3 APRILE 2019

 

DOMANDE A CURA DI MELISSA GHEZZO

 

Benvenuti su IVL! Chi siete e come nasce il progetto “Ashes of my Memory”?

 

Ciao e grazie per l’opportunità! Noi siamo un gruppo melodic death/progressive metal, fondato nel 2009 quando frequentavamo la scuola superiore. Dopo qualche cambio nel line-up siamo rimasti in quattro nel 2010. Nel 2012, dopo la pubblicazione del nostro demo, abbiamo deciso di fare una pausa che durava più o meno fino al 2016 (pur avendo suonato qualche show durante quella pausa). Tutti i membri hanno iniziato a studiare in città diverse, ma ciononostante abbiamo deciso di continuare lo stesso col gruppo e di finalmente pubblicare la nostra musica.

 

Voi siete originari dell' Alto Adige, quanto c'è del vostro meraviglioso paesaggio nella vostra musica?

 

Questa è una cosa che forse non è percepibile per noi – penso che una persona esterna può giudicare meglio l’influenza della nostra provenienza. Ma il paesaggio nostrano ha definitivamente una certa importanza metaforica per il concetto visuale dell’EP.

 

Ricollegandomi alla precedente domanda, ascoltando alcuni vostri brani, la mia mente inizia a viaggiare e mi tuffo nello splendido paesaggio che è possibile ammirare come sottofondo al video di “The Cycle”. Chi vi ascolta cosa dovrebbe percepire?

 

“The Cycle” parla della cerca di uno stato di estasi che rimane irraggiungibile, di una tempesta che distrugge l’esistenza di una tediosa vita moderna. “The Decline” rappresenta la ricaduta in quella vita fastidiosa di cui il primo brano voleva staccarsi. Ma questa è soltanto la mia interpretazione, non vogliamo essere un’autorità interpretativa; ogni ascoltatore è invitato a scoprire un senso individuale nella nostra musica.

 

Attivi dal 2009, cosa è cambiato in questi 10 anni ?

 

All’inizio, volevamo soprattutto divertirci; penso che quello sia anche il motivo più importante per un gruppo giovane! Nel frattempo, siamo diventati un po' più vecchi e abbiamo realizzato che la serietà della musica può essere la conseguenza di un approccio un po' più rilassato. Secondo me si sente anche nella musica: dovevamo capire che un riff figo non fa un brano buono. Per quello abbiamo iniziato a lavorare più precisamente e concettuale.

 

In che modo hanno segnato la vostra vita le precedenti esperienze musicali?

 

Personalmente, direi che non si è cambiato tantissimo per la ‘vita extramusicale’. Ma suonare in un gruppo per dieci anni e l’esperienza di comporre un sacco di brani fa capire un po' meglio il fenomeno culturale della musica e può aiutare a capire l’arte degli altri in modo diverso.

 

Ci potete raccontare qualcosa sul significato di “Raptures/Disillusions” ?

 

L’EP è concepito in modo binario: si può dire che la struttura è quella di una disputazione fra due situazioni esistenziali opposti, anche se la tematica di “The Cycle” è la premessa di quella di “The Decline”. Quella struttura è anche visibile nella copertina che simbolicamente confronta il paesaggio utopico e la città distopica. Mentre la parte destra simbolizza l’estasi non realizzabile, la parte sinistra rappresenta la vita anonima ed abbandonata priva di voglia.

 

Mi sembra si essere sull'orlo di un baratro e sentire il vento che sfiora la mia pelle... questo è quello che mi trasmette la melodia di “The Cycle”, cosa pensate di questa affermazione?

 

Mi sembra che io abbia in mente la stessa idea, soprattutto quella dell’orlo di un baratro: si tratta di una situazione felice, piena di beatitudine – ma non dobbiamo dimenticare che quello stato è fragilissimo. Come ogni ideale, questo stato di rapimento è soltanto un’illusione.

 

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato il vostro stile?

 

Gruppi come Omnium Gatherum, Insomnium o Alcest hanno influenzato il nostro atteggiamento melodico mentre il fascino della progressività deriva dalla musica di The Ocean, Opeth, Earthside, Mastodon, etc.

 

Mi piacerebbe sapere una vostra riflessione sul panorama metal italiano e che differenza c'è, secondo voi, tra l'Italia ed il resto d'Europa.

 

Non posso dire niente sulla scena italiana in generale, perché non ho mai visto un concerto in Italia fuori dell’Alto Adige. Ma qui nella Val Pusteria, la scena era quasi morta 2–3 anni fa … gli organizzatori hanno smesso di ingaggiare gruppi più grandi perché non valeva più la pena – la gente aveva smesso di frequentare concerti. E per questo soffriva soprattutto la musica locale. Ma anche la burocrazia impenetrabile o le reclamazioni di residenti sono problemi gravi per organizzatori giovani e motivati; concerti rock erano diventati rarissimi, mentre la musica elettronica attirava tantissimi spettatori. Per fortuna, negli anni scorsi sono nate diverse iniziative a promuovere la scena locale nei centri giovanili, ma anche nei bar e pub locali; e intanto viene nuovamente organizzato qualche concerto con gruppi più conosciuti.
La scena austriaca, per esempio, mi sembra di essere più vivace, ma anche più specializzata. Quasi tutti i tour grandi hanno almeno una data austriaca; gruppi giovani hanno la possibilità di prendere in affitto location economici per concerti DIY; a Vienna o Innsbruck hanno luogo parecchi concerti di tutti gli ordini di grandezza ogni giorno … ma penso che nelle città grandi come Roma o Firenze sia più o meno la stessa cosa. In ogni caso, c’è ancora tanto da imparare per la nostra scena locale, ma siamo sulla strada giusta.

 

Grazie per il vostro tempo e ci vediamo presto, magari ad un vostro concerto!