21 SETTEMBRE 2018

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Bathory. Nessuno, vero? Quorthon ed il suo progetto Bathory ha definito lo Scandinavian Black Metal e dato vita al Viking Metal con il disco Hammerheart e le produzioni successive. La sua musica influenzato generazioni di metallari dopo di lui sia nel black che nel viking metal. Tra i metallari colpiti dalla sua musica c’è anche Drakhen, polistrumentista materano che inizia la sua carriera musicale proprio come cover band di Bathory nel suo periodo viking. Presto però suonare cover non basta più, perciò inizia a produrre pezzi propri, pubblicando tre demo fino ad arrivare al primo full-lenght, “The Legends Of A Viking”, sei tracce di un viking metal ispirato sì a Bathory ma forte anche di una personalità che si svilupperà col tempo arrivando alla definitiva maturazione di un sound personale con il suo terzo disco, Thor. I suoi lavori guadagnano negli anni ottime recensioni tra magazine e webzines, oltre alla partecipazione a “Voices From Valhalla - A Tribute To Bathory” con la cover di The Sword, accanto a gruppi come Nokturnal Mortum e Skyforger.  Il 20 luglio del 2018 è uscito sotto l’ala della romana Hellbones Records il suo quarto full-lenght, “Ragnarok”. Esso si presenta subito come il diretto successore per maturità e composizione dei brani al suo precedente lavoro, Thor, che ha segnato un netto salto di qualità nella carriera musicale dei Bloodshed Walhalla. Composto da sole 4 canzoni ma dalla durata totale di più di un’ora, in Ragnarok si respira quell’aria “viking metal” fatta di battaglie, epicità e mitologia norrena, grazie ad una musica che attinge dall’eredità dei Bathory ma anche a Moonsorrow e Falkenbach. Ed è proprio di mitologia norrena si racconta in questo disco, dipanando lungo i brani il racconto della suprema battaglia finale tra gli Dei e l’ordine del male e delle tenebre, dai primi segni, alla distruzione del mondo fino alla sua rigenerazione. Oltre alla leggenda classica, Drakhen ha inserito nella narrazione anche una storia originale creata in base agli eventi, narrante il destino di Baldr dopo la sua morte per mano di Loki, la discesa prima nel mondo di Hel poi in quello dei vivi come comune mortale e infine … chi ha già un’infarinatura di mitologia norrena già sa come andrà a finire, a tutti gli altri consiglio di scoprirlo ascoltando Ragnarok.  Ciò che rende Ragnarok un disco spettacolare è anche l’estrema compattezza dei brani, che non lasciano spiragli vuoti o momenti di noia. Tutti gli elementi si incastrano perfettamente, dalle tastiere imponenti ai riff aggressivi agli epici passaggi corali; sarà difficile non appassionarsi all’epico canto di battaglia della titletrack, la più riflessiva e se vogliamo anche un po’ malinconica My Mother Earth, la squillante ed energica Like Yor Son e il mastodontico capolavoro For My God a chiudere il disco. Ragnarok è un disco che merita di uscire dalla nicchia dell’underground italiano e varcare il confine internazionale, sicuro di non temere il confronto con band più famose nel panorama. La sua musica fatta con il cuore sarà in grado di appassionare anche il metallaro meno avvezzo al genere viking. Quorthon sarebbe stato fiero di avere un erede come Drakhen. 

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli

90/100