25 SETTEMBRE 2017

Attivi da quasi due anni, i nostrani Hybrid Practice debuttano con la prima prova discografica in formato EP, chiamato "EP-isode 1". Il duo (che vede la collaborazione tra Alessandro Arzilli, che si occupa di tutti gli strumenti e Demetrio Lo Buono, additato alle vocals) esordisce con un piccolo ma corposo lotto di brani tendenti al metal estremo decisamente moderno che attinge principalmente dal death metal svedese usandolo come base per costruire qualcosa di più personale e sperimentale che si andrà a vedere meglio in fase di recensione.

I brani sono tutti ben confezionati e suonati, seppure soffrano leggermente di qualche problemino di produzione, che comunque non rovina particolarmente il piacere dell’ascolto. L’openertrack “Pain" e anche la seguente “Reflections" mettono in mostra una tecnica più che buona (grazie anche ad ottimi assolo) ma che in parte ingannano con il loro incedere violento, quadrato e brutale dalle tinte moderne, in quanto le rimanenti tracce cambiano parecchio le carte in tavola. Se nella doppietta iniziale c’era un senso di immediatezza ed assalto all’arma bianca già in “Eva" i ritmi rallentano, diventando più sulfurei e cadenzati, sorretti da un riffing chitarristico più complesso e vario come pure nelle ritmiche. Il mood più tecnico ben si integra alla furia senza compromessi nel brano “The Dead AmongUs", concentrato di sonorità d’assalto mescolate ad intrecci ritmici basso/batteria decisamente efficaci. La seguente “You" riporta le sonorità su ritmi più lenti dalle forti tinte dark/oscure, segno quindi che alla band piace sempre rimescolare le carte in tavola non andando avanti con il pilota automatico. 

E’ forse con la finale “The Blind and the Mirror" che si arriva alla quadratura del cerchio riassumendo in parte il meglio della musicalità dei due musicisti. A sorpresa (tanto per fare un esempio esemplificativo) compare una voce femminile, ad opera della bravissima Alice Chirico (all’opera anche nelle bands Quiet Rebels e The Weird Case), che incanta nei primi momenti grazie ad una base musicale parecchio soft che poi esplode come una granata combinando le care growlvocals maschili a quelle eteree di Alice sparando una cascata di riffs veloci e devastanti. Eppure il risultato non stride, anzi è perfettamente credibile e riuscito combinando al meglio potenza e melodia. 

Nonostante un sound ancora grezzo e non ancora definito al meglio (ed un inglese da migliorare) il disco è genuino e di qualità, non banale e con la giusta dose di coraggio e personalità. La dimostrazione che si può raggiungere un risultato senza per forza scopiazzare troppo dai big. Da seguire!

 

Enzo 'Falc' Prenotto

 70/100