7 OTTOBRE 2018

Poco si sa dei Fantasima, se non che sono un trio romano attivo dal 2012. Lasciano alla musica il compito di raccontare. Il loro lavoro di debutto fu l’omonimo “La Fantasima”, del 2015: cinque tracce dedicate ad altrettanti luoghi naturalistici del centro Italia come il Pozzo del Merro in Lazio (traccia 2) o il fiume Verrino in Molise (traccia 4). Al livello musicale il debutto si presenta come un drone/ambient minimale, con passaggi che vanno dal post rock al metal. Il loro intento è descrivere tramite la musica le bellezze della natura italica. È facile infatti, ascoltando, sentirsi catapultati in mezzo ad una foresta, di sentire le note attraverso le fronde degli alberi o i passi di un animale selvatico. Questo è l’elemento folk del gruppo: non pifferi o cornamuse, ma atmosfere naturalistiche.  Il loro lavoro successivo si intitola Notte ed è uscito per la anch’essa romana Hellbones Recors il 20 giugno di quest’anno. In Notte ci troviamo davanti una produzione chiara e cristallina (come era anche il precedente lavoro), a composizioni meno drone e più strumentali/ambient dove le canzoni hanno una propria struttura, al contrario del precedente lavoro dove si aveva più volte la sensazione che le canzoni fossero fatte di pochi accordi ripetuti ad oltranza. “Notte” riprende l’ode alla natura italica, questa volta vista attraverso il velo dato dall’atmosfera notturna. Il disco è paragonabile ad una passeggiata notturna nei boschi, simulata anche dal rumore di passi ricorrente.  Proprio con il rumore di passi si apre la prima canzone, la placida e tranquilla “Notte”: la luna sorge oltre le fronde di un bosco. Come con il precedente disco abbiamo un drone ambient piuttosto minimale che nell’insieme creano una canzone dolce che culla l’ascoltatore. Proseguiamo con “Placida Musa”, dove la luna è alta in cielo, la musica dopo un crescendo di rullate sui piatti (come a descrivere l’arco lunare e l’avanzare della notte), procede tranquillo seguendo la ritmica su per giù della canzone precedente, per poi tornare in un nuovo crescendo sul finale. In “Dea Mia” il basso sostituisce la batteria nello scandire il ritmo della canzone, mentre gli arpeggi di chitarra regalano una melodia ipnotica e sognante. “Amante Silente” è più rimarcata della precedente, procede costante nel suo ritmo cadenzato fino a metà canzone, dove il ritmo aumenta, si fa più “metal”. La notte sta finendo … e la canzone va in fade out. “Sino al Mattino” inizia in fade in. La notte sta scemando, pian piano si nota un’aura che va schiarendo il cielo. Gli arpeggi di chitarra danno un senso di “nuovo inizio”, anche ciclicità. Dal 4° minuto le chitarre si fanno graffianti per la prima volta, la batteria incalza e subentrano effetti elettronici. Può simboleggiare l‘avanzata del mattino e la notte che gli fa resistenza. La musica poi rallenta e i passi avanzano più veloci fino a fermarsi all’improvviso. È finita? No, perché dopo qualche secondo di vuoto ecco che arriva il vero finale della canzone. Le due chitarre arpeggiano una melodia che sa di rassegnazione, malinconia ma sotto sotto anche di speranza. La melodia rallenta fino a spegnersi. Il sole è sorto, la notte è finita. E con esso il disco. “Notte” è un disco sublime da ascoltare con le cuffie ed estraniarsi dal resto del mondo. Un prodotto ottimo, ben realizzato e che si connette direttamente all’anima dell’ascoltatore.

Imperdibile. 

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli

85/100