessante da notare è il fatto che la maggior parte dei loro brani iniziano con classici arpeggi di chitarra che proiettano l'ascoltatore subito in un universo parallelo naturale, in cui è ignoto il tempo ma sappiamo con certezza che starà per succedere qualcosa.

"Black mother earth" inizia con un grande impatto violento, come la nostra -nera madre terra-  l'ambiente in questa traccia è  davvero spettrale, sembra essere un canto rivolto alla nostra madre terra caratterizzato da voce femminile e  suoni gutturali, ancestrali ci ricordano da dove arriviamo.

 

L'album VIDYA, è caratterizzato da sonorità più tranquille e rilassanti, un viaggio all'interno del pathos con voci femminili evocative, tratti tipicamente orientali che accompagnano l'ascoltatore in un viaggio tra culture indigene composta da pace, caldo e natura.

La pecca maggiore del lavoro è la sua eccessiva lunghezza: più di un'ora di musica è un po' troppo  considerando che spesso le partiture tendono ad essere ripetitive ma nonostante questo ottima la produzione.

È sempre interessante ascoltare nuove sperimentazioni, che come in questo caso sanno conciliare tradizioni orientali e mediorientali con il metal.

 

 

Deb

70/100