14 APRILE 2018

I Deeper Down nascono dalla fusione di vari generi musicali tra cui Doom e gothic metal, dove le atmosfere decadenti vengono accompagnate dall’intreccio fra melodia e ritmiche più heavy. L'idea del progetto è nata molti anni fa da Giuseppe e grazie all'aiuto di Luca e Alessandro si è concretizzata con il primo lavoro "The last dream arms", in cui la band completa la sua line up ufficiale e inizia a prepararsi per futuri live e nuove composizioni. Dopo anni di predominio, della parte più sinfonica e power del gothic metal, la band torna alle origini del genere dei primi anni novanta.

Tornando in questo periodo con nuove realtà e lavori bellissimi come "The Last Dream Arms", debutto dei nostrani Deeper Down con questo album di debutto da cui prendono molto spunto dall’ep dei My Dying Bride uscito nel 2006  il quartetto di Campobasso si unisce alla voce di Elisa con una voce eterea impressionante proponendoci sei brani di malinconico gothic metal, mantenendo la presenza della voce maschile, del piano ed del violino, dalla band si notano i suoi testi molto eleganti ma tragici e oscuri che ti danno un senso di tranquillità. Quando ascolti la voce di Elisa unita a quella del cantante Giuseppe, sorge una melodia che ti fa separare dal mondo reale ed entrare nel mondo “Deeper down”,  come nel suo primo pezzo "The Night Descends": "The light become more and more faint and blurry to his look that with it begins to bend it self under the time tiredness" vanno direttamente al dunque e ci propongono un album non molto lungo ma comunque che va oltre la mezz'ora. I migliori pezzi dell’album sono il secondo pezzo "The time road" in cui la band dimostra a cosa può puntare come qualità. Qui si nota bene quanto le due voci insieme possano essere impressionante legati alla band. L’altro pezzo incredibile in cui si notano le qualità delle band è "Silence kills", che con i la chitarra unita al violino permette di ascoltare la bravura dei due musicisti che varia un po’ dallo stile dell’album.  Alcune canzoni dell’album però, presenta un unico problema la registrazione tra i vari strumenti e la voce tende ad essere molto confusionaria rendendo  bellissimi pezzi in  parti po’ fastidiose da ascoltare. Alla fine dei conti le qualità dell’album ci sono come della band nonostante quest’ultimi accorgimenti da migliorare nel futuro.

 

Nicola Bonaldo

71/100