Dopo l’ottimo esordio “Dark Passenger” del 2014,tornano gli Starbynary,progetto nato dall’idea dell’ex Deridian Joe Caggianelli,con un full-lenght che porta in note la prima Cantica della Divina Commedia di dante Alighieri e che vede una band in grande spolvero  fautrice di un progressive power metal con influenze molto varie ed ultratecnico.

Si capisce : il tentativo di portare in musica Dante Alighieri ed il suo sommo libro è stato tentato tantissime volte,e spesso l’idea,per quanto buona,ha dato risultati davvero tristi o malriusciti,soprattutto dal punto di vista lirico,il cui contenuto è parte fondamentale se non primario.

Gli Starbynary con “Divina Commedia : Inferno”compiono un piccolo miracolo : riescono nell’intento di non arzigogolarsi maniacalmente sulla partitura musicale,unendo ad una composizione tipicamente progressive di stampo ‘theateriano’ (ma con suoni molto più caldi e senza l’intenzione di insegnare nulla a nessuno) atmosfere e strutture sonore power (la voce è il vero strumento in più della band),utilizzando anche componenti gothic,riff spaccaossa al limite del trash,tastiere da suoni anche più fantasiosi  (ma sempre azzeccati e che non prendono mai il sopravvento),senza dimenticare la cura dei testi,che ben adattano il poema alle musiche e che ne riprendono le citazioni all’interno dei vari brani,risultando la nota decisiva in più che accompagna l’ascoltatore in questo bellissimo viaggio sonoro suonato in maniera pressocchè perfetta.

Nel disco,vengono presi i momenti più alti,significativi e famosi dell’opera di Dante,talvolta un canto,talvolta due o tre legati insieme,rispettando la continuità sia numerica che di significato dell’opera : anche nel disco,le canzoni prese una dopo l’altra,sembrano discendere attraverso le bolge infernali,per poi riuscire ad evaderne.

 L’approccio della band,pur essendo veramente tecnico e preciso,respira un’aria di ‘tutto cuore’: le chitarre di Leo Giraldi,ad esempio,vivono di un suono ben congeniato,che porta le chitarre a non strafare nella parte sonora e musicale,e le tastiere di Luigi Accardo,grazie ad una produzione intelligente e ben curata,stanno all’interno del pezzo,senza emergere al di sopra del resto,fungendo da paesaggio e prendendo la parte del leone rispettando l’equilibrio dei brani.

Non c’è un brano dove ogni singolo membro della band sia protagonista,come la ritmica sensazionale orchestrata da Andrea Janko (batteria) e Sebastiano Zanzotto (basso),che lungo tutto l’album non risparmiano nulla,e si danno al 100% dimostrando di essere una macchina da guerra solida e animosa.

L’intro di atmosfera,accompagnato da sottili linee di piano classico,esplode con una bordata micidiale nel primo degli undici brani dell’album,ossia “The Dark Forest (Canto I)”;le tastiere di Accardo vivono in simbiosi con le strepitose chitarre di Giraldi,mentre la voce di Joe Caggianelli fa da collante alla partitura musicale.

Tra ritmiche serrate,cambi di tempo ed atmosfera e cavalcate al cardiopalma si arriva a “Gate of Hell (Canto III)” ,brano incollato al primo (quasi fosse una piccola suite) dove Zanzotto e Janko sparano un’altra bordata violentissima per poi placarsi in un intro vocale melodico e teatrale,introducendo una parte molto progressive e quasi più nu metal nei suoni ma orchestrandola con voci operistiche ed una ritmica molto più regolare nella parte cantata,dando un andamento molto fluido rispetto ai canoni progressive.

“In Limbo (Canto IV)” si apre con un’atmosfera quasi anni ’80,da ballad,ma il brano si accende in diversi episodi del brano,cambiando repentinamente atmosfera e dando quella sensazione di fluttuare in un limbo vero e proprio,tra sali e scendi continui,portandoci,come nei brani precedenti ad un’unione sonora come per i primi due capitoli dell’opera musicale,introducendo la tragedia amorosa degli amanti più famosi della storia della letteratura.

In “ Paolo e Francesca (Canto V)”,c’è un misto di classicità e innovazione,di fresco e di ‘tipico’,e la voce di Caggianelli è la protagonista assoluta di questo episodio,regalando emozioni e risultando,nonostante il tono della voce sia tipico per il genere,personalissima e piena di comunicabilità.

Il viaggio ci porta a “Medusa and the Angel (Canto IX)”,brano ancora una volta d’atmosfera,condito di rialzi ritmici che trasformano il pezzo in una cavalcata melodica con un ritornello che ti entra in testa e che spazia poi in una parte strumentale dove Janko,Zanzotto,Accardoe Giraldi confezionano un episodio eccezionale.

Fino a questo punto l’album ci porta in questa discesa fra i capitoli dell’Inferno in maniera quasi ‘morbida’,dove la melodia e certe tonalità ‘solari’,pur penetrando nella tragedia,ci hanno accompagnato quasi per mano.

Ma con “Seventh Circle (Canto XII-XIII-XIV)” la discesa diventa caduta,attraverso un’intro cupo e malvagio,passando per una parte che in una ritmica al limite del black piazza un riff motosega e scaraventa l’ascoltatore all’inferno tra voci operistiche di cupa potenza,aprendosi in una melodia pesante che si spezza in un vortice di suoni cacofonici che addirittura sembrano uscire da una partitura avantgarde jazz,ed improvvisamente riecco l’esplosione,con un doppiaggio di voci (melodica e infernale) che non lasciano tregua.Il finale da brivido,ci porta ad un altro pezzo da brivido : “Malebolge (Canto XVIII)”,con il suo intro operistico,si erge potente e triste con le tastiere di Accardo,facendo spazio alla ritmica di Janko e Zanzotto che reggono un intenso Caggianelli,mentre Giraldi mostra tutta la sua abilità e tecnica in uno dei brani che mette più in evidenza il suo stile chitarristico e la sua abilità ad inserire più ritmiche,senza mai abituare l’ascoltatore allo stesso cambio di atmosfera.

“Soothsayers (Canto XX)” è un duetto spettacolare tra la voce di Caggianelli ed un bravissimo Accardo,dove il paesaggio sonoro è lasciato interamente a questo dualismo,per contro,la successiva bordata di “Ulysse's Journey (Canto XXVI)”,mette in evidenza tutta la bravura del duo Janko-Zanzotto (forse la fatica ritmica più riuscita di tutto l’album) e un Giraldi ispiratissimo.Il viaggio di Ulisse in questo brano è ben delineato dal senso epico delle ritmiche e dal vorticoso senso di agitazione che si respira in tutto il brano,ben strutturato e sempre ottimamente sorretto dalla voce di Caggianelli.

Arriviamo dunque al conte Ugolino in “The Tower Of Hunger (Canto XXII -XXIII)”,cupa e piena di rimorso,dove anche qui la partitura ritmica è assai centrale nel brano,e dove le tastiere di Accardo fungono da sfondo sonoro essenziale alla buona riuscita del brano.La versatilità vocale di Caggianelli diventa la ciliegina sulla torta,spingendo la canzone ben oltre la semplice funzione descrittiva.

Da qui,la discesa è conclusa : siamo alla fine nel tremendo incipit di “Stars (Canto XXXIV I:Lucifero, II:Cosmo, III:Finally Ascendant)”,che con la sua cattiveria sonora ci introduce di fronte a Lucifero in persona per poi allontanarci per ritornare al nostro mondo.

In questo brano gli Strabynary mostrano ogni loro sfumatura,da Caggianelli che spazia in tutta la sua gamma vocale ad Accardo,talentuoso e mai sopra le righe,che piazza anche partiture jazz degne di un virtuoso,passando per Janko,che si rivela essere un batterista eccezionale e che diventa il cuore ritmico pulsante della band insieme a Zanzotto,preciso ed intelligente,fino ad arrivare a Girladi,bravissimo nel sintetizzare al meglio i suoi suoni,la sua tecnica ed il suo gusto,e dimostrando di essere un chitarrista ‘di cuore’.

Che altro dire?

Di sicuro l’impresa è riuscita,e l’azzardo ha prodotto i suoi risultati.

“Divina Commedia : Inferno” è un album che potrebbe fare breccia anche negli ascoltatori meno allenati,e che merita di essere ascoltato anche per una questione di orgoglio : non solo gli Starbynary hanno centrato l’obiettivo e ci regalano un album dove parole e musica hanno un connubio quasi perfetto,dove suoni e produzione danno alla luce un ottimo disco,ma sono una band italiana che non ha nulla,davvero nulla,da invidiare a gruppi ben più famosi e blasonati del genere,portando un po’ di sana freschezza con questo progressive power metal dalle influenze più disparate,in un mondo musicale che ne aveva,a dire la verità,un po’ bisogno.

 

TRACKLIST :

01 - The Dark Forest (Canto I)

02 - Gate of Hell (Canto III)

03 - In Limbo (Canto IV)

04 - Paolo e Francesca (Canto V)

05 - Medusa and the Angel (Canto IX)

06 - Seventh Circle (Canto XII-XIII-XIV)

07 - Malebolge (Canto XVIII)

08 - Soothsayers (Canto XX)

09 - Ulysse's Journey (Canto XXVI)

10 - The Tower of Hunger (Canto XXXII-XXXIII)

11 - Stars (Canto XXXIV: I Lucifero, II Cosmo, III Finally Ascendant)

 

LINE – UP :

Joe Caggianelli – Vocals

Leo Giraldi – Guitars

Luigi Accardo- Keyboards and Piano

Sebastiano Zanotto – Bass

Andrea Janko – Drums

 

 

 

Ed

90/100