7 AGOSTO 2018

Un temporale notturno osservato da una buia stanza che dà su un lago profondo ed oscuro  mentre la pioggia cade incessantemente col suo suono costante e martellante. Così si apre il CD degli Alchem, gruppo romano che da anni calca i palcoscenici italiani con la propria proposta musicale. Un gruppo composto da Annalisa Belli alla voce e alle tastiere; Pierpaolo Capuano alle chitarre, batteria e flauti ed infine Luca Minotti al basso e alla programmazione.

Dopo una lunga serie di avvicendamenti di vari componenti, nel 2018 gli Alchem rilasciano questo nuovo album dal titolo “Viaggio al centro della Terra” che sintetizza alla perfezione tutta la gamma di emozioni che, come gli strati della crosta terrestre, compongono l'uno sull'altro, l'uno dentro l'altro, l'animo umano.

'Behind the door' accoglie l'ascoltatore con le sue chitarre liquide, il basso e la batteria Fusion in bella mostra, introducendo la bellissima e sognante voce di Annalisa che guida l'ascolto con le sue dolci melodie, mentre il violino e la chitarra scuotono l'animo portandolo su lidi arcani. Qui tastiere prog settantiane fanno bella mostra di sé, confezionando un ottimo pezzo di apertura che ci prepara alla successiva traccia, ovvero 'Spirit of the air' che, con i suoi quasi sette minuti, parte in sordina con un triste violino su cui si inseriscono una batteria in levare e un giro di basso vorticoso sui quali si incastonano a loro volta le prime chitarre elettriche del lotto, che avvicinano gli Alchem al metal gotico più ricercato. La voce di Annalisa è sempre sugli scudi ed è il tassello di congiunzione dei pezzi: impressiona infatti per la sua duttilità e capacità espressiva. In questo pezzo in particolare la voce riesce ad essere sia sognante che apocalittica. Da brividi insomma. L'assolo di chitarra elettrica verso la fine spezza la canzone e dà molta dinamicità alla struttura complessiva della stessa garantendone continui riascolti per poter cogliere le sfumature, gli arrangiamenti e le finezze di cui i nostri hanno infarcito questa e le altre composizioni.

'Il canto delle sirene' rimette in mostra le chitarre elettriche, questa volta con molta potenza metal: è tutta la struttura della canzone ad essere pesantemente influenzata dal suono delle chitarre che dominano in questo pezzo ma in cui trovano spazio anche un pianoforte e lo splendido lavoro del basso, mai banale e mai coperto dalla distorsione anche nei fraseggi più elaborati e dissonanti che molto devono alle composizioni di Robert Fripp. Ma è lo stile compositivo tipico della Fusion che prende spesso il sopravvento confezionando un pezzo molto complesso, musicalmente parlando, che sembra prepararci all'inizio, ancora Fusion, sognante di 'In my breath' con il suo refrain accompagnato da un violino decadentemente suadente. Da segnalare ancora l'ottimo lavoro di basso, sempre distinguibile, intelligente e ricercato a cui si sommano le chitarre elettriche con una drammaticità tipica delle migliori soluzioni progressive inglesi degli anni '70 e che sembrano chiamati in causa apposta per annunciare il pezzo successivo, la splendida 'Viaggio al centro della terra', che ci spara verso un caleidoscopio di emozioni, note, umori e sensazioni grazie al suo incedere tipicamente prog, dove l'anima progressiva dei nostri viene completamente alla luce e l'amore per i vari maestri come King Crimsom, Genesis e Camel è reso palese. Un lungo strumentale ricchissimo, sempre sostenuto dalla batteria, dove si innestano synt, effetti e soluzioni armoniche veramente pregevoli che incantano per la semplicità e la naturalezza con cui sono legate tra loro. Il mio pezzo preferito dell'intero lotto, come avrete intuito. Incredibile!

'I don't belong here' prosegue con la sua batteria dai suoni elettronici e moderni, in cui la voce di Annalisa ci porta per mano verso lidi infiniti e senza forma dove l'alchimia degli strumenti si sublima nelle altissime note che la voce raggiunge. Una canzone molto semplice, se vogliamo, per quello a cui finora ci hanno abituato gli Alchem, ma al contempo perfetta e disarmante nella sua unicità. Come anche la successiva 'Butterflies are singing', aperta da un delicato arpeggio di piano su cui gli altri strumenti e ancora la voce tessono le loro trame uniche e sublimi che guidano l'ascoltatore verso un bosco emotivo di rara bellezza.

Con “Armor of ice” i suoni si fanno più duri e violenti grazie alla distorsione delle chitarre  per un altro bellissimo pezzo roccioso. Con 'Fragment of stars' ci avviamo verso la conclusione di questo viaggio guidati dalla voce ricca di effetti di Annalisa che ci mostra ancora una volta la sua capacità di districarsi su tonalità non comuni e melodie antiche ed arcane che spaziano anche nella musica orientale.

'Pioggia d'Agosto' è l'ultimo tratto del nostro viaggio ed il suo iniziale piano sognante si interseca con gli altri strumenti, lasciando spazio al violino per poi portarci verso una chitarra elettrica col suo giro con accenti in levare davvero interessante che apre lo spazio alla cantato italiano col suo testo arcano e criptico come pochi; i nove minuti e passa della canzone scorrono via tra parti di chitarra più tirate, inserimenti di synt settantiano e parti di piano evocativi da brividi.

Ed è proprio con i brividi che si conclude questo bellissimo 'Viaggio al centro della Terra'. Un viaggio mistico, inusuale, sognante, dove gli Alchem con sapienza, grande maestria, padronanza degli strumenti e gusto musicale ci conducono. 

Se cercate qualche gruppo meravigliosamente complesso, ricco (con grande gusto) e capace di scrivere ottimi pezzi che uniscono il rock, il metal, il progressive (quello viscerale degli anni '70) non dovrete andare a cercare nessuno strano gruppo d'oltre oceano, perché qui in  Italia abbiamo gli Alchem.

Non c'è una sola nota stonata nell'intero lavoro proposto: la produzione è ottima e mette in risalto tutti gli strumenti, ma mi sento di muovere una sola considerazione al gruppo riguardo al suono proposto per le chitarre elettriche, che avrei preferito molto più simile al suono moderno delle ultime composizioni dei Fates Warning. Ma ovviamente questa è solo una mia personale opinione che non vuole togliere assolutamente nulla al grandissimo lavoro svolto dalla band romana.

Una grande scoperta che ho intenzione di seguire in futuro e che mi sento di consigliare a tutti gli amanti della musica a 360 gradi. 

 

Mauro "Micio" Spadoni

85/100