5 DICEMBRE 2017

Gli Haegen sono un gruppo marchigiano di Osimo, in provincia di Ancona, nati nel 2012, che fanno un Folk Metal dalle sonorità strane che mescolano atmosfere di festa di paese, in stile Alestorm, Arkona e Korpiklaani, fino a toccare anche influenze epiche in stile Ensiferum, aggiungendo l’aggressività tipica dell’heavy metal. Hanno all’attivo un demo intitolato “Haegen”, prodotto nel 2014, un EP col nome di “Tales From Nowhere”, realizzato nel 2015 ed un full-length, che porta il nome di “Immortal Lands”, prodotto nel 2017. Tutto autoproduzione, anche se per alcune registrazioni si sono appellati al buono Mauro Ulag, noto per i progetti Osseltion, Scala Mercalli, Infernal Angels, Kaos Engine, In Lacrimaes et Dolor, ecc.
Andremo a parlare proprio di questo full-length, che sin dalle prime note presenta un Folk Metal abbastanza personale, dinamico e molto grezzo nelle tematiche, un po’ “contadinesco” e “sbronzo”, che fa capire che gli Haegen, sono una di quelle band che non va troppo per il sottile, proponendo uno stile che odora di festa e di birra. La composizione è decente sia per il songwriting che per i testi, che sono perfettamente in tema con l’atmosfera allegra ed isterica, che possiamo incontrare in questo album. Il mix piacevole tra una fisarmonica folle dagli spunti mediterranei, tastiere molto melodiche e chitarre rocciose e graffianti, tutto riempito dal suono grosso e definito del basso e della batteria, rappresenta il cavallo di battaglia della band, che si completa con il cantato rauco e praticamente onnipresente del vocalist, dal timbro perfettamente calzante con un’aura così allegra, che ricorda da lontano il vocalist dei Alestorm, e che ci propone in più occasioni un cantato in italiano ed in dialetto locale. Si distinguono tracce come “Legends” o “Gioie Portuali”, molto marittimi ed epici, dove la band crea buone linee vocali e fa un adeguato uso della rima. Diventano più inquietanti le atmosfere per “Incubo”, dove il ritmo cadenzato e stridente muta in qualcosa di più tetro e reo, mentre la voce fa la parte del leone, accennando a richiami più claustrofobici, quasi grotteschi. Una sorpresa molto gradita e la traccia “Terre Immortali”, che muta ancora le proprie atmosfere, immergendoci in una fiaba di guerra pregna di un clima assolutamente cangiante, tra maestoso e trionfante, tra coraggioso e galoppante, tra onirico e solenne, in perfetto stile Ensiferum.
Rispetto al precedente EP non si notano particolari evoluzioni musicali, ma è la produzione a fare un pò di differenza: il mix è molto vivo e pieno, anche se poteva essere più curato a favore della voce e con un livello in meno per la fisarmonica e flauto.
Il gruppo va decisamente migliorando e ci propone un album godibile e mutevole. “Immortal Lands” è un disco molto diretto e con alcune piacevoli sfaccettature. Se da un lato abbiamo un’esecuzione precisa ad opera di fisarmonica e chitarra, talvolta perfettamente in sincronia, dall’altro abbiamo un cantato cafone (in senso buono), tendente al simpatico nelle proprie lyrics, forse a tratti un po’ invasivo, che completa la formula. I brani non propongono nulla che già non sia stato sentito, tuttavia i nostri spaziano proponendo diverse situazioni, andando ora nell’epico con buoni risultati (“Terre Immortali”), ora nell’inquietante (“Incubo”), ora nel power (“Gioie Portuali”).   Questo album un primo passo effettivo importante che mette in mostra voglia di fare e di tirare fuori una certa personalità, forse un pò prematura al momento, ma promettente per il futuro.

 

Dmitriy Palamariuc
75/100