17 FEBBRAIO 2018

No Chrome è una band composta da tre persone, Luca Peirone alla voce e chitarra sia ritmica che solista, Gianluca Fruttero alias Hollywood Mostriciattoli al basso e Alessandro Dalmasso alias Dalma alla batteria. I tre, della provincia di Cuneo, in principio si cimentano in un progetto cover rock dal nome Rabbit Kill Again. Solo nel 2009 decidono di formare una band con lo scopo di offrire al pubblico delle canzoni proprie, in stile rock ‘n’ roll / hard rock. Ispirandosi a band classiche quali Black Sabbath, Motorhead, Black Label Society e altre ancora. I primi brani che vengono registrati, sette per la precisione, vedono la luce nell’ep dal titolo “Among the dust”, iniziando così a farsi conoscere maggiormente attraverso i social, dando il via cosi ad una serie di date live nella loro provincia e zone limitrofe. Ma i tre non si fermano e continuano a scrivere nuove tracce proponendole dal vivo anche fuori provincia e in supporto ad altre band. Nel 2011 esce il primo album “Carburator”, il quale composto da nove canzoni. A fine dello stesso anno il batterista Paolo Busso lascia la band e viene sostituito da Dalmasso. Nel 2012 prosegue la loro performance live con varie date, continuando comunque a lavorare su nuovo materiale per un nuovo album, “Feel the rust”, rilasciato ufficialmente dalla Hellbones records nel gennaio 2018. Andiamo quindi a scoprire quali emozioni sapranno donarci le dieci tracce presenti nel full. L’album non ha una lunga durata, circa 35 minuti; abbiamo quindi a che fare con tracce di una durata media sopra i tre minuti. Ma questo, se vogliamo, non dovrebbe avere molta rilevanza, anzi al contrario, spesso la lunga durata, soprattutto in questo genere, può portare ad annoiare o a peccare di ripetitività. La loro proposta di hard rock è alquanto squisita e gradevole. Facilmente assimilabili risultano i loro brani, definiti egregiamente da un bel cantato, da una ritmica piacevole e da assoli molto genuini. La batteria risulta essere davvero molto pulita, un suono molto invitante all’ascolto. Cosi come anche il basso fa la sua figura. E’ uno di quegli album da gustare comodamente sul divano con una birra in mano e magari pop corn da sgranocchiare. “Burning Nipples”, opener track, ci diverte col suo ritmo a mo di Rock’n’roll, caricandoci di gusto e spingendoci a canticchiare il ritornello insieme alla band. Nota di merito va a “Carburator” per il bellissimo inizio di basso e batteria, proseguendo con una ritmica molto coinvolgente ed un cantato più intenso. Una delle canzoni più belle dell’intero lotto. “Summer boobies” scaturisce allegria, crea una sensazione piacevole che risulta difficile non scuotere la testa. Risulta essere spensierata e, nella sua semplicità, viene fuori un bell’assolo tipicamente hard rock. Tra ritmi un po’ più veloci e un po’ meno, le canzoni scorrono comunque fluidamente. Altra bella ritmica la ritroviamo in “Motor Pinball”, dove voce e chitarra si amalgamano molto bene. Questo per citare soltanto alcune delle tracce più emozionanti. C’è da sottolineare il fatto che l’album non sembra avere grosse pretese; ci si diverte ad ascoltarlo come un buon disco hard rock deve poter fare. Ascoltarlo  aspettandosi chissà quale capolavoro si rivelerebbe un approccio sbagliato; il genere prevede che ci si diverta, che si canti e balli a ritmo delle canzoni in modo molto spensierato e leggeri. Ecco, appunto, la leggerezza è il fattore chiave, secondo me, di questo “Feel the rust”. I suoni risultano essere davvero freschi e puliti, le canzoni non sono affatto noiose e non peccano certamente di quel sapore di già sentito. Le tracce sono ben distinte fra di loro, non risultano essere simili o con poca inventiva. Sicuramente un genere come quello che ci propongono è uno di quelli che nel corso di tantissimi anni ci ha donato moltissime sfumature da ogni band che si rispetti. E’ stato detto tantissimo da moltissime band, ma nonostante ciò, i No chrome sono riusciti a riportarci un po’ indietro nel tempo, facendoci riflettere sul fatto che la buona musica non è necessariamente quella che si inventa, quella che si modifica e che si personalizza con mille idee e strumenti, la buona musica è anche il suono semplice di tre musicisti che cercano di mantenere interessante e vivo un genere che forse oggi viene un po’ sottovalutato. Adesso si ha quasi la necessità di scoprire suoni nuovi, accattivanti e originali, ma non bisogna mai soffermarsi solo su quello e, ogni tanto, sarebbe bene assaporare un po’ di sonorità legate a quelle band storiche che ci hanno e ci fanno ancora oggi scuotere la testa proprio per la genuinità che ci propongono. Tirando le somme il disco l’ho trovato buono nel modo in cui è suonato e cantato, che da leggerezza, che non stanca e non ti spinge a stoppare perché si ha la sensazione di ascoltare un qualcosa per la decima volta. 35 minuti di carica e sudore di un buon rock’n’ roll unito ad un buon hard rock. Non ci resta che augurare ai tre di proseguire il cammino con la stessa leggerezza e bravura che hanno dimostrato con “Feel the rust”.

 

Fabio Sansalone

70/100